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Relè a tempo, cosa sono e come funzionano

Prima di spiegare cos’è un relè a tempo, è bene ricordare che, in generale, un relè non è altro che un dispositivo elettrico, che viene comandato dalle variazioni di corrente al fine di andare a influenzare le condizioni di un altro circuito. In poche parole, stiamo parlando di un deviatore che non si aziona a mano, ma grazie alla forza di un elettromagnete.

Detto questo, è altresì utile andare a capire come funziona un relè e quali sono le diverse tipologie presenti sul mercato, prima di andare ad approfondire il discorso dei relè a tempo.

Relè: tutto quello che c’è da sapere

temporizzatoreIl termine relè deriva dal francese relais, che sta a indicare le varie stazioni di posta nelle quali i messi postali potevano cambiare i cavalli stanchi per effettuare più velocemente le consegne della posta.

Successivamente, il termine venne dapprima usato in ambito della telegrafia, per andare a indicare i dispositivi che permettevano il trasferimento di un messaggio in codice Morse da una stazione all’altra. Questi relè, quindi, permettevano a una sorta di messo virtuale di recapitare i messaggi anche dall’altra parte del mondo.

Subito dopo, poi, è stato utilizzato nel campo dell’elettronica.

In commercio si trova una grande varietà di relè, che possono essere suddivisi in categorie in base a suddetti parametri:

  • Eccitazione comune: c’è un contatto che è collegato direttamente ad un capo della bobina la cui alimentazione, solitamente, è pari alla tensione di rete (230 volt).
  • Eccitazione separata: in questo caso, invece, alimentazione bobina e i contatti di potenza sono isolati; in questi casi avviene spesso che l’alimentazione della bobina sia a bassa tensione (12, 24 o 48 volt).
  • Dati elettrici dell’ingresso di comando: tensione, frequenza e corrente assorbita;
  • Capacità di commutazione dei contatti: corrente nominale massima, potere di interruzione. Dobbiamo a questo punto sottolineare che i relè che possono andare a commutare potenze elevate sono detti teleruttori;
  • Livello di isolamento tra i due circuiti.

Se volete ulteriori informazioni sui relé potete leggere questo articolo.

I vari tipi di relè

In base a quanto appena detto, possiamo dividere i relè in varie tipologie. Abbiamo, quindi, i relè:

  • monostabili: c’è solo una posizione dei contatti che è stabile, mentre l’altra si ha solo se è presente il segnale di eccitazione in ingresso. Per fare un esempio, possiamo sottolineare che sono relè monostabili quelli che controllano i potenti motori di grosse macchine operatrici. Alcuni di essi possono essere relè temporizzati, ossia dotati di un tempo prefissato per modificare quello che è lo stato di commutazione.
  • bistabilisi hanno due posizioni stabili, che si possono raggiungere con l’applicazione di un segnale su uno dei due ingressi che corrisponde alla posizione. Questi relè si caratterizzano per l’assenza di consumo energetico per mantenere la posizione e per la persistenza dello stato anche dopo lo spegnimento dell’apparecchio.
  • differenziali,
  • amperometrici, 
  • a disco,
  • speciali,
  • passo passo.

Relè temporizzati

Si tratta, in poche parole, di relè che hanno la capacità di eccitarsi con un ritardo rispetto all’istante nel quale vengono alimentati e che sono altresì in grado di diseccitarsi con ritardo rispetto al momento dell’interruzione dell’alimentazione. Si tratta, per lo più, di oggetti che in principio erano molto complessi e che, in quanto tali,  facevano ricorso, ad esempio, a quelle che sono delle membrane con fori calibrati e regolabili il cui compito era quello di lasciare passare dell’aria con tempi regolabili. Ormai sono stati sostituiti da semplici circuiti elettronici.

Cosa accade oggi? Brevi ritardi alla diseccitazione (dell’ordine di pochi secondi) si ottengono semplicemente andando a collegare in parallelo alla bobina un condensatore che si carica nella fase di alimentazione e che continua ad eccitare il relè anche dopo la fine dell’alimentazione.

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