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Domotica detrazioni: consigli ed informazioni utili

Per la domotica detrazioni previste per il 2018 sono quelle che rientrano nell’Ecobonus. Cioè, il legislatore inserisce i sistemi domotici come un modo per risparmiare e, quindi, premia a sua volta con un bonus dal punto di vista fiscale. Se si sta cercando un sistema domotico di qualità, si possono trovare i modelli migliori nel nostro shop.

Requisiti di accesso

Per ottenere domotica detrazioni con l’ecobonus domotica 2018, la Legge di Stabilità 2016 comma 88 e la Circolare 20/E 2016  stabiliscono che i sistemi domotici devono mostrare quanto si consuma in casa, con la possibilità di inviare informazioni agli organi di controllo se serve.

In più, tra i dati richiesti in automatico ai sistemi domotici ci sono: temperatura dell’impianto, condizioni funzionamento correnti e la possibilità di poter accendere/spegnere/programmare gli impianti al bisogno.

Quindi, quando si sceglie un pannello domotico, si deve tener conto di questi fattori per poter ottenere domotica detrazioni.

Come funziona

Si ottiene una detrazione diretta del 65% sulle spese fatte a partire dal 1° Gennaio 2016 per:

  • Acquisto materiali.
  • Installazione impianto domotico.
  • Interventi di riqualificazione energetica attraverso la domotica.

Quindi, rientrano tutte le spese fatte per ottenere l’impianto che andrà poi a ridurre i consumi energetici grazie al monitoraggio della temperatura e dei consumi.

Documenti da presentare

Per poter richiedere l’ecobonus domotica 2018, si devono prima di tutto conservare tutte le fatture e la copia dei bonifici fatti per la realizzazione degli impianti. Così, si potranno compilare direttamente sul sito ENEA del Ministero l’allegato E per indicare un impianto domotico senza installazione di generatori di calore o di impianti fotovoltaici.

Altrimenti, sempre sul sito, al posto dell’allegato F, chi ha installato anche un impianto fotovoltaico può registrarsi e indicare nel form “scheda descrittiva” del sito la presenza di questo impianto.

Non finisce qui. Per ottenere la domotica detrazioni, si deve fare la dichiarazione dei redditi. Chi fa il 730 deve inserire le detrazioni nelle righe E1- E6 cod 7. Chi fa la dichiarazione dei Redditi PF2018, deve invece usare le righe RP61-RP 64 cod 7.

Un motivo in più per scegliere un impianto domotico

Accanto ai vantaggi di chi usa un impianto domotico, quest’anno ci sono anche le detrazioni, quindi vale la pena di approfittarne, anche perché non si sa se queste agevolazioni ci saranno anche per l’anno successivo.

Quindi, per sbrigare queste pratiche, il consiglio è di rivolgersi a un CAF o a un professionista abilitato, presentando tutte le prove dei pagamenti effettuati per andare sul sicuro.

Il consiglio è anche quello di farsi aiutare da un esperto quando si fa la procedura all’ENEA, perché un errore potrebbe essere difficile da riparare.

Quindi, un impianto domotico fa risparmiare tutto l’anno, aumenta il valore della casa, migliora la vita di tutti i giorni e adesso ci sono anche le detrazioni. Cosa desiderare di più?

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Impianto elettrico trifase, cos’è e cosa si tratta?

Un impianto elettrico trifase è un sistema sicuro e affidabile. Si utilizza sia per i sistemi industriali che per quelli domestici (= per case di medio/grandi dimensioni). I motivi di questa scelta sono diversi: migliore gestione della corrente, minori consumi, non è necessaria troppa manutenzione, ecc.

Se si deve rifare l’impianto elettrico, conviene scegliere quello trifase. Tutto quello che serve per installarlo è presente sul nostro shop.

Cos’è

Per capire di cosa si tratta, si deve fare chiarezza sul termine “trifase”. Un impianto elettrico trifase è un sistema a corrente alternata. Si basa su tre conduttori a tensione sfasata a 120°. Per riconoscerli, ogni cavo ha la sua lettera.

