Archivio mensile:Novembre 2016

incendio

Sistemi antincendio, norme e dispositivi

La normativa italiana prevede alcune norme per prevenire gli incendi, limitando al minimo le occasioni di rischio, la produzione e la propagazione di fuoco all’interno degli ambienti, favorendo la possibilità che le persone lascino indenni gli spazi occupati e che i soccorsi possano agire in sicurezza.

In particolare, nel DM 10 marzo 1998 sono presenti i criteri generali di sicurezza antincendio e di gestione dell’emergenza all’interno dei luoghi di lavoro.

Sistemi antincendio di protezione attiva e passiva

Comunemente quando si parla di impianto antincendio, si pensa solo agli impianti di estinzione manuale.

In realtà esistono due categorie di sistemi antincendio:

  • le protezioni antincendio attive
  • le protezioni antincendio passive

Le protezioni attive necessitano di un intervento che può essere fatto con o senza l’azione dell’uomo.

Le protezioni passive non hanno bisogno né di un intervento umano né dell’attivazione di un impianto.

In base al D.M. 20 dicembre 2012, i “sistemi di protezione attiva contro l’incendio” sono costituiti da:

  • impianti di rilevazione e allarme di incendio;
  • impianti di estinzione e controllo automatici o manuali
  • impianti di controllo del fumo e del calore

Il decreto disciplina l’insieme delle regole per la progettazione, la costruzione e la manutenzione dei sistemi di protezione attiva contro gli incendi, non solo dal punto di vista tecnico ma anche dell’insieme dei documenti da predisporre e presentare in caso di controlli. Progettazione e manutenzione di questi impianti devono essere realizzati da professionisti del settore.

Il decreto si applica ai nuovi impianti ma anche a quelli esistenti, nel caso in cui abbiano subito modifiche sostanziali, cioè trasformazioni per più del 50% della propria struttura.

I sistemi di protezione passiva sono quei sistemi che servono a isolare e contenere un incendio per un certo periodo di tempo in una determinata zona. Si tratta dei cosiddetti serramenti tagliafuoco, cioè delle porte, portoni e serrande ignifughe. Per i serramenti ad oggi non esiste una normativa di riferimento che serva a regolare termini e modalità dei controlli, per cui la tipologia e periodicità dei controlli dipende da caso a caso ed è indicata nel manuale di uso e manutenzione fornito dal produttore all’acquisto.

Analizziamo più da vicino quali sono i dispositivi antincendio di protezione attiva più diffusi.

Estintori

Gli estintori sono lo strumento di protezione attiva più diffuso e sono generalmente presenti in ospedali, supermercati, aziende, scuole. Essi devono essere utilizzati su un principio di incendio e sono caratterizzati da un agente estinguente che viene rivolto verso le fiamme, grazie ad una pressione interna. Gli agenti estinguenti possono essere costituiti da polveri, anidride  carbonica, acqua, schiuma, idrocarburi.

Gli estintori devonno essere omologati in base al Decreto 7 gennaio 2005 e l’omologazione ha una validità di 5 anni, trascorsi i quali deve essere rinnovata. Gli estintori devono essere opportunamente segnalati, e collocati in prossimità di scale e ascensori e in tutte le aree a rischio di incendio.

Gli idranti

Gli idranti sono dei dispositivi dotati di una valvola ad apertura manuale, collegati ad un impianto di alimentazione idrica. Gli idranti possono essere a muro, a colonna soprasuolo o sottosuolo. L’alimentazione idrica può provenire da riserve d’acqua appositamente create oppure direttamente dall’acquedotto. Anche gli idranti vanno disposti in luoghi ben visibili, accessibili e segnalati.

Dispositivi di rilevazione automatica e di allarme incendio

I rilevatori automatici di incendio sono dispositivi che rilevano e localizzano un principio di incendio, al fine di allertare le persone presenti e permettere loro di abbandonare incolumi l’area. Questi dispositivi sono collegati a sistemi di allarme e sono consigliabili da utilizzare in  aree non presidiate, in cui l’incendio può propagarsi rapidamente e in strutture che ospitano attività ricettive. Tra i rilevatori automatici di incendio, sono presenti anche i sistemi di allarme acustico, come ad esempio i rilevatori di fumo, che devono essere realizzati in modo che il loro suono sia facilmente riconoscibile e il livello sonoro sia maggiore ai rumori di fondo.

