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Prossime novità normative 2019

1.Premessa

L’anno 2019 si preannuncia denso di novità normative: vi segnaliamo quelle principali che sono ormai in fase avanzata di preparazione e che entro il primo semestre o al massimo entro lڈanno dovrebbero entrare in vigore.
Inoltre vi informiamo sulle proposte di modifica al DM 37/08 (punto 4) e su un aspetto di interesse per gli installatori: “L’installatore è obbligato a rilasciare la Dichiarazione di Conformità anche se il committente non paga?” (punto 6).
Sarà ns. cura tenervi informati non appena queste preannunciate novità entreranno in vigore in forma definitiva.

2.Norma CEI 64-8

Nel corso del 2019 uscirà una nuova edizione della norma CEI 64-8, la ottava, (la settima è del 2012) che conterrà:

  • La nuova parte 8.1, uscita in agosto 2019, che riguarda l'”Efficienza energetica degli impianti elettrici”;
  • Le 4 varianti già uscite: V1 del 07/2013, V2 del 08/2015, V3 del 03/2017, V4 del 05/2017, oltre alla EC (errata corrige) del 07/2012.
  • La variante V5, che è di imminente pubblicazione e che conterrà le seguenti novità: Sezione 443 -“Protezione contro le sovratensioni di origine atmosferica o dovute a manovra”, nuova versione che sostituirà la Sezione 443 della norma CEI 64-8:2012 Sezione 534 -“Dispositivi per la protezione contro le sovratensioni transitorie”, nuova versione che sostituirà la Sezione 534 della norma CEI 64-8:2012 Sezione 722 -“Alimentazione dei veicoli elettrici”, nuova versione che sostituirà l’attuale Sezione 722 della norma CEI 64-8 V1:2013.
  • La nuova parte 6, relativa alle Verifiche degli impianti elettrici che è in fase di traduzione da un documento CENELEC.
  • Una variante relativa ai pericoli d’incendio, predisposta dai Vigili del Fuoco, che è in fase di discussione e dovrà andare prima in inchiesta pubblica.

3.Norma CEI 0-16 e norma CEI 0-21

Entrambe le norme, che riguardano la connessione alle reti dei distributori, sono in inchiesta pubblica sul sito del CEI e si possono consultare, salvare e stampare al seguente link: https://www.ceinorme.it/it/normazioneit/inchieste-pubbliche/progetti-in-inchiesta-pubblica.html.

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Il Comitato Tecnico 64, di cui fanno parte l’ing. Moretti e il p. Nanni, rispettivamente presidente di UNAE Nazionale e Segretario di UNAE Emilia Romagna ha recentemente approvato, la proposta presentata dall’ing. Moretti di non pubblicare varianti alla norma per almeno tre anni dall’uscita di una nuova edizione. La proposta è ora all’esame della Direzione Tecnica del CEI.

Le principali novità per entrambi i progetti riguardano l’allineamento ai Regolamenti UE 2016/631, UE 2016/1388 e UE 2016/1447 e il recepimento del Regolamento UE 2016/631 (Requirements for Generators – RfG), che ha introdotto la suddivisione dei generatori in quattro classi, in base alla taglia di potenza e alla tensione del punto di connessione:

  • Tipo A: potenza pari o superiore a 800 W e inferiore o pari a 11,08 kW;
  • Tipo B: potenza superiore a 11,08 kW e inferiore o pari a 6 MW ;
  • Tipo C: potenza superiore a 6 MW e inferiore a 10 MW;
  • Tipo D: potenza superiore o pari a 10 MW o tensione del punto di connessione superiore o pari a 110 kV.

Norma CEI 0-21 (Progetto c.1227): “Regola tecnica di riferimento per la connessione di Utenti attivi e passivi alle reti BT delle imprese distributrici di energia elettrica”. Fra le novità che verranno introdotte nella CEI 0-21 c’è l’avvento del Plug & Play che all’art. 3.30 viene così definito, “l’impianto di produzione “Plug & Play” (o P&P) è un particolare impianto di taglia ridotta destinato alla produzione di elettricità avente potenza nominale inferiore a 350 W, che risulta completo e pronto alla connessione diretta tramite spina ad una presa dell’impianto elettrico dell’utente.

Nel caso di impianto “Plug & Play” di tipo fotovoltaico, il modulo fotovoltaico, l’inverter, l’eventuale sistema di accumulo, la Protezione di interfaccia e il dispositivo di interfaccia, il cavo di collegamento e la spina costituiscono un’unità che può essere utilizzata come prodotto mobile innestabile in una presa elettrica”. Lo schema di connessione è indicato nella fig. 11.f del progetto C. 1227 (riprodotta qui a lato) dal quale risulta evidente che il P&P deve essere collegato a una presa a spina alimentata da un circuito dedicato. Infatti la norma CEI 64-8 art. 551.7.2 – 2° alinea/punto b) vieta di inserire un gruppo generatore in circuito a valle dell’interruttore in presenza di altri apparecchi utilizzatori. In pratica quindi sarà necessario che un installatore predisponga un circuito dedicato rilasciando la relativa dichiarazione di conformità. L’utente produttore, dovrà rispettare le prescrizioni per l’utilizzo del plug & play previste dalla norma CEI 0-21. Inoltre:

  • Per ogni POD sarà possibile installare un solo P&P e solo se NON c’è già un altro impianto di produzione.
  • Sarà necessario trasmettere al Distributore il “Modulo semplificato di notifica di impianto P&P” anche al fine di riprogrammare il contatore come bidirezionale.
  • L’eventuale immissione sulla rete elettrica del Distributore non sarà remunerata.
  • Sarà necessaria la sottoscrizione di un regolamento di esercizio semplificato che definisce il rapporto con il Distributore.