Le sigle utilizzate sono: R – S – T, oppure L1, L2, L3. Si collegano i cavi a tre generatori monofase (a stella o a triangolo in base all’organizzazione dell’impianto). Dove necessario, si può inserire un cavo N, che fa da neutro.

I cavi di utilizzo hanno una tensione di 400 V, mentre il cavo di neutro è da 230 V, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, che segue le normative europee.

Vantaggi

Perché usare un impianto elettrico trifase? Rispetto all’impianto monofase, la corrente viene ottimizzata meglio, quindi si consuma meno. In più, i tre generatori lavorano in sinergia, quindi l’impianto funziona a dovere per molto tempo.

Infine, se si consumano in casa 6 kW o più, il sistema conviene perché evita l’accumulo di calore e di corrente elettrica, garantendo maggiore sicurezza (= basti pensare agli impianti industriali, dove si consuma davvero tanta energia).

L’unico svantaggio è che si deve cambiare contatore elettrico, perché il cambio da monofase a trifase comporta un modo diverso di calcolare la corrente che passa. Quando serve, per esempio negli impianti di riscaldamento autonomo, si può usare una pompa di calore accanto all’impianto.

In questo caso, conviene scegliere la tariffa D1 quando si sceglie il fornitore di energia elettrica, per evitare di pagare troppo.

Dove si usa

Questo tipo di impianto si usa tranquillamente su impianti industriali e domestici. Tutto dipende dai consumi. Quindi, chi consuma fino a 3kW non ha bisogno di un impianto del genere.

Chi, invece, per la casa o per l’industria, ha bisogno di gestire una corrente maggiore di 6 kW, deve puntare all’impianto trifase senza pensarci due volte.

Come farlo?

La prima cosa da fare è contattare un elettricista e un progettista, che possano trasformare quelle che sono le esigenze domestiche/aziendali in un impianto efficiente.

Oltre alla progettazione, che deve essere sempre in linea con le normative vigente, serve anche un esperto che sappia collegare cavi e generatori in modo ottimale, per non muovere più l’impianto una volta completata la procedura.

Quindi, quando si parla di impianto elettrico trifase e se vale la pena sceglierlo, si devono vedere i consumi in bolletta e organizzarsi di conseguenza.

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Cos’è un utilizzatore elettrico e a cosa serve

Spesso si sente parlare di utilizzatore elettrico, soprattutto quando si fa riferimento ai circuiti elettrici di base e agli elettrodomestici. Cos’è questo dispositivo e a cosa serve? Se si sta cercando un utilizzatore elettrico per il proprio impianto, si può dare un’occhiata al nostro shop.

Cos’è?

Come dice la parola stessa, l’utilizzatore elettrico è un apparecchio che funziona con un’alimentazione elettrica continua. Quindi, non utilizza la batteria, ma direttamente una presa di corrente. Nei circuiti di base, serve a capire se la corrente passa o meno.

Per esempio, se in un circuito elettrico di base si inserisce una lampadina e questa si illumina, la lampadina farà da utilizzatore, perché userà l’energia elettrica per illuminarsi. Questo segnale farà capire che nel circuito sta passando corrente elettrica.

Se, invece, la corrente si interrompe per via di un interruttore, allora la lampadina si spegne da sola.

Differenza tra utilizzatore e apparecchi elettrici

Ci sono tantissimi apparecchi elettrici che usano la corrente per eseguire un’operazione. Sono tutti utilizzatori? No. L’utilizzatore, infatti, usa la forza elettromotrice. Quindi, per passare dal polo a basso potenziale a quello a potenziale maggiore, si utilizza la forza elettromotrice, alimentata a corrente elettrica.

Negli apparecchi elettrici, invece, non si usa questo sistema. Sono semplicemente alimentati a corrente elettrica.

