Archivio mensile:Luglio 2015

Come fare per risparmiare con la luce

“Risparmio energetico” è la parola d’ordine degli ultimi anni. La maggior consapevolezza riguardo alla questione ambientale e il desiderio di tagliare i costi della bolletta, negli ultimi anni, hanno portato le persone a utilizzare la luce (e in generale l’elettricità) con più attenzione, evitando sprechi che, oltre a pesare sul portafoglio, aumentano l’impatto sull’ambiente.

Nonostante l’attenzione alle spese, spesso adottiamo comunque comportamenti che fanno salire il consumo energetico: vediamo allora qualche consiglio su come risparmiare con la luce e come usare più intelligentemente gli elettrodomestici

Scegliamo lampade a basso consumo per l’illuminazione

lampada-risparmioLa prima cosa da fare per risparmiare è scegliere lampade a basso consumo, le cosiddette fluorescenti compatte: danno un’ottima resa e consumano decisamente meno delle “vecchie” lampade a incandescenza, che tra l’altro dal 2012 non sono più in vendita. Installare in tutti i lampadari e punti luce questo tipo di lampadine è già un grosso passo avanti sulla via del risparmio energetico: per avere l’efficienza di lampada a incandescenza da 100 W, basta una fluorescente compatta da 20-25 W. Inoltre, la durata di vita di queste lampade raggiunge le 10.000/15.000 ore, circa 10 volte di più rispetto alle lampade a incandescenza.

Un’alternativa alle fluorescenti compatte sono le lampade tecnologia a LED. Le lampade a LED (sigla che significa Light Emitting Diode) sono particolarmente efficienti e durature: durano circa 50 volte in più rispetto alle altre lampadine, permettono di risparmiare circa il 90% in più rispetto a quelle ad incandescenza e resistono a umidità, vibrazioni e urti. Inoltre, si accendono immediatamente (non hanno bisogno di “riscaldarsi”) e non emettono radiazioni infrarosse o ultraviolette.

Ricordiamoci di spegnere le luci

Sembra un consiglio banale, ma in realtà è un accorgimento che spesso trascuriamo: quando usciamo da una stanza, spegnere luci e dispositivi in funzione (il pc, il televisore…) è fondamentale per far calare la spesa per la corrente elettrica.

Per regolare l’intensità della luce, possiamo installare un dimmer, utile per avere la giusta luminosità a seconda delle esigenze del momento: per esempio, se stiamo guardando la televisione basta regolare al minimo l’intensità luminosa ed avere così un sensibile risparmio energetico.

La domotica: tecnologia per risparmiare

0-b2f3aee4-500I sistemi domotici permettono la gestione delle funzioni domestiche principali, fra cui l’accensione e lo spegnimento automatico di luci ed elettrodomestici. Per esempio, il rilevatore di presenza accende le luci sono in presenza di qualcuno nell’ambiente: in questo modo, non c’è rischio di tenere accese le luci inutilmente.

La possibilità di tenere sotto controllo i consumi, regolare la temperatura della casa e programmare l’apertura delle tapparelle e l’accensione delle luci secondo le proprie abitudine fanno della domotica un valido alleato per il risparmio energetico.

Non solo luci: attenzione agli elettrodomestici

Oltre alle luci, bisogna stare particolarmente attenti all’uso degli elettrodomestici. Il frigorifero, la lavatrice e il condizionatore sono elettrodomestici energivori, cioè che consumano molta energia elettrica. Ecco perché bisogna utilizzarli con criterio: il frigo va aperto solo quando strettamente necessario e chiuso subito dopo, la lavatrice va messa in funzione possibilmente a pieno carico e a fine giornata, quando il costo dell’energia elettrica cala, e il condizionatore va acceso quando la giornata è particolarmente calda ma senza abbassare troppo la temperatura, possibilmente alternandolo con il ventilatore (alternativa economica). E se la giornata è fresca, possiamo creare correnti naturali aprendo le finestre: il modo più economico per combattere il caldo.