Riguardo i gruppi di generazione, sono state modificate le prove sui sistemi di accumulo, Allegato “B bis”, ed inserito il nuovo allegato “B ter” relativo alla Conformità dei gruppi di generazione sincroni e asincroni. Infine relativamente al regolamento di esercizio ьstato introdotto l’Allegato G bis “Regolamento di esercizio in parallelo con rete BT “Distributore” di impianti di produzione < 0.8 kW “Nella nuova edizione della norma CEI 0-21 sarà anche inserita la Variante CEI 0-21;V1 (2017).

Norma CEI 0-16 (Progetto 1226): “Regola tecnica di riferimento per la connessione di Utenti attivi e passivi alle reti AT ed MT delle imprese distributrici di energia elettrica”. Oltre ad avere inglobato le precedenti Varianti CEI 0-16;V1 (2014), CEI 0-16;V2 (2016) e CEI 0-16;V3 (2017), sono stati introdotti aggiustamenti editoriali e piccole modifiche sulle regole di funzionamento continuativo dei generatori statici e rotanti (par. 8.8.5). Sono stati inoltre modificati ed aggiornati:

-l’Allegato N bis relativo alle prove in campo e/o in laboratorio sui sistemi di accumulo;

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La potenza del Plug & Play è determinata dalla potenza dell’inverter

  • L’allegato U “Regolamento di esercizio per il funzionamento delle utenze attive…”relativamente:
  • All’allegato 2: prescrizioni sullڈimpostazione delle tarature del sistema di protezione di interfaccia (SPI) diversificate per impianti attivi di potenza nominale < 30kW e > 30 kW.
  • All’allegato 10 “Scheda di manutenzione” (per utenti attivi e passivi) circa la dichiarazione di verifica delle regolazioni del sistema di Protezione Generale (SPG) e d’interfaccia (SPI)

Infine è stato aggiunto l’allegato X “Requisiti addizionali per i gruppi di generazione di impianti con potenza massima oltre i 6 MW”. La nuova norma CEI 0-16 sarà molto corposa con oltre 450 pagine.

4.Sono inoltre in fase di avanzata elaborazione le seguenti GUIDE CEI:

5.Guida CEI 306-2: – (Guida al cablaggio per le comunicazioni elettroniche negli edifici residenziale). È attualmente in inchiesta pubblica col numero C. 1228 (scadenza marzo 2019) sul sito del CEI e si può consultare salvare e stampare al seguente link https://www.ceinorme.it/doc/pubenq/C1228.pdf,. Eventuali vostre osservazioni ci possono essere inviate; sarà poi nostra cura inoltrarle al CEI. Quando sarà emanata la nuova Guida CEI 306-2, sarà ritirata la CEI 306-22 che aveva creato qualche imbarazzo. Nella guida, è presente il simbolo che indica l’edificio predisposto alla banda ultralarga” (si veda anche il sito web predisposto dal MISE)

In questa nuova edizione sarà indicato in modo più chiaro, quali spazi debbano essere predisposti per il collegamento alle rete in fibra degli edifici. Ci sono vari esempi pratici di schemi e di piantine che illustrano le predisposizioni degli spazi installativi sia negli spazi comuni che nelle singole unità abitative. Sarà nostra cura predisporre una apposita circolare informativa quando la guida sarà disponibile.

  • Guida CEI 0-10 – Manutenzione Impianti BT. Si sta concludendo una revisione interna al CT 64 in quanto è stata totalmente riscritta e resa più pratica: saranno indicate anche delle periodicità e sono previsti molti esempi di schede di manutenzione. Con ogni probabilità non sarà più una guida ma una norma.
  • Guida CEI 0-12 – Guida alla realizzazione degli impianti di terra BT. È terminata l’inchiesta pubblica e dovrebbe uscire a breve la nuova edizione arricchita da esempi pratici e corredata di figure e fotografie relativa alla realizzazione degli impianti di terra.
  • Guida CEI 0-14 -Guida all’applicazione del DPR 462 (verifiche di legge). Questa guida detta le regole su come eseguire le verifiche di legge (biennali e quinquennali). Vengono anche meglio definite le responsabilità del verificatore dell’organismo e dell’installatore di fiducia del Committente che deve assistere il verificatore. È previsto che venga pubblicata entro l’anno.
  • Guida CEI 64-14 – Guida all’esecuzione delle verifiche. È la guida tecnica che da indicazioni sull’esecuzione delle verifiche sugli impianti elettrici. I lavori di revisione dovrebbero concludersi entro l’autunno.
  • Guida CEI 64-53 – Edilizia ad uso residenziale e terziario. La guida sarà totalmente rinnovata e conterrà molti esempi di realizzazioni di impianti elettrici corredati da schemi elettrici particolareggiati.
  • Guida CEI 64-56 – (Guida per i locali ad uso medicoڬdovrebbe andare all’inchiesta pubblica entro l’estate). La guida conterrà esempi reali di impianti in locali medici di gruppo 1 e 2.
  • Guida CEI 0-2 – (Guida per la definizione della documentazione di progetto degli impianti elettrici). Il lavoro è al 30%, la maggiore difficoltà è nel ritardo del documento relativo alla progettazione della nuova legge sui contratti la 50/2016.