Quando si deve scegliere un utilizzatore elettrico, si deve fare molta attenzione alla voce MAX. Indica la potenza massima che quel dispositivo può reggere.

A cosa serve?

Per capire se un utilizzatore è valido per l’uso che se ne vuole fare, si deve vedere nella scheda tecnica e/o nella confezione la potenza in Watt (W) o Ampere (A). Questi parametri esprimono anche il consumo.

L’utilizzatore serve a compiere delle azioni, così come serve un apparecchio elettrico. Infatti, gli utilizzatori sono utilizzati per l’illuminazione e per quelli che sono i piccoli e i grandi elettrodomestici di casa. Si possono usare anche per determinati impianti elettrici, come nel caso delle prolunghe.

Perché gli elettrodomestici sono considerati utilizzatori elettrici?

Gli elettrodomestici sono utilizzatori elettrici. Perché? Perché usano l’energia elettrica per: lavare i panni (= lavatrice), lavare i piatti (= lavastoviglie), cucinare (= forno), e altri compiti di tutti i giorni.

Se ci si fa caso, anche per gli elettrodomestici c’è una potenza in Watt e in Ampere (oltre a una valutazione del consumo con l’utilizzo delle classi), oltre alla potenza massima “MAX” che gli elettrodomestici possono sopportare per non saltare in aria.

Naturalmente, per scegliere gli utilizzatori giusti, serve anche verificare la conformità alle normative vigenti. Quindi, la certificazione ISO 9001 e tutte le normative per quanto riguarda la resistenza elettrica devono essere messe nero su bianco con i relativi simboli.

Quindi, quando si parla di utilizzatori per impianti elettrici, è bene farsi spiegare il modello che serve, per andare sul sicuro.

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Cavi scaldanti, cosa sono e a cosa servono

Cosa sono i cavi scaldanti e dove fanno davvero la differenza? In questa guida vediamo quali sono i contesti migliori dove usarli e quali sono le differenze con i cavi elettrici semplici. Per trovarli, invece, basta andare sul nostro shop.

Cosa sono

I cavi scaldanti, o meglio, i cavi scaldanti autoregolanti, sono dei cavi che hanno particolari caratteristiche. Quali sono?

  • Possono essere usati sia in impianti domestici, sia in quelli industriali, sia all’interno che all’esterno.
  • Sono di piccole dimensioni, quindi si possono usare sia dentro ai tubi, sia su una superficie che si possa poi riscaldare con questi cavi.
  • Sono molto facili da usare. Soprattutto in edilizia, è importante usare questi cavi quando si vuole ottenere subito una superficie scaldante.

Infine, questi cavi non hanno bisogno di sostituzioni, non hanno bisogno di troppa manutenzione e, grazie alla loro versatilità, si possono mettere in posa in pochissimo tempo.

A cosa servono

I cavi scaldanti servono per scaldare in inverno quelle strutture che, se non fossero riscaldate, non sarebbero in grado di funzionare correttamente. La possibilità di utilizzare i cavi di questo tipo in ambienti umidi (con le relative protezioni), permette di utilizzare molto questi cavi in ambito edile.

Per esempio, nei tubi esterni per portare l’acqua nelle case. In alternativa, anche in strade e marciapiedi, dove è necessario trasportare corrente elettrica a qualsiasi temperatura, si può pensare di usarli. In casa, se si deve fare un impianto di riscaldamento, oppure un impianto di isolamento termico, non si può fare a meno di usare questo tipo di cavetteria.

Anche su terrazze e grondaie, i cavi scaldanti sono ideali per garantire un effetto antigelo. Non a caso, l’effeto autoregolatore di questi cavi permette di ottenere una temperatura costante, senza dover intervenire sempre sul termostato.

In ambito aziendale, si possono trovare tantissime situazioni dove sono necessari questi cavi. Per esempio, in ambienti che devono essere freddi per esigenze di produzione, oppure dove è necessario tenere costanti queste temperature.