Faretti da incasso: come inserirli e usarli al meglio

I faretti da incasso sono un’ottima alternativa agli apparecchi di illuminazione tradizionale (lampadari e simili) per arredare in modo originale la propria casa.
Grazie ai faretti da incasso si possono creare effetti di grande impatto, magari alternando luci di differenti colori. Inoltre, questo tipo di illuminazione si inserisce discretamente nell’arredamento, dandogli un tocco di eleganza e modernità.

Vediamo dunque come installare i faretti da incasso e qualche suggerimento su come usarli per illuminare e arredare la nostra casa.

Come si installano i faretti da incasso

faretti-astridInserire nel controsoffitto i faretti da incasso dovrebbe essere compito di un buon elettricista. Se però abbiamo un po’ di dimestichezza con l’impianto elettrico, possiamo provare a installarli da soli, stando ben attenti a fare tutto in sicurezza.

La prima cosa da fare è staccare la corrente elettrica, operazione da fare ogni volta abbiamo a che fare con l’elettricità.
A questo punto raccogliamo tutto ciò che ci serve per l’installazione: un metro, una matita, un trapano, un cacciavite con guaina isolante e delle tronchesine.
Con la matita e il metro segniamo con attenzione il punto dove andremo a installare i faretti, facendo attenzione alla distribuzione della luce (non ci devono essere zone d’ombra).

È il momento di forare, ma con attenzione: è possibile che si vada a danneggiare i sostegni del controsoffitto e fare guai seri. Inoltre, meglio tenere un piccolo aspirapolvere a portata di mano, in modo da aspirare immediatamente la polvere prodotta: potrebbe infatti danneggiare il faretto.
Una volta fatti i fori, possiamo applicare il telaio e il faretto, collegando i fili correttamente e accertandosi che il trasformatore sia adeguato al voltaggio della lampada.
A questo punto non ci resta che stuccare gli alloggiamenti e dipingere il controsoffitto.

Non dimentichiamo di leggere con attenzione le istruzioni allegate al faretto e di seguirne con cura le indicazioni: se abbiamo difficoltà, come già accennato, è bene rivolgersi a un elettricista e lasciar fare a lui.

Arredare e illuminare con i faretti da incasso

faretto-gu-10I faretti da incasso sono utilissimi per illuminare la propria casa (o l’ufficio) in modo originale ed efficace (e anche efficiente, se scegliamo i faretti a led o a fluorescenza).
Prima di installare i faretti, però, bisogna “progettare” l’illuminazione per evitare di avere zone buie o zone troppo illuminate, oppure se si vuole mettere in risalto una parte ben precisa della casa.

Possiamo sfruttare i faretti in tanti modi: ad esempio, come fonte di illuminazione “d’accento”, se si vuole evidenziare una parete, un quadro o una collezione: un modo intelligente e originale per valorizzare qualcosa a cui teniamo particolarmente.

Possiamo sfruttare i faretti anche per creare un percorso di luce, una direzione da seguire per orientarsi utilizzando faretti orientabili: questa soluzione è molto utile non solo per dare un tocco di originalità alle case, ma anche per illuminare musei, mostre e altre strutture che prevedono un percorso preciso da far seguire ai visitatori.

I faretti tornano utili anche se vogliamo creare un’atmosfera soffusa e suggestiva: utilizzando la giusta luce e il giusto posizionamento, avremo una stanza illuminata adeguatamente, ma in modo discreto, l’ideale per quegli ambienti in cui vogliamo passare ore in completo relax.

Qualunque sia il motivo per cui scegliamo i faretti da incasso, ricordiamoci sempre di distribuire in maniera uniforme la luce.