6.DM 37/08
Un gruppo di lavoro all’interno di Prosiel ha unitariamente elaborato una proposta di modifica al DM 37/08 inviata al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) il 15 ottobre 2018 che riguarda numerosi aspetti fra cui:

  • L’obbligo di aggiornamento tecnico-normativo relativo agli impianti elettrici anche per le Imprese abilitate.
  • Eliminato il limite dei 20 kW nominale degli impianti di autoproduzione soggetti al DM 37/08.
  • Obbligo di includere gli impianti telefonici e di telecomunicazione interni, collegati alla rete pubblica, tra gli impianti soggetti al DM 37/08.
  • Obbligo per gli impianti costruiti prima del 12/03/1990 di avere la protezione contro i contatti indiretti dotata di interruttore differenziale coordinato con l’impianto di terra.
  • Estesa anche agli impianti realizzati prima della legge 46/90 la possibilità di redigere la DiRi.
  • Inserito l’allegato III quale modello per la Dichiarazione di Rispondenza (DiRi).
  • Obbligo di allegare alla Dichiarazione di conformità sia la relazione con i risultati delle verifiche e prove eseguite prima della messa in servizio dell’impianto sia il libretto di uso e manutenzione dell’impianto.
  • Ripristino dell’art. 13 relativo all’obbligo del Committente di conservare la documentazione e di consegnarla in caso di trasferimento dell’immobile.

Vedremo se l’attuale governo condividerà queste proposte e se le trasformerà in una modifica alla legislazione attuale.

7.L’installatore è obbligato a rilasciare la Dichiarazione di Conformità anche se il committente non paga?
Il DM 37/08 all’art 8 così afferma: Al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell’impianto, l’impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati. Finora l’interpretazione corrente era che la dichiarazione di conformità, stante l’art. 8 del DM 37/08 andava comunque consegnata entro i termini stabiliti. Qualcosa sembra stia cambiando. Infatti una sentenza del tribunale di Lodi dell’11 agosto 2016 ha preso in esame il caso in cui una impresa appaltatrice aveva installato a regola d’arte un impianto ma poichè aveva ricevuto il pagamento solo di un terzo dell’importo pattuito, aveva rifiutato la consegna della Dichiarazione di Conformità fino al saldo dell’intero importo da parte del Committente.

Il giudice ha dato ragione all’impresa installatrice prendendo spunto da un caso simile in cui la Corte di Cassazione con sentenza n. 8906 dell’11 aprile 2013 ha affermato “Se il committente rifiuta ingiustificatamente di pagare il residuo corrispettivo, l’appaltatore può legittimamente rifiutarsi di consegnarli la restante opera”. Più recentemente la Corte di Cassazione con sentenza n. 771 del 19 aprile 2016 ha avvalorato in qualche modo questa tesi affermando che “qualora le parti si addebitino reciproci inadempimenti, il Giudice deve procedere ad una valutazione ed individuare su quale dei contraenti debba ricadere l’inadempienza colpevole che possa giustificare l’inadempimento dell’altro, in virtù del principio inadempienti non est inademplendum” In pratica deve stabilire qual è l’inadempienza più grave e il tribunale di Lodi, in quella occasione, ha ritenuto più grave il mancato pagamento. È solo un primo passo e noi cercheremo di stare aggiornati sull’argomento e di informarvi su ulteriori eventuali novità.

Fonte: UNAE Emilia Romagna

PROVE e MISURE da eseguire per una corretta compilazione della DICO

1.Premessa

Con questo articolo vogliamo illustrare la tipologia e la metodologia pratica delle Misure e Prove iniziali che devono essere effettuate prima della consegna dell’impianto. Cominciamo prendendo in esame le seguenti prove, che riguardano l’impianto di terra e la protezione contro i contatti indiretti:

  • Prova di continuità dei conduttori di protezione e dei conduttori equipotenziali principali e supplementari;
  • Prove di intervento dei dispositivi a corrente differenziale;
  • Misura della resistenza di terra.

Con la sottoscrizione della Dichiarazione di Conformità alla regola dell’Arte, secondo il modello allegato 1 al DM 37/08, il legale rappresentante dell’impresa installatrice dichiara, tra le altre cose, di “aver controllato l’impianto ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo, avendo eseguito le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di legge.”
Esaminando il modello citato si può appurare che il verbale di verifica sull’impianto ultimato non figura tra gli allegati obbligatori della Dichiarazione di Conformità. Lo stesso modulo ministeriale prevede contemporaneamente tempo la possibilità di elencare gli allegati “facoltativi”.
Esaminando la problematica relativa all’assunzione di responsabilità dell’impresa installatrice, riteniamo che la consegna di un rapporto di verifica possa essere:

  • sia una garanzia per il cliente in merito al lavoro correttamente eseguito;
  • sia una tutela per l’impresa installatrice

Infatti il rilascio di un rapporto di verifica certifica la sicurezza e la funzionalità dell’impianto al momento della consegna, oltre alla sua rispondenza agli accordi contrattuali. Bisogna inoltre tenere presente che la DICHIARAZIONE DI CONFORMITA’ rilasciata dall’installatore dopo aver eseguito la VERIFICA INIZIALE, equivale a tutti gli effetti all’OMOLOGAZIONE degli impianti di terra e degli impianti di protezione contro le scariche atmosferiche.

2. Prova di continuità dei conduttori di protezione, equipotenziali principali e supplementari

Questa prova serve a verificare l’esistenza e la continuità del collegamento a terra, non è quindi necessario nè previsto misurare un valore di resistenza (escluse ad es. le sale operatorie).

Lo strumento di prova deve essere in grado di erogare una corrente di almeno 0,2 A e una tensione, alternata o continua, compresa fra 4 e 24 volt a vuoto (non è corretto utilizzare un normale multimetro che farebbe la prova con valori di tensione e corrente talmente bassi da non mettere in evidenza eventuali falsi contatti)

Fig. 1 – Prova di continuità dei conduttori di protezione e dei
conduttori equipotenziali

È necessario verificare che tutte le masse e masse estranee siano collegate al nodo di
terra e quindi al dispersore; nelle verifiche
periodiche è ammesso comunque eseguire la
prova su un campione rappresentativo (es.
20-25% negli impianti molto estesi).