Come scegliere i cavi scaldanti

Per scegliere questa cavetteria, è importante rivolgersi ad aziende italiane, che garantiscono massima trasparenza. In più, rivolgersi ad aziende italiane, o comunque europee, significa avere la certezza che tutti i controlli siano stati fatti.

Per esserne certi, basta verificare la presenza delle normative nazionali ed europee sulle schede tecniche. In particolare, molta attenzione va data ai materiali e al voltaggio dei singoli cavi. Come sempre, è importante che la cavetteria risponda alle esigenze di chi ha messo in piedi il progetto.

Rivolgersi sempre a un elettricista qualificato per i cavi scaldanti aiuterà a dare una reale risposta al primo freddo autunnale/invernale e per tenersi pronti per quando l’impianto di riscaldamento dovrà essere messo in moto. Controllare sempre la descrizione dei prodotti aiuta!

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Domotica vocale, di cosa si tratta e come funziona

Cos’è la domotica vocale e come funziona? Perché si dovrebbe pensare di installare qualcosa del genere e in quali contesti? Per tutte le informazioni, basta proseguire la lettura! Per i materiali, invece, si può fare riferimento al nostro shop!

Di cosa si tratta

La domotica vocale è un impianto che riconosce i comandi vocali. In questo modo, al termine dell’installazione, tutti i componenti della famiglia possono dare dei comandi vocali e vedere la casa reagire in base ai comandi.

In passato, questa prospettiva era considerata fantascienza, ma oggi è possibile grazie a diverse innovazioni e alla riduzione dei costi per gli apparecchi di riconoscimento vocale. Come non pensare alla svolta di Amazon e di Google in tal senso: queste multinazionali hanno dato impulso al settore con apparecchi semplici e dai costi contenuti, ma che da soli non bastano.

Infatti, serve un impianto elettrico e non solo completo, che trasformi la voce in impulso elettrico e, quindi, nella realizzazione dei comandi più semplici, come può essere accendere una luce o la TV. Come funziona e come è possibile tutto questo?

Come funziona

Quando si parla di domotica vocale si parla dell’intero impianto, dall’apparecchio che riceve il comando vocale e lo decodifica alle varie applicazioni impiantistiche. Una volta installato l’impianto, per il riconoscimento vocale ogni componente della famiglia registra la propria voce con il dispositivo.

Così, questo sarà in grado di riconoscere sia il comando, sia chi lo fa. Ora, i comandi sono abbastanza standard, come “Spegni la luce”, “Accendi la TV”. In più, l’apparecchio di riconoscimento vocale ha un sistema operativo (iOS/Android, come quelli degli smartphone), che permette di fornire informazioni a tutto l’impianto.

Per funzionare, serve una connessione Wi-Fi molto potente. Infine, nell’impianto vengono installate delle placche, collegate tra loro tramite Wi-Fi. Queste sono invisibili, perché sono all’interno del muro. Infine, una volta dato il comando, sono proprio le placche a “eseguirlo”.

C’è anche un pratico pannello di controllo: si tratta di un pratico schermo LCD per gestire tutte le impostazioni.

Oltre alle placche, ci sono anche dei sensori, che permettono alla casa di “gestire da sola” illuminazione, temperatura, ecc. Questi sistemi si possono anche regolare a comando.

Costi

I costi dipendono dall’estensione dell’impianto. Per i materiali, invece, i costi sono molto ridotti: si parla anche di meno di 100 Euro per il sistema di riconoscimento vocale. Per saperne di più, conviene chiedere un preventivo alla ditta che si occupa dei lavori, per ottenere una stima per la propria abitazione.

Campi di applicazione

Di solito, i sistemi di domotica vocale si trovano nelle case e nei piccoli uffici. In particolare, è possibile gestire con questo sistema:

  • Temperatura.
  • Umidità in casa.
  • Elettrodomestici grandi e piccoli.
  • Tecnologia che supporta la rete wi-Fi.