Gi Gambarelli, materiale elettrico dallo stile classico

Corre l’anno 1992 quando Ilario Gambarelli, ispirandosi alla grande tradizione del design italiano, fonda Gi Gambarelli con l’intento di trasformare i materiali dell’impianto elettrico in raffinati oggetti d’arredo. L’obiettivo dell’azienda è produrre materiale elettrico di alta qualità con una particolare attenzione a un’estetica ispirata al passato, senza trascurare le ultime evoluzioni della tecnologia come la domotica.
Cerchiamo di scoprire qualcosa di più sull’offerta dell’azienda di Arceto.

La porcellana come materiale simbolo dell’azienda

Gi Gambarelli ha fatto della porcellana il materiale per eccellenza dei suoi prodotti con l’idea di riprodurre, attualizzandolo, il materiale elettrico del passato.
La porcellana è un materiale decorativo in grado di dare un tocco di eleganza in ogni casa, inoltre è un ottimo isolante ed è difficile da scalfire: ecco perché l’azienda la preferisce alla ceramica per i suoi prodotti. Inoltre, non dimentichiamolo, la porcellana è praticamente eterna e ha una “classicità” che la rende sempre attuale.

Le collezioni: White Italy, Old England, Fusion, Atlantis e Arreda

Gi Gambarelli propone ben cinque collezioni ai clienti appassionati di materiale elettrico, per cercare di intercettare tutte le esigenze.

gi-gambarelli-prodottoWhite Italy è il fiore all’occhiello dell’azienda: interruttori e prese sono costruite in porcellana con il metodo tradizionale a colaggio, che garantisce durata e sicurezza. I cavi sono ricoperti di fibra di seta, materiale sicuro perché non infiammabile.
Questa collezione è ideale per le case in stile rustico, in sasso, pietra, mattone o legno, ma può essere usata anche per un arredamento moderno in salsa vintage.
La collezione White Italy è adatta anche a castelli, manieri, casali, agriturismi.
Potete trovare questa collezione, che comprende deviatori, interruttori, pulsanti e prese di vario tipo, sul nostro store online.

Old England è la collezione per chi cerca un po’ di colore: le delicate decorazioni arricchiscono la già preziosa porcellana bianca, per chi cerca un tocco di vivacità in più.

La collezione Fusion consacra il matrimonio fra porcellana e ottone, un binomio che aggiunge eleganza su eleganza: è la proposta di Gi Gambarelli per case da ristrutturare ed edifici pubblici storici, ma anche per case in montagna in rustico “chic” e arredamenti vintage.

C’è poi la collezione Atlantis, un’alternativa alle altre per l’installazione all’esterno grazie alla protezione trasparenti dei cavi (tondi, halogenfree o a treccia): la possibilità di proteggere l’impianto in esterna da gesti vandalici con un apposito cavo trasparente la rende adatta a luoghi, edifici e giardini pubblici.

Concludiamo la breve descrizione delle collezioni con Arreda, due linee  di prodotti da incasso dalla forma tonda e quadra: se la prima è il complemento d’arredo più indicato per case di montagna, al mare o di stile rustico, la forma quadra è un arredo sfizioso anche per le abitazioni dal gusto moderno.
La porcellana bianca, marchio di fabbrica di Gi Gambarelli, nella collezione Arreda viene esaltata dall’abbinamento con vetro, legno ed ottone, una manna per  chi cerca un certo stile anche nelle placche e nei punti luce.

Illuminazione: la proposta di Gi Gambarelli

Oltre a placche, interruttori e deviatori, Gi Gambarelli offre ai suoi clienti  lampadari a sospensione o fissi, saliscendi e abat-jour, sempre in porcellana, sempre nello stile vintage che caratterizza tutta l’offerta aziendale, la soluzione per chi cerca una completa armonia nell’arredamento casalingo.

Come smaltire le pile

Le pile sono considerate rifiuti speciali: è importante smaltirle correttamente. Buttarle nel secco indifferenziato significa inquinare l’ambiente: le sostanze di cui sono composte sono pericolose per la salute umana e perciò la legge prevede una raccolta separata con trattamenti specifici di riciclaggio, recupero e smaltimento.
Vediamo ora di scoprire come smaltire le pile e cosa dice la legge nello specifico.