È buona norma annotare i valori misurati,
soprattutto per poter fare un raffronto con
le verifiche periodiche successive al fine di
mettere in evidenza eventuali degradi nel
tempo.

Negli impianti in bassa tensione la prova può essere eseguita anche in sequenza, ad esempio verificando:

  • la continuità tra una massa e la sbarra di terra del quadro di zona;
  • la continuità del PE fra il quadro di zona e il quadro generale;
  • la continuità fra la sbarra di terra del quadro generale e il nodo a terra.

3.Prova di funzionamento del dispositivo di protezione differenziale

Esecuzione della prova:

  1. Collegare lo strumento;
  2. Controllare l’indicazione di corretta inserzione (Fase – PE);
  3. Selezionare sullo strumento la stessa corrente Idn dell’interruttore differenziale in prova;
  4. Selezionare la corrente di prova (ad es. Idn oppure 5 Idn);
  5. Premere il tasto di prova dello strumento e verificare l’intervento dell’interruttore (Se il differenziale ha il tempo di intervento regolabile è preferibile eseguire la prova anche con tempo zero).

Per evitare che eventuali correnti di dispersione presenti nell’impianto possano falsare la prova, è consigliabile, quando possibile, aprire i circuiti a valle del differenziale (eventualmente si potrebbe anche fare una misura di corrente con un’idonea pinza amperometrica ad elevata sensibilità).

Ricordiamo che l’ultima variante alla Norma CEI 64-8 prescrive che la corrente residua (in assenza di guasti a terra) non può superare il 30% della corrente nominale Idn.

4.Misura della resistenza di terra (impianti di piccole dimensioni)

Nella generalità degli impianti la protezione contro i contatti indiretti è effettuata per interruzione automatica dell’alimentazione mediante l’intervento dell’interruttore differenziale
La verifica riguarda l’insieme:

  • dei dispersori, conduttori di terra, conduttori di protezione;
  • dei conduttori equipotenziali e collettori (nodi) di terra;
  • dei dispositivi di protezione differenziale (Sistemi TT e/o TN) o di sovracorrente (solo sistemi TN) predisposti per assicurare la protezione contro i contatti indiretti.

La verifica serve per accertare che l’impianto sia adeguatamente protetto contro i contatti indiretti è quindi necessario:

  • verificare la continuità dei conduttori di protezione e dei collegamenti equipotenziali (vedi punto 1);
  • verificare la resistenza dell’impianto di terra RE ;
  • accertarsi che la più elevata corrente nominale Idn degli interruttori differenziali presenti nell’impianto sia
    correttamente coordinata con l’impianto di terra;
  • eseguire la prova di funzionamento degli interruttori differenziali (vedi punto 2)

Negli impianti in BT (sistemi TT) nei locali ordinari deve essere soddisfatta la relazione:

Dove:

  • Idn = corrente nominale differenziale più elevata fra gli interruttori differenziali presenti sull’impianto;
  • 50 = massima tensione di contatto (in volt) ammessa negli ambienti ordinari senza che sia richiesto l’intervento dell’interruttore differenziale (negli ambienti speciali: cantieri, stalle e locali medici la tensione massima ammessa è 25 V);
  • RE = resistenza dell’impianto di terra.

La misura della resistenza di terra dell’impianto si ottiene applicando il metodo voltamperometrico che richiede la stesura di cavi per collegare i dispersori ausiliari, fig. 4.
Lo strumento fa circolare una corrente fra il dispersore in prova e il dispersore ausiliario di corrente;
successivamente lo strumento misura la tensione fra il dispersore in prova e il dispersore ausiliario di tensione ed un software calcola la resistenza di terra dividendo la tensione misurata per la corrente che circola fra il dispersore in prova e quello di corrente (si veda a tal proposito anche il punto 5).

1.Esistono altri due metodi di protezione contro i contatti indiretti senza interruzione dell’alimentazione: a) impiego di apparecchi a doppio isolamento; b) metodo per separazione elettrica mediante opportuno trasformatore di isolamento (metodo utilizzato principalmente nell’alimentazione delle sale operatorie).

2.Nella misura con il metodo voltamperometrico il dispersore ausiliario di corrente deve essere posto possibilmente ad una distanza di 4-5 volte il diametro dell’impianto di terra in prova. Non è necessario che il dispersore ausiliario di tensione sia in linea con la sonda di tensione.
Secondo la guida CEI 99.5 può essere posto anche in opposizione alla sonda di tensione.

In genere nei sistemi TT è molto pratico eseguire la misura della resistenza di terra inserendo il misuratore in una presa a spina (fig. 5).

In questo modo si misura la RA che è la resistenza dell’anello di guasto, che comprende la resistenza dell’impianto di terra in prova e la resistenza dell’impianto di terra della cabina del Distributore a cui è collegato il neutro (RA = RE + RN ). È una prova che contiene un errore a favore della sicurezza, che la norma CEI 64-8 ammette in quanto il valore misurato è maggiore di quello reale. In pratica durante questa prova si provoca un guasto a terra ma in genere gli strumenti sono dotati di dispositivi o di software che evitano lo scatto dell’interruttore differenziale.
Se con il valore rilevato con questa prova la relazione [RA ≤ 50 / Idn] non è soddisfatta occorre rifare la misura della resistenza di terra con il metodo voltamperometrico.


5.Cos’è la resistenza di terra


La resistenza di terra RE di un dispersore è la resistenza che la corrente di guasto incontra nel terreno fra il dispersore stesso ed un punto a terra posto sufficientemente lontano. Il terreno si presenta come un conduttore immaginario con una sezione conica che cresce man mano ci si allontana dal dispersore e vengono interessati gli strati più profondi del terreno (fig. 6). Di conseguenza la resistenza del terreno (e quindi la caduta di tensione) è più elevata vicino al dispersore e diminuisce man mano ci si allontana, fig. 7.

