Archivio mensile:Aprile 2018

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Lampadine vintage, come sceglierle

Le lampadine vintage non sono facili da scegliere. Ecco quali sono le caratteristiche per riconoscere le migliori. Per trovarle, invece, basta cercarle nel nostro shop.

Lampadine vintage: le migliori applicazioni

Una caratteristica fondamentale di questo stile e fare un passo tra l’antico e il moderno. Per questo, le lampadine non ricordano un anno preciso, ma sono un salto nel tempo tra uno o due decenni. Di solito, gli anni preferiti sono quelli del boom economico e quelli di poco successivi.

Gli anni Sessanta e Settanta fanno parte dell’immaginario comune, ma è bene che queste lampade abbiano un attacco moderno, e magari una lampadina interna a basso impatto energetico, novità che all’epoca non c’erano.

Le installazioni che ricordano il passato, ma che si possono usare anche con illuminazioni contemporanee sono:

  • Le applique. Ideali per gli ingressi e i soggiorni, questi complementi di arredo sono molto originali e dalle fantasie più diverse. Sono anche a basso impatto energetico, perché amplificano la luce della lampadina. Ce ne sono tantissime varianti e si usano da quasi 300 anni.
  • I paralumi. Per essere davvero vintage, queste installazioni devono avere la base in legno (intarsiato è meglio), oppure una base che abbia particolari ghirigori che ricordano il passato. La camera da letto è il posto ideale per inserirne almeno un paio, magari ai lati.
  • Lampadari a candelabro. In realtà ce ne sono tantissimi, ideali anche per lo studio e l’ufficio. Caratteristica di questi elementi sono i vari bracci, da 4 a 6, ognuno con una lampadina a LED, per un effetto romantico e a tratti gotico.

Lampadine Vintage sì, ma nel rispetto delle regole

Naturalmente, oggi si usano le lampadine a LED. Per fortuna, questo non è un problema. Infatti, ci sono lampadine a LED che rispettano la forma di quelle di un tempo, con il vantaggio di consumare meno e di durare più a lungo.

In più, con le nuove normative, utilizzare le vecchie lampadine sarebbe un errore, dato che sono già in dismissione.

Come scegliere lampadine vintage in tono con l’arredamento

Per scegliere le lampadine vintage in tono con l’arredamento, si devono vedere i mobili e quale atmosfera si vuole creare in casa. Per andare sul sicuro, si può pensare a un arredamento massello, che si adatta perfettamente a cucina, soggiorno, ufficio, camera da letto.

In alternativa, si possono utilizzare dei mobili rinfrescati. Infatti, molti hanno in casa dei mobili degli anni Sessanta e Settanta. Spesso, basta una riverniciata per sistemarli e utilizzarli.

Per le lampadine, invece, conviene scegliere un colore e abbinarlo. Per esempio, un’applique color verde acqua è ideale in soggiorno, ma solo se il resto del mobilio è blu/celeste/bianco. Insomma, spesso basta organizzarsi per trovare una soluzione di abbinamento semplice e veloce per dare il proprio “tocco” in casa.

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Come montare un cancello automatico

Per montare un cancello automatico, gli strumenti giusti sono nel nostro shop. Invece, per capire come fare e tutti i passaggi, basta continuare a leggere!

Da dove iniziare

Prima di tutto, si deve capire se si tratta di un cancello scorrevole o battente. In questo modo, si terrà conto del movimento del cancello prima di passare alle manovre per montarlo. Di solito, oltre alle porte, c’è un kit di automazione, che è il cuore del cancello.

Serve, infatti, per passare la corrente elettrica e usare l’energia per muovere il cancello a comando. Questo kit di solito contiene:

  • Motore con centralina.
  • Piastra di fissaggio.
  • Telecomandi.
  • Fotocellule.
  • Selettore con chiave.
  • Luce con antenna.

Dopo aver inserito gli infissi e il binario necessario per far scorrere la cremagliera (= sistema con ingranaggio e asta dentata per consentire il movimento), è importante partire dalla centralina. Questa verrà posizionata da un esperto lontano da terra, in modo che non ci sia passaggio d’acqua. La centralina deve essere collegata alla rete elettrica, alla messa a terra e al motore, oltre a essere vicinissima al cancello.