La prima cosa da fare per avere un sistema del genere è chiamare una ditta valida, che offra un progetto competitivo e sicuro di domotica vocale.

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Cavi elettrici antichizzati quali scegliere e perché

I cavi elettrici antichizzati sono dei componenti elettrici che si possono usare a vista e che offrono un buon effetto decorativo. Per trovarli, si può cercare sul nostro shop. Ecco quali scegliere in base a quello che si vuole fare.

Cosa sono

I cavi elettrici antichizzati sono, all’interno, dei comuni cavi in rame intrecciati. Assicurano buona conduttura, facilità di utilizzo e sicurezza come da normative vigenti sui componenti elettrici.

Rispetto ad altri componenti, però, hanno un rivestimento diverso. Il rivestimento, è infatti, in diversi tessuti e colori. Si può usare il cotone, ma anche la tela. Il cavo può essere intrecciato o meno. Si può scegliere tra i cavi elettrici antichizzati quelli che stanno meglio in casa.

Come usare

Questi cavi si possono usare all’esterno, come elemento decorativo. Quindi, sono usati soprattutto per:

  • Installare abat-jour.
  • Impianti a vista.
  • Per cantine/soffitte.
  • Per rendere più confortevole il soggiorno.
  • Canaline/centraline di sicurezza.

Il sistema a treccia di questi particolari cavi consente anche la possibilità di attorcigliarli senza disperdere calore e mantenendo isolata la corrente elettrica. Quindi, questa è una scelta anche di sicurezza.

Per l’installazione, senza collegamento alla corrente elettrica, basta che l’esperto colleghi le estremità in base alla polarità e faccia una prova per capire se è tutto a posto. Il consiglio è di non fare mai da soli e di chiedere all’esperto il tipo di cavo di cui ha bisogno.

Come scegliere

Per scegliere i cavi giusti, è necessario capire la lunghezza che serve. Di solito, questi cavi si vendono al metro (minimo 10 metri, massimo quanto ne serve). Quindi, la prima cosa da fare è verificare quanti metri ci sono nel progetto.

A questo punto, l’esperto dovrà vedere gli agganci. I cavi sono scoperti, ma devono essere lo stesso ben fissati al muro. Infine, si dovrà sempre avere a che fare con cavi in linea con la normativa vigente.

Quindi, è fondamentale che:

  • I cavi arrivino ben sigillati.
  • La confezione riporti tutte le disposizioni: CE, ISO9001, ecc. Naturalmente, devono essere tutte reali e non contraffazioni.
  • L’azienda deve essere affidabile e garantire anche assistenza clienti.

Per quanto riguarda i nostri cavi elettrici antichizzati, assicuriamo i prodotti venduti. Sono delle migliori aziende italiane ed europee. Garantiscono controlli già a livello di produzione in linea con le leggi vigenti e hanno sempre una sede legale e un sito di riferimento per poter chiedere una mano.

Di norma, questi cavi sono affidabili e molto resistenti. Una volta usati negli impianti a vista, non c’è alcun motivo per muoverli. Non ci sono particolari manutenzioni da fare dopo l’installazione. I materiali sono anche semplici da riciclare, per chi ama il risparmio energetico e ha un occhio all’ambiente. Vale la pena usarli nelle rifiniture e negli impianti a vista che possono fare parte di un arredamento di gusto.

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Lampadine vintage, come sceglierle

Le lampadine vintage non sono facili da scegliere. Ecco quali sono le caratteristiche per riconoscere le migliori. Per trovarle, invece, basta cercarle nel nostro shop.

Lampadine vintage: le migliori applicazioni

Una caratteristica fondamentale di questo stile e fare un passo tra l’antico e il moderno. Per questo, le lampadine non ricordano un anno preciso, ma sono un salto nel tempo tra uno o due decenni. Di solito, gli anni preferiti sono quelli del boom economico e quelli di poco successivi.