Fig. 6 – Il terreno si presenta come un conduttore immaginario di sezione conica. Vicino al dispersore la sezione è minore e quindi la resistenza più elevata. Le dimensioni e le proporzioni del cono dipendono dalla resistività del terreno e dalla resistenza del dispersore. UE è la tensione totale di terra, cioè la tensione che si misura tra il dispersore e un punto lontano del terreno a potenziale zero.

Fig.7 – Esempio di misura della resistenza di terra RE con il metodo voltamperometrico. Facendo circolare una corrente di guasto di prova di 5 A tra il dispersore di terra e la sonda di corrente (vedi fig.5):

  • la misura della tensione totale di terra tra il dispersore e la sonda di tensione (vedi fig.4 è di 50 V, quindi la resistenza di terra misurata dallo strumento sarà di 10 Ω [RE=50/5];
  • si vede come la resistenza del terreno è più alta vicino al dispersore (terreno superficiale) e si riduce a zero allontanandosi dal dispersore (strati profondi del terreno)

La resistenza totale di terra di un dispersore RE è data dalla somma delle resistenze dei vari strati del terreno.


La tensione misurata fra il dispersore ed un punto del terreno a potenziale zero è la tensione totale di terra UE.


Nell’esempio didattico di fig.7 si fa circolare una corrente di guasto di 5 A fra il dispersore in prova e il dispersore ausiliario di corrente. Poi con un voltmetro si misura la tensione fra il dispersore in prova e un picchetto posto ad un metro di distanza: risultano 29,5 V che equivalgono ad una resistenza del primo strato di terreno di 5,9 Ω.
Successivamente si misura una tensione fra il picchetto di prova posto ad un metro dal dispersore ed un altro picchetto di prova posto a due metri e si misurano 11 V a cui corrisponde una resistenza di 2,2 Ω. E così via il valore della tensione misurata diminuisce fino a quando si misurano zero Volt che stanno ad indicare la fine dell’area di influenza del dispersore in prova. Sommando le tensioni dei vari strati del terreno si ottengono 50 V che divisi per i 5 A danno una resistenza del nostro dispersore di 10 Ω. In pratica è quello che succede con il metodo voltamperometrico, lo strumento fa circolare una corrente fra il dispersore in prova e la sonda di corrente ed esegue la misura di tensione fra il dispersore in prova e la sonda di tensione che deve essere posta al di fuori dell’area di influenza del dispersore in prova, dove il potenziale del terreno è zero.


Fonte: UNAE Emilia Romagna

Responsabilità degli impiantisti nell’automazione dei cancelli

1. Premessa: Responsabilità degli impiantisti

Sempre più di frequente capita che un installatore elettrico debba alimentare elettricamente un cancello motorizzato e spesso è proprio l’elettricista stesso che si assume la responsabilità dell’intera opera rilasciando una dichiarazione di conformità che comprende lavori non di sua competenza. Vi sono anche casi dove l’installatore diventa anche il realizzatore dell’intera “macchina”. Infatti, già dal 1996 l’Italia ha recepito la direttiva europea conosciuta come “Direttiva Macchine” in base alla quale i cancelli automatici sono considerati “macchine”. In questi casi l’installatore diventa di fatto il “costruttore della macchina”

In questi casi quali dichiarazioni dovrà allora rilasciare?

Bisogna tener presente che quando l’installatore diventa di fatto il “costruttore della macchina” egli ha una serie di obblighi che si possono riassumere nei seguenti punti:

a) Effettuare un’analisi completa dei rischi al fine di progettare correttamente la macchina.

b) Eseguire l’installazione seguendo dettagliatamente le istruzioni di assemblaggio dei produttori di ciascun componente dell’automazione, verificando che ogni componente possieda marcatura e dichiarazione CE.

c) Effettuare un collaudo funzionale dell’automazione e dei singoli componenti e realizzare le prove e le misure sui meccanismi di protezione utilizzati (es. dispositivi di limitazione della forza, dispositivi di sicurezza) attraverso l’uso di strumenti di misura certificati. I risultati delle prove devono essere documentati in appositi rapporti di prova.

d) Predisporre il fascicolo tecnico contenente una raccolta di documenti costituenti una vera e propria carta d’identità della chiusura motorizzata.

e) Applicare sulla chiusura motorizzata la marcatura CE, la quale testimonia visivamente la sua conformità alle Direttive applicabili: Macchine e Compatibilità Elettromagnetica.

f) Realizzare il manuale d’uso e manutenzione.

g) Far firmare al cliente un documento di ricezione della macchina/chiusura motorizzata e proporre eventualmente un contratto di manutenzione. Il quadro normativo/legislativo è piuttosto articolato e con queste note intendiamo fornire indicazioni utili agli installatori per capire il problema e comportarsi conseguentemente in maniera corretta, anche considerando le possibili responsabilità a fronte di eventuali incidenti.

2. Legislazione di riferimento

DM 37/08: campo di applicazione e limiti

I cancelli automatici posti al servizio degli edifici e delle relative pertinenze rientrano pienamente nel campo di applicazione del DM 37/081, ma solo fino al punto di allacciamento dell’automazione. Quindi la dichiarazione di conformità dell’elettricista dovrà essere limitata alla realizzazione dell’impianto elettrico fino al punto di alimentazione del cancello. Fino al Quadro di comando (che fa già parte della “macchina”) il cavo deve essere CPR se l’alimentazione parte da dentro il fabbricato. A valle del punto di alimentazione non si applica più il DM 37/08, in quanto da quel punto il cancello viene considerato una “macchina” e si applicano le direttive europee che disciplinano i requisiti di sicurezza delle macchine.

Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (DLgs 81/08)

Prescrive un obbligo di rispondenza delle attrezzature di lavoro a requisiti generali di sicurezza, oltre a prevedere una periodica manutenzione delle stesse attrezzature. È considerata un’attrezzatura di lavoro qualsiasi macchina o impianto destinato ad essere usato durante il lavoro. Si noti che luogo di lavoro può anche essere un condominio qualora vi sia almeno un dipendente. Il responsabile della sicurezza è Il datore di lavoro e/o l’RSPP3 e/o l’Amministratore di Condominio. In assenza dipendenti il DLgs 81/08 non si applica.

3. Le Direttive Europee

Le chiusure automatiche sono disciplinate dalle Direttive Europee Specifiche che regolano i requisiti essenziali di sicurezza dei prodotti. Le Direttive sono leggi Europee che una volta recepite dai singoli Stati diventano leggi nazionali. La Conformità di un prodotto ad una Direttiva è dichiarata nel momento in cui il prodotto rispetta i requisiti essenziali indicati dalla Direttiva. La Marcatura CE di un prodotto è subordinata al rispetto di tutte le Direttive applicabili a quello stesso prodotto. Le Norme Tecniche (ad es. norme CEI e norme UNI) definiscono i requisiti minimi di sicurezza ed i criteri di costruzione imposti dalle Direttive. L’obbligo della marcatura CE implica l’assunzione di responsabilità da parte del costruttore, il quale dichiara la conformità del prodotto alle Direttive Europee. Nel caso di porte e cancelli industriali, commerciali e di garage, la norma generale di riferimento è la UNI EN 132411 (norma di prodotto) che, adeguatamente rispettata, consente al produttore di godere della presunzione di conformità alle Direttive Europee.

4. Norme europee che regolano il settore delle chiusure automatiche/automatizzate

UNI-EN 13241:2016 Norme di supporto per porte e cancelli industriali commerciali e da garage (conformità CE).

UNI-EN 12453:2017 Sicurezza in uso di porte motorizzate – Requisiti e metodi di prova (integra la exEN12445).

UNI-EN 16005:2013 Porte pedonali motorizzate – Requisiti e metodi di prova.

UNI-EN 60335-2-95:2015 Porte da garage singole residenziali a movimento verticale.

UNI-EN 12978:2009 Dispositivi di sicurezza di porte e cancelli motorizzati – Requisiti e metodi di prova.

CEI-EN 60204-1:2017 Equipaggiamenti elettrici delle macchine.

UNI EN 12604:2017 “Porte e cancelli industriali, commerciali e da garage – Aspetti meccanici – Requisiti e metodi di prova”

5. Procedure per l’installazione dell’impianto elettrico

Per impianto elettrico dei cancelli o porte automatiche si intende il circuito elettrico fino al punto di alimentazione dell’automatismo (Quadro). Per questa parte abbiamo già visto che valgono le stesse regole degli impianti elettrici degli edifici e c’è quindi l’obbligo di applicare la Regola dell’Arte e il rilascio della dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08. Alla Dichiarazione di Conformità bisogna allegare obbligatoriamente almeno i seguenti documenti:

– Progetto dell’impianto elettrico (se obbligatorio per l’edificio di pertinenza: ad es. in un condominio se la potenza impegnata dei servizi condominiali è superiore a 6 kW);

– Relazione con la tipologia dei materiali utilizzati;

– Schema dell’impianto realizzato;

– Copia del certificato di riconoscimento dei requisiti tecnico-professionali dell’impresa installatrice.

6. Parte meccanica Procedura:

Installare il cancello con relativa guida e cremagliera.

– Si può automatizzare un cancello solo se è conforme alla norma EN12604. In caso contrario deve essere reso conforme prima di procedere con l’installazione degli altri componenti.

– Per rispettare i limiti imposti dalla EN 12453, se durante il movimento la forza di picco supera il limite normativo, è necessario ricorrere all’installazione della rilevazione di presenza attiva (fotocellule)

– L’installatore prima di procedere con il montaggio deve prevedere l’analisi dei rischi della chiusura automatizzata finale e la messa in sicurezza dei punti pericolosi identificati (seguendo le norme EN 12453).

Analisi dei rischi comprendente le soluzioni adottate

Con l’analisi dei rischi si devono affrontare le principali problematiche di sicurezza correlate agli organi meccanici in movimento. La forza d’impatto/schiacciamento generata dal motore elettrico è potenzialmente pericolosa per le persone e le cose presenti o di passaggio nell’area interessata. A questo proposito, la norma EN 12453:2017 descrive le possibili situazioni di pericolo che debbono essere prese in considerazione per l’adozione delle opportune misure di prevenzione: si va dal rischio impatto/schiacciamento, ma anche di convogliamento, cesoiamento, uncinamento, ecc. fino alle problematiche che possono sorgere quando viene a mancare l’energia elettrica oppure quando quest’ultima dovesse ritornare inaspettatamente.

Misure della forza d’impatto

Le forze d’impatto (relative al bordo principale della chiusura) devono essere misurate con l’apposito strumento descritto all’interno della Norma EN12453; deve poi essere prodotto un report di stampa. Lo strumento deve avere determinate caratteristiche (meccaniche e costruttive) e una precisione ben definita, perché le prove devono fornire risultati concreti, affidabili e ripetibili.