In alternativa, questa potrà essere inserita vicino a un interruttore, in modo che il tutto si avvii solo dopo aver premuto il pulsante. Se non è possibile inserire la centralina direttamente sulla parete, si può inserire un tubo, al quale poi avvitarla.

Come collegare tutti gli elementi

In questo tipo di installazione, il cablaggio è già stato fatto. Naturalmente, si deve sempre lavorare non collegati alla corrente per motivi di sicurezza. A questo punto, si dovrà fissare molto bene il supporto per il motore elettrico, sempre incluso nel kit, assicurandosi che sia ben saldo una volta avvitato il tutto.

A questo punto, si dovrà fissare l’anta al motore elettrico tramite saldatura. Si dovrà poi fare una prova, aprendo l’anta per vedere se è tutto ben collegato.

Una volta fissato, si collega alla centralina. Si passa, quindi, al montaggio manuale degli altri elementi e alla prova finale con l’utilizzo della corrente.

La differenza con i cancelli a battente

I cancelli a battente pesano più di 350 chili. Di conseguenza, servono dei pistoni e un motore idraulico, che sfruttino sia la corrente elettrica che il movimento dell’acqua. Per un esperto installatore, tutto si risolve velocemente e bene, facendo delle prove tecniche al termine del lavoro.

Come funzionano i kit

Ogni kit, infatti, mostra i vari passaggi da eseguire modello per modello. Per evitare errori e fare sì che le normative siano rispettate, conviene contattare un elettricista esperto.

Una volta chiuso, il cancello non dovrebbe essere facile da aprire. Si tratta di una misura di sicurezza, in linea con le normative EN 12453 ed EN 12445.

I migliori kit sono a disposizione nel nostro store online, pronti per l’installazione!

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Cavi zero alogeni, cosa sono e a cosa servono

Cosa sono i cavi a zero alogeni e a cosa servono? Ecco come riconoscerli e quando utilizzarli. Per trovarli, basta cercarli sul nostro shop.

Cosa sono i cavi a zero alogeni

I cavi a zero alogeni sono così definiti perché, rispetto agli altri cavi, non hanno particolari materiali. Questi materiali sono: cloro, fluoro, iodio, bromo, ecc. Questi elementi nei cavi non sono pericolosi di solito, ma ci sono alcune condizioni che possono favorire un incendio.

Quindi, per evitare che in questi ambienti questi elementi possano generare un’autocombustione, si usano questi cavi speciali.

Un altro motivo per cui questi cavi non vengono usati è che i gas inseriti, se dovessero espandersi per molto tempo nell’aria, rischiano di causare seri danni alla salute. In particolare, sono pericolosi per chi lavora in ambienti chiusi.

Come riconoscerli

Per riconoscere questi cavi, basta vedere sulla confezione. Le sigle usate per i cavi senza alogeni sono: LSOH, LS0H (quindi, c’è la O, oppure uno zero) o LSZH. In generale, i cavi sono sempre isolati, proprio per evitare la combustione.

Questo tipo di cavi, però, ha l’ulteriore vantaggio della normativa. Infatti, questi cavi, prima di essere messi sul mercato, vengono sottoposti a controlli. Questi controlli non vengono scelti dalle aziende, ma dalle normative europee.

In particolare, le normative coinvolte, che vanno riportate in confezione in sigla, sono:

  • CEI EN 60332-1-2.
  • CEI EN 50267-2-2.
  • CEI EN 61034-2.
  • CEI 20-22/2.
  • CEI 20-37/3-1.

Quali sono queste prove? In pratica, si prova a incendiare un cavo di test e un fascio di cavi di test. Se questo componente elettrico rientra nelle normative, allora la fiamma non si propaga. Negli impianti, questo garantisce che, in caso di incendio, fumo e fiamme non si propagheranno in tutto il circuito.