Lanterna d'emergenza Beghelli

Lanterna portatile d’emergenza Beghelli: una soluzione contro il black-out

Vi è mai successo di restare a casa senza corrente a causa di un guasto oppure dopo un temporale?

In caso di forti temporali, l’interruzione della luce è piuttosto frequente a causa dei fulmini. Si tratta di potentissime scariche elettriche che generano un campo magnetico. Se nella zona in cui cade il fulmine è presente una linea elettrica, il campo magnetico genera in essa una corrente aggiuntiva che è così intensa da danneggiare cavi e circuiti e provocare il black-out.

Cosa fare quindi in attesa che il guasto sia sistemato e il sistema ripristinato?

Illuminazione di emergenza: la lanterna portatile d’emergenza ricaricabile IlluminaLED Beghelli

Beghelli è il brand leader da sempre nell’illuminazione d’emergenza. In caso di black-out, Beghelli ha progettato una lampada portatile dotata di 8 LED, con un’eccezionale resa luminosa e una lunga autonomia.

Il problema della sostituzione delle pile esauste si risolve grazie alla presenza delle batterie ricaricabili, mentre i LED assicurano un’ottima efficienza luminosa e una lunga durata, utile in caso di black-out prolungati, e garantiscono bassi costi di manutenzione.

In caso di blackout, se la lampada è collegata alla corrente elettrica, si accenderà automaticamente, per spegnersi al ritorno della luce. Un LED verde sulla lampada indicherà il corretto collegamento alla rete elettrica. Un pulsante rosso, sulla parte superiore, consentirà invece l’accensione della lampada e la selezione di due livelli di potenza della luce. Nella parte dorsale della lanterna, c’è invece il cavo di alimentazione per la ricarica. 

Cosa fare in caso di black-out

La prima cosa da fare in casa, in caso di black-out, è capire l’entità dell’emergenza e mantenere la calma.

Bisogna poi procedere ad una serie di azioni, per evitare ulteriori danni:

  • Bisogna staccare le prese di tutti gli apparecchi elettrici (computer, televisione, etc.) che potrebbero danneggiarsi in caso di una forte scarica al momento della riattivazione del sistema.
  • Fare attenzione ai bambini ed evitare di accendere candele o fuochi vicino ad oggetti infiammabili.
  • Verificare che non c’è nessuno in ascensore, in caso contrario, dopo aver tranquillizzato le persone bloccate, chiamare i Vigili del Fuoco al 115.
  • Se in casa ci sono malati cronici collegati ad apparecchiature elettriche, contattare i Vigili del fuoco, spiegando la situazione e fornendo indicazioni sull’ospedale di riferimento.
  • Se il blackout dura a lungo, cuocere i cibi conservati in frigorifero, che sono più facilmente deperibili.
  • Al ritorno della corrente, non accendere subito gli apparecchi elettrici e attendere un po’ prima di utilizzare l’ascensore.
dispositivi domotici

Domotica per anziani, sistemi e dispositivi

La nostra società è caratterizzata da un costante aumento del numero degli anziani e richiede quindi un’attenzione specifica alle problematiche della terza età. Per questo motivo, la tecnologia si pone al servizio delle esigenze degli anziani attraverso la domotica assistenziale.

La domotica è la disciplina che si occupa delle tecnologie utili a migliorare la qualità degli spazi abitativi: la domotica assistenziale ha l’obiettivo di creare spazi confortevoli e sicuri in cui le persone anziane possano avere una vita autonoma e confortevole.

In ambito assistenziale la domotica di distingue in due aree: la domotica per la sicurezza è al servizio dell’anziano con disabilità cognitive o che non ha dimestichezza con le tecnologie e che quindi non ha il controllo dei dispositivi della casa, i quali possono quindi essere azionati a distanza, la domotica per l’autonomia è pensata per le persone che, avendo difficoltà soprattutto motorie, possono avere un controllo dell’ambiente in cui vivono.

Quali sono i vantaggi della domotica assistenziale?

La domotica assistenziale migliora la qualità della vita dell’anziano che, superando le difficoltà che quotidianamente si trova a fronteggiare, riesce a vivere il proprio spazio domestico con maggiore autonomia.

La domotica offre inoltre un supporto sociale e sanitario all’interno delle mura domestiche, evitando, o almeno limitando, il ricorso a strutture ospedaliere o case di cura, dato che l’anziano, grazie alle tecnologie, può gestire la propria disabilità in modo autonomo, nella propria casa.

Quali sono i dispositivi domotici?