Gli anni Sessanta e Settanta fanno parte dell’immaginario comune, ma è bene che queste lampade abbiano un attacco moderno, e magari una lampadina interna a basso impatto energetico, novità che all’epoca non c’erano.

Le installazioni che ricordano il passato, ma che si possono usare anche con illuminazioni contemporanee sono:

  • Le applique. Ideali per gli ingressi e i soggiorni, questi complementi di arredo sono molto originali e dalle fantasie più diverse. Sono anche a basso impatto energetico, perché amplificano la luce della lampadina. Ce ne sono tantissime varianti e si usano da quasi 300 anni.
  • I paralumi. Per essere davvero vintage, queste installazioni devono avere la base in legno (intarsiato è meglio), oppure una base che abbia particolari ghirigori che ricordano il passato. La camera da letto è il posto ideale per inserirne almeno un paio, magari ai lati.
  • Lampadari a candelabro. In realtà ce ne sono tantissimi, ideali anche per lo studio e l’ufficio. Caratteristica di questi elementi sono i vari bracci, da 4 a 6, ognuno con una lampadina a LED, per un effetto romantico e a tratti gotico.

Vintage sì, ma nel rispetto delle regole

Naturalmente, oggi si usano le lampadine a LED. Per fortuna, questo non è un problema. Infatti, ci sono lampadine a LED che rispettano la forma di quelle di un tempo, con il vantaggio di consumare meno e di durare più a lungo.

In più, con le nuove normative, utilizzare le vecchie lampadine sarebbe un errore, dato che sono già in dismissione.

Come scegliere lampadine vintage in tono con l’arredamento

Per scegliere le lampadine vintage in tono con l’arredamento, si devono vedere i mobili e quale atmosfera si vuole creare in casa. Per andare sul sicuro, si può pensare a un arredamento massello, che si adatta perfettamente a cucina, soggiorno, ufficio, camera da letto.

In alternativa, si possono utilizzare dei mobili rinfrescati. Infatti, molti hanno in casa dei mobili degli anni Sessanta e Settanta. Spesso, basta una riverniciata per sistemarli e utilizzarli.

Per le lampadine, invece, conviene scegliere un colore e abbinarlo. Per esempio, un’applique color verde acqua è ideale in soggiorno, ma solo se il resto del mobilio è blu/celeste/bianco. Insomma, spesso basta organizzarsi per trovare una soluzione di abbinamento semplice e veloce per dare il proprio “tocco” in casa.

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Cavi zero alogeni, cosa sono e a cosa servono

Cosa sono i cavi a zero alogeni e a cosa servono? Ecco come riconoscerli e quando utilizzarli. Per trovarli, basta cercarli sul nostro shop.

Cosa sono

I cavi a zero alogeni sono così definiti perché, rispetto agli altri cavi, non hanno particolari materiali. Questi materiali sono: cloro, fluoro, iodio, bromo, ecc. Questi elementi nei cavi non sono pericolosi di solito, ma ci sono alcune condizioni che possono favorire un incendio.

Quindi, per evitare che in questi ambienti questi elementi possano generare un’autocombustione, si usano questi cavi speciali.

Un altro motivo per cui questi cavi non vengono usati è che i gas inseriti, se dovessero espandersi per molto tempo nell’aria, rischiano di causare seri danni alla salute. In particolare, sono pericolosi per chi lavora in ambienti chiusi.

Come riconoscerli

Per riconoscere questi cavi, basta vedere sulla confezione. Le sigle usate per i cavi senza alogeni sono: LSOH, LS0H (quindi, c’è la O, oppure uno zero) o LSZH. In generale, i cavi sono sempre isolati, proprio per evitare la combustione.

Questo tipo di cavi, però, ha l’ulteriore vantaggio della normativa. Infatti, questi cavi, prima di essere messi sul mercato, vengono sottoposti a controlli. Questi controlli non vengono scelti dalle aziende, ma dalle normative europee.