Cosa si intende con “pila?”

pilaCon il termine pila si intende una fonte di energia elettrica ottenuta attraverso la trasformazione di energia chimica. Il termine comprende le batterie primarie (pile non ricaricabili), ossia le zinco-carbone, le alcalino-manganese, le batterie al litio e a zinco e le ossido d’argento, e le batterie secondarie (accumulatori), come le batterie al piombo usate per auto e camion, le batterie al nichel-cadmio, al nichel-idruro metallico, a ioni e a polimeri di litio (per esempio, quelle degli smartphone).

Le pile sono altamente inquinanti perché contengono metalli pesanti come piombo, cadmio, cromo e mercurio: quest’ultimo elemento in particolare ad essere pericoloso (anche se è presente in quantità minime), perché basta un solo grammo per inquinare ben 1000 litri d’acqua. Piombo e acido solforico, ugualmente, rappresentano un serio pericolo per l’ambiente: una sola pila è in grado di inquinare 40 litri d’acqua per cinquant’anni. Di qui la necessità di una raccolta ad hoc per questo tipo di materiali.

Come si smaltiscono le pile

Come già accennato, le pile non vanno assolutamente buttate fra i rifiuti urbani, ma vanno riciclate a parte. Per quanto riguarda le batterie primarie, esistono punti di raccolta in tutte le città nei pressi di centri commerciali, attività commerciali, tabacchi, oppure possiamo consegnarle in un negozio autorizzato alla raccolta.

Una terza opzione è rappresentata dall’isola ecologica, dove possiamo portare le nostre pile usate.

Allo smaltimento delle batterie dell’auto, invece, ci penseranno i concessionari e le officine meccaniche a cui ci rivolgeremo per la sostituzione.

Fare la raccolta differenziata delle pile permette di recuperare i metalli pesanti e riutilizzarli: ecco perché è così importante il corretto smaltimento. Se abbiamo qualche dubbio o non sappiamo dove portare le nostre pile, possiamo chiedere informazioni al comune dove viviamo.

Cosa dice la legge: il D.Lgs 188/08

pileIl Decreto Legislativo 188 del 20 novembre 2008, “Attuazione della normativa 2006/66/CE concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti”, dà ai produttori la responsabilità della gestione dei sistemi di raccolta, anche organizzandosi in consorzi, ma attribuisce un ruolo fondamentale anche agli Enti (vedi i centri di raccolta comunali) e ai cittadini, che sono obbligati per legge al corretto smaltimento.

È responsabilità dei produttori mettere sul mercato pile con al massimo lo 0,0005% di mercurio o più dello 0,002% di cadmio; inoltre, devono produrre dispositivi in cui pile e accumulatori siano facili da rimuovere.
Compito dei produttori è anche quello di informare adeguatamente il consumatore sugli effetti nocivi delle sostanze contenute nelle pile, sull’obbligo di raccoglierle separatamente e sulle modalità di trattamento di questi rifiuti.

Il decreto prevede che entro il 2016 si raggiunga il 45% di raccolta di pile e accumulatori immessi sul mercato: tutti noi possiamo dare una mano a raggiungere questo importante obiettivo.

Acquistare pile ricaricabili

Oggi le pile sono fatte per avere una durata sempre maggiore, anche per evitare un eccessivo utilizzo che rende lo smaltimento sempre più complesso. Per evitare di dover buttare le pile troppo spesso, è possibile utilizzare inoltre batterie ricaricabili: sul nostro sito è possibile acquistarle assieme a tutti gli accessori annessi.

