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Pubblicato da il 8 Mar 2016 in Come Fare, Ultime notizie | 0 commenti

Come fare un impianto elettrico per struttura sanitaria

Come fare un impianto elettrico per struttura sanitaria

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Creare un impianto elettrico per una struttura sanitaria necessita, per forza di cose, di accortezze particolari che un altro impianto, per esempio di un’abitazione, non avrebbe bisogno.

Perché esistono delle norme e degli accorgimenti particolari? Semplice, perché il funzionamento dell’impianto elettrico influenza direttamente il funzionamento degli apparecchi medici. Quindi un malfunzionamento può avere gravi conseguenze, in alcuni casi si può arrivare anche alla morte del paziente.

Inoltre le strutture sanitarie sono soggette ad una serie di rischi che di solito non sono presenti nei classici impianti residenziali, come ad esempio il rischio di incendio che è decisamente più elevato.

Differenze fra impianti civili e impianti per strutture sanitarie

Per esempio un impianto civile “classico” (fino a 6 KW di potenza) non ha bisogno di nessuna progettazione e viene classificato in base a 3 livelli in base a standard e comfort. In particolare il livello 1 prevede che tutte le prese elettriche sia no posizionate in maniera uniforme, gli impianti di livello 2 dispongono di un sistema di controllo dei carichi, mentre nel livello 3 rientrano tutti quegli impianti più complessi e dotati di sistemi demotici.

Al contrario nelle strutture sanitarie i locali sono suddivisi in 3 gruppi. Nel primo, gruppo 0, rientrano tutti quei locali in cui non ci sono apparecchi collegati con il paziente ma, che sono comunque adibiti ad uso medito.

Un classico esempio sono gli ambulatori di base usati dai medici di famiglia, in questo caso non esistono particolari accortezze da tenere in considerazione quando si crea l’impianto elettrico.  L’unica restrizione prevista dalla normativa, si ha quando questi locali si trovano all’interno di strutture che svolgono altre funzioni (ad esempio un condominio). In questo caso è necessaria la progettazione dell’impianto.

Classificazione delle strutture sanitarie

Nel gruppo 1 rientrano invece tutti quei locali dove ci sono apparecchi medicali che vengono applicati al paziente (internamente o esternamente non importa) ad eccezione degli strumenti cardio-circolatori. Per fare degli esempi, rientrano in questa categoria gli ambulatori odontoiatrici, i centri estetici e quei locali dove è previsto l’utilizzo di macchine ad uso estetico.

Quando ci troviamo di fronte a locali del gruppo 1 tutta la struttura necessita di una progettazione conforme alle norme CEI e UNI, questo anche se gli altri locali sono usati per altri scopi.

Infine troviamo tutti i locali che rientrano nel gruppo 2 e qui, parliamo di strutture mediche dove la corretta efficienza dell’impianto elettrico condiziona la vita di un paziente. Per esempio rientrano in questa categoria le sale operatorie e tutti quei locali dove la vita del paziente può essere a rischio.

Per questa tipologia di strutture, oltre alla progettazione prevista anche per i locali del gruppo 2, è necessaria la collaborazione del direttore sanitario e del progettista per stabilire la cosiddetta “zona paziente”. Si tratta di un’area in cui il paziente può entrare in contatto (volontariamente o involontariamente) con gli apparecchi medici.

Progettazione degli impianti elettrici per strutture sanitarie

Ovviamente quando abbiamo parlato di progettazione, non parliamo del progetto che elabora un elettricista quando deve creare un impianto per un’abitazione, in questo caso il progetto deve essere composto dagli schemi dell’impianto, da disegni planimetrici e da una relazione tecnica del progettista.

Che altro prevede la normativa

La normativa prevede poi anche altri 2 requisiti fondamentali, il primo riguarda i quadri elettrici e tutti i suoi componenti che, dopo essere stati progettati, devono essere posizionati in locali appositi. Per esempio devono esserci delle stanze dedicate ai quadri di distribuzione e, soprattutto, devono essere protette dal rischio di incendio.

Il secondo requisito riguarda invece il controllo periodico dell’impianto che deve avvenire ogni 2 anni da parte  dell’ARPA, dell’ASL o di organismi abilitati dal ministero. La cosa più importante da sapere riguarda però il fatto che questi controlli devono essere richiesti dal datore di lavoro.

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