In particolare, le normative coinvolte, che vanno riportate in confezione in sigla, sono:

  • CEI EN 60332-1-2.
  • CEI EN 50267-2-2.
  • CEI EN 61034-2.
  • CEI 20-22/2.
  • CEI 20-37/3-1.

Quali sono queste prove? In pratica, si prova a incendiare un cavo di test e un fascio di cavi di test. Se questo componente elettrico rientra nelle normative, allora la fiamma non si propaga. Negli impianti, questo garantisce che, in caso di incendio, fumo e fiamme non si propagheranno in tutto il circuito.

Dove si usano

cavi zero alogeni sono consigliati dal Ministero dell’Interno per i luoghi dove c’è un gran numero di persone e nei posti dove sono custoditi opere d’arte e beni archeologici. In particolare, sono vivamente consigliati negli ambienti chiusi, dove si lavorano i gas, oppure nel settore industriale a ogni livello.

La speciale protezione delle guaine senza questi elementi nocivi anche per la salute fa sì che chi non è strettamente legato alla normativa possa preferire lo stesso questi cavi per l’impianto di casa come formula vincente per ottenere maggiore sicurezza.

L’unica pecca è che la normativa non prevede un colore di riconoscimento per questi cavi. Quindi, ci possono essere progetti dove ai cavi di questo tipo si affiancano quelli comuni (anche questi sicuri) dove le condizioni ambientali favoriscono questa scelta.

Per capire se questi sono la scelta giusta o meno, è sempre bene rivolgersi a un esperto elettricista e a un progettista valido, che sapranno valutare quando usare i cavi zero alogeni, sempre nel rispetto delle leggi italiane ed europee per quanto riguarda gli impianti elettrici.

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Come scegliere tra un cancello automatico scorrevole o a battente

Quale scegliere tra un cancello automatico scorrevole o a battente? Ecco quali sono le differenze per scoprire quello giusto per la propria casa? Per i materiali, invece, c’è lo shop a disposizione!

Cos’è un cancello automatico scorrevole

Entrambi i tipi funzionano a motore. Nel caso del sistema scorrevole, però, la saracinesca si avvolge verso l’alto, per creare un passaggio utile, per esempio, per portare l’auto all’interno di un garage.

In questo modo, il cancello non occupa troppo spazio ed è facile fare la manutenzione ordinaria. In più, se in passato era necessario azionare un bottone o usare un telecomando, oggi i sistemi moderni hanno un sensore di movimento.

Così, il sistema “sente” che sta arrivando un mezzo e si apre, senza alcun intervento. Naturalmente, ci sono dei sistemi in modo che un malintenzionato non possa entrare in casa usando l’apertura del cancello!

In caso di black out, c’è un impianto di emergenza a batteria, che permette l’apertura anche in assenza di corrente elettrica. In ogni caso, il sistema scorrevole è ideale per aprire il cancello solo quando serve, quindi poche volte al giorno. Diventa quindi una soluzione semplice e sicura per l’uso domestico.

Caratteristiche di un cancello automatico a battente

Il sistema a battente, invece, prevede che il cancello si apra in due ante. Sempre a motore, può essere a pistone idrico o con sistema elettrico. Nel primo caso, il movimento dell’acqua all’interno consente di aprire cancelli anche di importanti dimensioni.

Nel secondo caso, invece, si tratta di una struttura più semplice, che si usa per i condomini, oppure per le piccole imprese. Visto, però, che il cancello si apre spesso, questa struttura conviene di più rispetto a un modello scorrevole.

In ogni caso, è bene lasciare spazio tra l’auto e il cancello, anche se le ante possono aprirsi all’interno. La manutenzione qui deve essere periodica e sarà necessario contattare un esperto, che sappia come agire sul motore.

Anche qui, ci saranno sistemi di sicurezza adeguati per evitare le intrusioni da parte di terzi non autorizzati.