Dichiarazioni di conformità dei singoli componenti CE

L’automazione nel suo complesso è costituita da più parti elettriche o elettromeccaniche assemblate tra loro. Nel caso in cui le parti siano provenienti da vari produttori, sarà necessario fornire adeguata documentazione (Dichiarazione CE, Manuali ecc.). Nel caso frequente in cui i componenti dell’automazione sono forniti da un unico costruttore, ci si comporta allo stesso modo, cioè il costruttore dovrà fornire la documentazione di ogni singolo componente.

Altre indicazioni operative per l’installatore

– L’installatore dovrà rilasciare all’utente finale un libretto di istruzioni e manutenzione.

– L’installatore dovrà applicare in prossimità dei comandi o del cancello delle etichette di attenzione sui pericoli da intrappolamento o schiacciamento in un punto molto visibile o in prossimità di eventuali comandi fissi.

– L’installatore dovrà redigere un fascicolo tecnico come richiesto dalla Direttiva Macchine 98/37/EEC e dalle direttive 93/68/EEC – 73/23/EEC – 89/336/EEC – 92/31/EC

– Il cablaggio dei vari componenti elettrici esterni all’operatore (ad esempio fotocellule, lampeggianti, ecc.) deve essere effettuato secondo la EN 60204-1 e le modifiche a questa apportate dal punto 5.2.2 della EN 12453.

Nota importante: I documenti che debbono essere realizzati, di seguito descritti, possono essere prodotti con l’ausilio della modulistica messa a disposizione dalle aziende produttrici delle apparecchiature di automazione;

Esempio di realizzazione del fascicolo tecnico

Deve essere predisposto un “fascicolo tecnico” che deve comprendere:

– Disegno complessivo del cancello con le zone di rischio;

– Schema dei collegamenti elettrici e dei circuiti di comando del cancello automatico a valle del punto di allaccio;

– Elenco dei componenti installati;

– Analisi dei rischi comprendente le soluzioni adottate;

– Misure della forza d’impatto;

– Dichiarazioni di conformità dei singoli componenti CE;

– Istruzioni per l’uso e avvertenze generali per la sicurezza;

– Registro di manutenzione;

– Dichiarazione di conformità CE del complesso del cancello automatico

7. Uso – Manutenzione – Registro di manutenzione

Istruzioni per l’uso e avvertenze generali per la sicurezza

Le istruzioni per l’uso (schemi elettrici, dichiarazioni CE, raffigurazioni meccaniche ecc..) in genere possono essere reperite dai produttori dei componenti. Le istruzioni contengono tutte le informazioni necessarie all’utente per l’utilizzo corretto della chiusura automatica, comprese le modalità di manutenzione e le indicazioni sui rischi e la sicurezza.

La manutenzione è resa obbligatoria dalla direttiva macchine.

Nelle istruzioni di manutenzione il costruttore deve indicare i componenti del cancello soggetti ad usura, il metodo di smaltimento le attività richieste e gli intervalli di manutenzione. La manutenzione è di fondamentale importanza per il mantenimento efficiente della chiusura automatica. Nel caso in cui il cancello automatizzato sia installato in zone “ad alta intensità di persone” (luoghi pubblici, aziende, ospedali) è opportuno realizzare un registro di manutenzione che deve contenere chiaramente le seguenti indicazioni:

– Dati del cliente, dati tecnici dell’automazione – Indicazione della data di prima installazione (o successiva manutenzione)

– Lista dei controlli/operazioni da effettuare – Spazio per la descrizione delle attività di manutenzione/riparazione

– Spazio per la descrizione dei rischi residui e dell’uso improprio prevedibile.

Il Registro di Manutenzione deve essere conservato dall’utente e reso disponibile nel caso di ispezioni da parte degli organi autorizzati o delle autorità competenti.

Le operazioni più importanti relative al Registro di Manutenzione sono:

– Le verifiche dei requisiti di sicurezza meccanici ed elettrici;

– Il rispetto dei limiti delle forze d’impatto e relativi test con lo strumento previsto dalla EN12453.

– Il funzionamento dei dispositivi di sicurezza.

8. Compilazione e stampa della dichiarazione di conformità CE

Come abbiamo visto, spesso l’’installatore assume la figura di “costruttore della macchina” e in quanto tale deve rilasciare la Dichiarazione di Conformità.

9. Applicazione della targhetta di marcatura CE

Sulla chiusura automatica deve essere applicata la targhetta con i riferimenti per la marcatura CE.

La targa col marchio CE deve riportare:

– Nome e Indirizzo del Costruttore

– Tipo di automazione

– Numero di serie (se presente)  Anno di Produzione

– Norme di Riferimento

Riepilogando, la documentazione da rilasciare al committente è:

– Dichiarazione di conformità CE per la “macchina Cancello”

– Dichiarazione di conformità 37-08 Impianto elettrico

– Manuale uso e manutenzione.

Il fascicolo tecnico deve essere mantenuto a disposizione dall’installatore/costruttore per eventuali controlli da parte delle autorità ispettive.

Fonte: UNAE Emilia Romagna

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Simboli impianto elettrico, quali sono e come leggerli

Quando si scelgono i componenti per gli impianti, si trovano diversi simboli impianto elettrico. Tra lettere, numeri e sigle è difficile orientarsi. Cosa significano questi elementi e come fare per leggerli? In questa guida si trovano i simboli più frequenti con il loro significato. Per trovare la soluzione giusta per il proprio impianto elettrico, si può dare un’occhiata alle offerte dello shop.

Perché si usano i simboli?

Perché si usano i simboli impianto elettrico? Per tre motivi:

  1. Non ci sarebbe spazio per mettere tutte le normative e le indicazioni. Con il simbolo, si riduce lo spazio e si rende tutto agevole in qualsiasi confezione.
  2. I simboli sono convenzioni per moltissimi Paesi. Quindi, quando si vende un prodotto in diversi Paesi, diventa più semplice far capire come usarlo e quali sono le normative rispettate.
  3. Ogni simbolo non rappresenta solo avvertenze, ma anche i controlli effettuati. L’esempio più semplice è la ISO 9001, che si può ottenere solo se si fanno delle verifiche periodiche.