Nella nostra casa, possono essere istallati numerosi dispositivi domotici. Si tratta dell’insieme di dispositivi che rendono l’ambiente domestico intelligente, semplificando la gestione di molti aspetti della vita domestica, dall’illuminazione al riscaldamento, dalla sicurezza alla mobilità.

Una persona con difficoltà di movimento potrà ad esempio azionare le tapparelle di casa o accendere il riscaldamento o l’impianto di condizionamento semplicemente attraverso l’utilizzo di un telecomando. All’interno dell’appartamento possono invece essere disposti dei sensori che monitorano l’andamento dell’anziano e ne rilevano eventuali cadute e altri che ne misurano i parametri fisiologici e consentono un monitoraggio a distanza delle condizioni fisiche.

Un anziano con ridotte capacità uditive potrà invece istallare un dispositivo da affiancare al proprio televisore per amplificarne il suono, oppure acquistare un telefono che potenzia la forza dei suoni in arrivo.

Anche la doccia, la vasca da bagno, i fornelli, lo schienale del letto possono essere dotati di dispositivi di automazione che ne facilitano l’utilizzo.

 È evidente come la domotica assistenziale possa rendere la vita degli anziani della nostra società più confortevole e non si esclude che, grazie al costante progresso tecnologico, la qualità della vita della terza età possa migliorare ancora nel prossimo futuro.

riscaldamento

Come riscaldare la casa senza termosifoni

La stagione fredda è in arrivo e con essa, la necessità di riscaldarsi.

I termosifoni alimentati da caldaie a gas costituiscono sicuramente la soluzione più diffusa per proteggersi dal freddo.

Esistono però casi di abitazioni prive di caldaie e caloriferi o casi in cui, guasti al sistema o semplicemente la voglia di proteggere l’ambiente con soluzioni più ecologiche inducono a cercare soluzioni alternative ai termosifoni. E allora, come fare?

Riscaldamento senza termosifoni: qualche accorgimento domestico

Il primo passo da fare, se si è sprovvistiti di termosifoni, è isolare bene la casa termicamente, aprendo le finestre di giorno, e nelle ore più calde, e tenendole chiuse di sera, sigillando le aperture con strisce adesive o para spifferi in tessuto.

È opportuno inoltre utilizzare le tende, per limitare il passaggio dell’aria fredda, attraverso balconi e finestre.

Le stanze, che non si usano, dovrebbero restare chiuse per evitare la disperisione del calore.

Cucinare, soprattutto cibi al forno, asciuga l’umidità dell’aria e rende l’ambiente più caldo.

Riscaldare senza caloriferi: le alternative

L’alternativa più comune ai termosifoni è rappresentata dalle stufe elettriche, che hanno il vantaggio di poter essere trasportate da una stanza all’altra ma non sono l’ideale in termini di efficienza energetica, dato che il loro consumo di energia è molto elevato.

Una scelta non particolarmente consigliata è rappresentata dalle stufe a combustibile, come GPL o petrolio. In questo caso si evita il passaggio per la corrente elettrica ma bisogna prestare la massima attenzione perché si tratta di dispositivi che possono rivelarsi molto pericolosi: se l’areazione non avviene in modo corretto, infatti, questo tipo di  stufa può sprigionare monossido di carbonio, un gas inodore e incolore ma letale.

Una soluzione interessante sono le stufe a infrarossi, in cui il calore riscalda direttamente e velocemente la superficie che tocca, ma l’aria circostante resta fredda. Il loro funzionamento ricorda vagamente quello dei raggi solari e il risparmio energetico è garantito.

Un’idea pratica, dai costi ridotti, sono i quadri a parete riscaldanti, che in pochissimi minuti riscaldano anche ambienti molto estesi.

Il riscaldamento a pavimento è una buona soluzione soprattutto per chi soffre di allergie, poiché non solleva polveri e sostanze allergizzanti. In questo caso, è l’intero pavimento a emanare calore, con temperature che possono raggiungere fino a 30°, anche se, se non si vuole inquinare troppo l’ambiente, la temperatura dovrebbe essere tenuta intorno ai 20°.

La soluzione sicuramente più ecologica, anche se più costosa è la stufa a pellet, un materiale di scarto della produzione del legno. Si tratta di un combustibile naturale e rinnovabile, che offre prestazioni molto elevate ed inquina pochissimo, dato che non si brucia la legna ma piccoli cilindri di segatura. L’unica accortezza da avere è prestare la giusta attenzione alla circolazione di aria e allo scarico dei fumi.