Come scegliere

La scelta, quindi, diventa molto semplice da fare. Se si tratta solo di aprire il garage per parcheggiare l’auto e metterla al sicuro subito dopo, il cancello scorrevole è sicuramente la soluzione migliore.

Dove, invece, è importante che il cancello resista e il motore faccia il suo dovere, con anche più di 100 aperture al giorno (per esempio, per furgoni per il transito di merci), allora conviene utilizzare un modello a battente.

Per fortuna, le soluzioni automatizzate sono davvero tantissime. Per questo, il consiglio è di fare una scelta consapevole basandosi sugli spazi a disposizione. Questo può essere il criterio migliore per far progettare al meglio una struttura destinata a durare nel tempo, al netto delle manutenzioni ordinarie.

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NORMATIVA ERP – Bando Lampade Alogene Settembre 2018

La nuova normativa ERP stabilisce l’addio definitivo alle vecchie lampade alogene entro Settembre 2018. Per sostituire le lampadine, ci si può rivolgere al nostro shop. Nel frattempo, ecco che cosa dice questa normativa.

Perché lo stop alle lampade alogene?

Lo stop alle lampade alogene, che consumano di più e possono causare problemi alla salute (parliamo di quelle utilizzate fino agli anni 2000), è partito nel 2009, con la prima fase della normativa. Da quel momento, i singoli Paesi si sono impegnati a definire degli obiettivi, fino a completo smaltimento delle lampade alogene, la cosiddetta Fase 6.

Questa scatterà il 1° Settembre 2018, con il bando definitivo di queste lampadine. Ecco cosa dice la normativa nei dettagli.

Cosa dice la normativa ERP

La Direttiva ERP (CE) 244/2009 è a più livelli. Il primo livello è, ovviamente, per produttori e per chi vende questi prodotti, che devono smettere di farlo. Naturalmente, non sarà un blocco immediato, ma se ne produrranno sempre meno. Quindi, chi ha queste lampadine che funzionano bene, non deve preoccuparsi: non sarà fuorilegge averle in casa. Sostituirle, però, sarebbe meglio, giusto per non regalare denaro al fornitore di corrente elettrica.

Come riconoscere le lampadine messe al bando? Basta guardare l’aspetto e le confezioni. Quelle fuori dalla circolazione sono di vetro e non hanno il trasformatore. In più, appartengono alle sigle, riportate in confezione: E27, E14 (primo blocco), G4 o GY6.35 (secondo blocco), R7s o G9.

Le sigle si riferiscono all’attacco tra la lampadina e la fonte di alimentazione elettrica. In più, andranno sostituite le lampadine dei forni datati (procedura da farsi se si ha un’impresa di ristorazione).

In realtà, la normativa non parla solo di lampadine. Infatti, si parla anche di diverse strategie per ridurre i consumi energetici, che vanno dal riscaldamento, all’architettura interna delle abitazioni, ecc.

Insomma, una direttiva europea che coinvolge diversi aspetti della vita e che non può far a meno di parlare anche delle lampadine e dell’uso consapevole della corrente elettrica in casa e nel fare impresa.

Consigli utili

Per rispettare la normativa ERP, basta verificare quali sono le lampadine da sostituire e come gestire i consumi energetici in casa. Oltre al rispetto delle leggi europee, si otterrà un netto risparmio sulla bolletta elettrica, quindi conviene mettersi in pari dove possibile.

Questo vale per chi deve fare attenzione solo ai consumi in casa. In realtà, la normativa fa riferimento anche al corretto smaltimento dei rifiuti e alla possibilità di recuperare parte di questi materiali per riutilizzarli.

Insomma, si tratta delle manutenzioni da fare in casa come al solito. Semplicemente, adesso c’è una regolamentazione chiara, che permette di avere un criterio di riferimento nella scelta delle lampadine e di altri componenti elettrici. Quindi, un passo in avanti verso funzionalità, risparmio e rispetto per l’ambiente.