Quindi, quando si sceglie un prodotto elettrico per un impianto, è importante non solo verificare che i simboli ci siano, ma anche cosa significano. In più, si deve ricordare che negli Stati Uniti i simboli sono diversi dai nostri, perché si segue un codice di norme diverso.

I simboli più usati e cosa significano

Qui di seguito si trovano i simboli impianto elettrico che si usano nei progetti:

simboli impianto elettrico

Lettere e sigle

Ci sono poi, lettere, numeri e simboli che consentono di capire se il prodotto elettrico è sicuro o meno. Ecco quali sono:

  • Unità di misura: V (= Volt), A (= Ampere), W (= Watt), VA (= Volt Ampere), Var (= potenza reattiva, usato nei dispositivi domotici), ?V (= differenza di potenziale), C (= Coulomb), °C (= Celsius), Ah (= Ampere/ora), atm (= atmosfera), CV (= cavallo vapore), emu (= unità elettromagnetiche), F (= Farad), °F (= grado Fahrenheit), J (= Joule), Hz (Jertz), lm (= Lumen), kWh(= Chilowattora).
  • Lettera: r (= resistenza elettrica), T (= tensione), U (= energia potenziale), A (= Assemblaggi), B (= Trasduttori), C (= Condensatori), D (= Sistemi binari), E (= presenza di più materiali), F (= Dispositivi di protezione), G (= Generatori),  H (= Dispositivi di segnalazione), K (= Relè e contattori), L (= bobine), N (= Sistemi analogici), P (= Strumenti di misura), Q (= Apparecchi per circuiti di potenza), T (= Apparecchi per circuiti di comando), V (= Tubi elettronici e semiconduttori), W (= Materiale di trasmissione), X (= Terminali).
  • Sigle. Le sigle sono di solito riferite a delle normative specifiche. Per esempio, la CEI-64 e la ISO 9001.

Gli altri simboli

Ci sono tantissimi simboli quando si parla di impianti elettrici, ma con questi si può leggere un impianto elettrico, le sue caratteristiche e se i dispositivi elettrici sono davvero sicuri per la propria casa e per gli impianti industriali.

Ora, quando c’è un simbolo, si saprà come leggerlo sulle confezioni e sulle schede tecniche! Se si cercano prodotti sicuri, il nostro negozio online è a disposizione!

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Domotica detrazioni: consigli ed informazioni utili

Per la domotica detrazioni previste per il 2018 sono quelle che rientrano nell’Ecobonus. Cioè, il legislatore inserisce i sistemi domotici come un modo per risparmiare e, quindi, premia a sua volta con un bonus dal punto di vista fiscale. Se si sta cercando un sistema domotico di qualità, si possono trovare i modelli migliori nel nostro shop.

Requisiti di accesso

Per ottenere domotica detrazioni con l’ecobonus domotica 2018, la Legge di Stabilità 2016 comma 88 e la Circolare 20/E 2016  stabiliscono che i sistemi domotici devono mostrare quanto si consuma in casa, con la possibilità di inviare informazioni agli organi di controllo se serve.

In più, tra i dati richiesti in automatico ai sistemi domotici ci sono: temperatura dell’impianto, condizioni funzionamento correnti e la possibilità di poter accendere/spegnere/programmare gli impianti al bisogno.

Quindi, quando si sceglie un pannello domotico, si deve tener conto di questi fattori per poter ottenere domotica detrazioni.

Come funziona

Si ottiene una detrazione diretta del 65% sulle spese fatte a partire dal 1° Gennaio 2016 per:

  • Acquisto materiali.
  • Installazione impianto domotico.
  • Interventi di riqualificazione energetica attraverso la domotica.

Quindi, rientrano tutte le spese fatte per ottenere l’impianto che andrà poi a ridurre i consumi energetici grazie al monitoraggio della temperatura e dei consumi.

Documenti da presentare

Per poter richiedere l’ecobonus domotica 2018, si devono prima di tutto conservare tutte le fatture e la copia dei bonifici fatti per la realizzazione degli impianti. Così, si potranno compilare direttamente sul sito ENEA del Ministero l’allegato E per indicare un impianto domotico senza installazione di generatori di calore o di impianti fotovoltaici.

Altrimenti, sempre sul sito, al posto dell’allegato F, chi ha installato anche un impianto fotovoltaico può registrarsi e indicare nel form “scheda descrittiva” del sito la presenza di questo impianto.

Non finisce qui. Per ottenere la domotica detrazioni, si deve fare la dichiarazione dei redditi. Chi fa il 730 deve inserire le detrazioni nelle righe E1- E6 cod 7. Chi fa la dichiarazione dei Redditi PF2018, deve invece usare le righe RP61-RP 64 cod 7.

Un motivo in più per scegliere un impianto domotico

Accanto ai vantaggi di chi usa un impianto domotico, quest’anno ci sono anche le detrazioni, quindi vale la pena di approfittarne, anche perché non si sa se queste agevolazioni ci saranno anche per l’anno successivo.

Quindi, per sbrigare queste pratiche, il consiglio è di rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato, presentando tutte le prove dei pagamenti effettuati per andare sul sicuro.

Il consiglio è anche quello di farsi aiutare da un esperto quando si fa la procedura all’ENEA, perché un errore potrebbe essere difficile da riparare.

Quindi, un impianto domotico fa risparmiare tutto l’anno, aumenta il valore della casa, migliora la vita di tutti i giorni e adesso ci sono anche le detrazioni. Cosa desiderare di più?