Dove si usano i cavi zero alogeni?

cavi zero alogeni sono consigliati dal Ministero dell’Interno per i luoghi dove c’è un gran numero di persone e nei posti dove sono custoditi opere d’arte e beni archeologici. In particolare, sono vivamente consigliati negli ambienti chiusi, dove si lavorano i gas, oppure nel settore industriale a ogni livello.

La speciale protezione delle guaine senza questi elementi nocivi anche per la salute fa sì che chi non è strettamente legato alla normativa possa preferire lo stesso questi cavi per l’impianto di casa come formula vincente per ottenere maggiore sicurezza.

L’unica pecca è che la normativa non prevede un colore di riconoscimento per questi cavi. Quindi, ci possono essere progetti dove ai cavi di questo tipo si affiancano quelli comuni (anche questi sicuri) dove le condizioni ambientali favoriscono questa scelta.

Per capire se questi sono la scelta giusta o meno, è sempre bene rivolgersi a un esperto elettricista e a un progettista valido, che sapranno valutare quando usare i cavi zero alogeni, sempre nel rispetto delle leggi italiane ed europee per quanto riguarda gli impianti elettrici.

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Come fare un impianto elettrico per bar

Per fare un impianto elettrico per bar a norma è necessario sapere quali saranno le fonti di consumo principali e disporre, successivamente, di tutte le certificazioni in caso di controlli. Per tutto il materiale necessario, ci si può rivolgere al nostro shop.

Da dove cominciare

Per l’impianto elettrico commerciale, è importante ricordare che questo dovrà alimentare:

  • L’illuminazione.
  • Il condizionatore o comunque il sistema di condizionamento.
  • Le macchine necessarie per l’attività.
  • La sorveglianza.

In genere, questo impianto ha un “costo” in termini di consumi di circa 3 kWh, ma la legge invita caldamente i gestori a creare un impianto che sostenga il doppio dei consumi, per sicurezza.

Per essere a norma, questo impianto complesso deve essere progettato in base alla planimetria del locale commerciale. In più, va verificato se l’impianto esistente è adeguato o se c’è da cambiare qualcosa.

Quindi, si dovrà chiedere all’esperto di fare un progetto valido, sicuro e rispettoso delle normative. Solo a quel punto, si potrà procedere con i lavori.

Come procedere ai lavori

La cosa importante è verificare la presenza di cavi fondamentali, come:

  • Quello per la fase di corrente. Colore: nero/marrone.
  • Il neutro. Colore: blu.
  • Messa a terra. Colore: giallo/verde.

In più, si dovranno valutare le posizioni di prese (massimo 30 centimetri da terra) e interruttori (un metro da terra minimo). Infine, si deve verificare che, per fare un impianto elettrico per bar, ci siano anche spazi per il contatore e il quadro elettrico, oltre alle scatole di derivazione e quelle di incasso necessarie per il corretto funzionamento dell’impianto stesso.

Per un sistema completo, è bene scegliere una classificazione di livello 3, che garantisca sicurezza anche in caso di installazione di apparecchi di sorveglianza e di condizionamento.

Documentazione e prezzi

Una volta terminato il lavoro, la ditta che si occupa di fare un impianto elettrico per bar deve consegnare un documento di conformità, in linea con la legge CEI 186/1968. In questo modo, in caso di controlli, il gestore potrà avere tutto a portata di mano.

I prezzi sono variabili dai 3000 ai 10mila Euro. Naturalmente, molto dipende dalla planimetria e da quante fonti di consumo ci sono. In ogni caso, un impianto a norma funziona bene per molti decenni, al netto di un’accurata manutenzione.

Nei costi, andranno valutate anche le relative tasse, oltre a eventuali consulenze necessarie per ottenere un impianto davvero in linea con la normativa vigente.

A chi rivolgersi per fare un impianto elettrico da bar

Per un impianto simile, è bene non procedere con il fai da te, ma scegliere una ditta di professionisti, che abbia magari anche un portfolio con lavori già eseguiti. Verificare i preventivi ricevuti è una sicurezza anche per capire quali sono i tempi di realizzazione e quando poter inaugurare dopo aver scelto il locale da dove cominciare con la propria attività.

Per tutto il materiale necessario, ci si può rivolgere al nostro shop.