Verifiche impianto elettrico: cosa sono e come si fanno

Tenere sotto controllo lo stato di salute di un impianto elettrico di una casa è fondamentale per evitare qualsiasi tipo di rischio per gli elettrodomestici e per le persone. Ecco perché le verifiche, insieme a una corretta manutenzione dell’impianto elettrico, non sono da trascurare.
Con il termine “verifica”, la norma Cei 64-8 intende  l’insieme di quelle operazioni da fare per accertarsi che l’impianto risponda perfettamente a quanto stabilito dalle norme di legge. Si distingue dal collaudo, che riguarda la conformità al progetto dell’impianto elettrico, e dall’omologazione dell’impianto, rilasciata da un ente preposto.

Le verifiche iniziali

Prima di rilasciare la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico alle norme di legge, il professionista che si è occupato dell’installazione deve verificare la messa in funzione dell’impianto. Solo dopo essersi accertato dell’assenza di difetti e del buon funzionamento dell’impianto, il professionista può rilasciare la dichiarazione di conformità. Senza le verifiche iniziali, richieste esplicitamente dalla legge 46/90 e dal d.m. 37/2008 (che rende esplicita la verifica della funzionalità dell’impianto), la dichiarazione non tutela da eventuali incidenti o malfunzionamenti.

Le verifiche periodiche

Dopo le verifiche iniziali, abbiamo le verifiche periodiche: queste servono a valutare la condizione dell’impianto elettrico e scoprire eventuali deterioramenti o difetti dell’impianto, che possono mettere a rischio la sicurezza e il buon funzionamento di tutto il sistema elettrico.
Secondo la norma CEI 64-8, la verifica periodica di un impianto elettrico prevede due momenti: l’esame (o verifica) a vista e le prove.
Anche per la verifica periodica alla fine deve essere preparato un rapporto di verifica, un documento che indichi le parti dell’impianto revisionate e l’esito delle prove svolte.

L’esame a vista

verifiche-impianto-2Cominciamo con la prima fase, quello dell’esame a vista, che si divide in due tipi: l’esame a vista ordinario e l’esame a vista approfondito.
Durante l’esame a vista ordinario, bisogna assicurarsi che non ci siano difetti visibili a occhio nudo: un involucro rotto, l’assenza delle targhette identificative, un isolante non integro, un conduttore non ben fissato. Ogni parte dell’impianto elettrico dev’essere installata correttamente e i materiali devono essere nuovi di zecca.

L’esame a vista approfondito, invece, esige una maggior attenzione e l’uso di strumenti specifici per valutare, in modo attento, lo stato dell’impianto, le condizioni ambientali in cui è installato, l’uso (prolungato o meno) e la qualità dei materiali.

Le prove

Dopo l’esame a vista, le prove hanno lo scopo di verificare la conformità dell’impianto alla Norma CEI 64-8.
Le prove riguardano i conduttori di protezione, la resistenza all’isolamento (cioè che l’impianto non sia soggetto a dispersioni), la separazione elettrica SELV e PELV, i differenziali (da testare con uno strumento apposito che simula i guasti), la misura della resistenza di terra, per verificare che sia garantita l’interruzione automatica in caso di guasto e la verifica della caduta di tensione.

Per fare le prove, si deve contattare un professionista in grado di testare, con strumenti appositi (o con uno strumento multifunzione), l’affidabilità dell’impianto.

Impianti elettrici nei luoghi di lavoro: il DPR 462/01

Il DPR 462/01, entrato in vigore nel gennaio del 2002, obbliga tutti i datori di lavoro a fare verifiche periodiche e straordinarie per gli impianti elettrici di messa a terra, i dispositivi di protezione contro le “scariche” atmosfere (i fulmini) e degli impianti elettrici nei luoghi a rischio esplosione.

Il datore deve fare le verifiche ogni due anni in luoghi di lavoro con pericoloso di esplosione, nei cantieri, negli edifici in legno e nei luoghi a maggior  rischio di incendio, ogni cinque anni negli altri casi.
Sono previste anche verifiche straordinarie nel caso in cui le verifiche periodiche abbiano riscontrato qualche problema grave, oppure in caso di modifica dell’impianto, o ancora su precisa richiesta del datore di lavoro.