Archivio mensile:Novembre 2015

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Aspiratori Vortice, ecco tre modelli

Nelle stanze dove è necessario cambiare spesso l’aria, può essere utile installare un aspiratore che aiuti a purificare e migliorare la qualità dell‘aria. Questi dispositivi sono l’ideale per gli ambienti privi di finestre oppure di un’adeguata aerazione. In questo post vi parleremo di tre modelli proposti da Vortice: scopriamoli insieme.

Aspiratore centrifugo da condotto long life Ariett LL

vortice-aspiratoreL’Ariett LL è in grado di ventilare in modo continuo ambienti di media grandezza, sia domestici che commerciali. Aiuta a combattere l’umidità e purifica l’aria. È un apparecchio silenzioso grazie ai supporti antivibrazioni, al doppio involucro per motore e ventola e alla chiusura di non ritorno.
Il motore, dotato di cuscinetti a sfera, garantisce fino a 30.000 ore di uso continuo senza problemi.
Questo modello può fare al caso di locali e negozi che necessitano di un frequente ricambio d’aria e di ambienti domestici privi di finestre.

Aspiratore centrifugo da condotto long life Press 220 LL

Il Press 220 LL è una sorta di evoluzione dell’Ariett LL: le dimensioni maggiori, infatti, lo rendono adatto a grandi ambienti, domestici e non.
Anche questo modello è dotato di un motore forte e silenzioso, in grado di funzionare per 30.000 ore senza alcun problema meccanico. Il filtro metallico si può lavare e trasportare con facilità; non mancano il supporto antivibrazione e il doppio involucro per il motore.
La classe di isolamento è la II (non hanno bisogno della messa a terra).

Aspiratore centrifugo da condotto MaxS

Ecco un modello utile a chi ha necessità di arieggiare un’ambiente solo di tanto in tanto. Rispetto ai due modelli già descritti, il Max S è indicato per usi “intermittenti” in locali di piccola, media o grande dimensione. La buona potenza assicura un’ottima portata d’aria, e la chiusura a farfalla evita passaggi dell’aria quando è spento. Ideale per quegli ambienti, come cucine o bagni, che solo saltuariamente necessitano di un’aspiratore.
Anche questo modello ha classe di isolamento II.

Perché installare un aspiratore?

Un buon aspiratore, come già accennato, aiuta a purificare l’aria di una stanza. Cucine, bagni, locali dove si utilizzano sostanze “chimiche” possono aver bisogno di un aspirazione costante dell’aria.
In inverno, inoltre, l’aspiratore può contribuire al risparmio energetico: accendere l’aspiratore invece di aprire le finestre purifica l’aria senza che il freddo abbassi la temperatura della stanza.
Un aspiratore, inoltre, aiuta a combattere l’umidità e a rendere le stanze più salubri e vivibili.

Vortice, missione aria pulita

Vortice è un’azienda italiana specializzata in prodotti per la ventilazione di alto livello e dal design curatissimo. Nata intorno agli anni ’50, Vortice ha vinto il prestigioso “Compasso d’Oro” alla carriera nel 1987, a testimonianza del continuo impegno per la ricerca di prodotti innovativi dedicati a migliorare la qualità dell’aria.
Se avete bisogno di un buon aspiratore, uno dei modelli descritti potrebbe fare al caso vostro.

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Come fare l’impianto elettrico di un’autorimessa

Dopo aver scoperto come fare un impianto elettrico industriale, scopriamo oggi come dev’essere realizzato l’impianto elettrico di un’autorimessa. L’impianto per questo tipo di attività, infatti, pur non essendo particolarmente complicato, deve rispettare determinati vincoli se c’è il rischio concreto di esplosioni e incendi. Entriamo nel dettaglio.

Linee guida per l’impianto di un’autorimessa

In linea di massima, per fare l’impianto elettrico di un’autorimessa bisogna seguire la norma CEI 64-8 e il DM 37/8, con una particolare attenzione alla sicurezza. Il grado di protezione minimo consigliato per le autorimesse è l’IP44, cioè protezione contro corpi solidi di dimensioni superiori a 1mm e contro l’accesso con un filo e contro gli spruzzi d’acqua, secondo quanto definito dalla norma EN 60529; inoltre, i componenti dell’impianto devono essere installati a 115 cm di altezza, in modo da garantire un’adeguata protezione meccanica e risolvere allo stesso tempo il problema delle barriere architettoniche. Se l’area del locale della rimessa è superiore ai 300 metri quadri, dev’essere installato uno sgancio d’emergenza che tolga la corrente a tutto il locale e ogni singola sorgente di alimentazione. L’illuminazione dev’essere adeguata alle esigenze di chi lavora nell’autorimessa: per avere un’illuminazione sufficiente si possono seguire le indicazioni della UNI EN 12464-1, oltre alla UNI 1838 che indica le caratteristiche di un’efficiente illuminazione di sicurezza.

Progetto dell’impianto di un’autorimessa: quando è necessario?

Affidare la progettazione dell’impianto elettrico dell’autorimessa è necessario solo se la superficie del locale supera i 200 metri quadri, se l’autorimessa è alimentata in bassa tensione con potenza superiore a 6 kW ed è a forte rischio di incendio o a pericolo di esplosione e, infine, se  l’autorimessa fa parte di una struttura residenziale più grande di 400 metri quadri. In ogni caso, è bene affidare la progettazione e l’esecuzione dei lavori a un professionista o un’impresa abilitati, che garantisca un lavoro preciso secondo le norme di legge, faccia le necessarie verifiche e rilasci una dichiarazione di conformità: l’impianto elettrico deve garantire sempre sicurezza e affidabilità. Non va trascurata neppure la manutenzione.

Pericolo di esplosione: le cose si complicano

I rischi di incendio ed esplosione potrebbero far lievitare i costi dell’impianto elettrico di un’autorimessa. Secondo il D.Lgs 9 aprile 2008 (Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro), infatti, sono a obbligo di denuncia le installazioni elettriche nei luoghi dove, per la presenza di gas e vapori e di polveri combustibili, c’è il pericolo concreto di esplosione. Questo pericolo può essere considerato “scongiurato” purché nell’autorimessa vengano ammesse solo auto a benzina, GPL, GNS e gasolio, non ci siano altre sostanze infiammabili oltre ai carburanti delle auto, non si riempiano o si svuotino i serbatoi delle auto, non si intervenga sui circuiti dei carburanti; inoltre i titolari dell’autorimessa devono rifiutare di far entrare macchine con perdite consistenti di carburante (l’olio lubrificante è escluso), non revisionate oppure non omologate. Se si rispettano questi vincoli, i costi dell’impiantistica non sono poi così elevati, altrimenti i costi salgono, e di parecchio. Gli aspetti principali da considerare nella realizzazione degli impianti elettrici sono la sicurezza e l’efficienza: non dimentichiamolo!

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Termoventilatore da caminetto Caldofà, per ridurre i consumi

L’inverno si avvicina e la necessità di avere la casa calda si scontra con quella di diminuire le spese per il riscaldamento. Spesso infatti queste lievitano proprio durante il periodo invernale a causa di stufette elettriche e alogene, che sprecano tanta corrente. Una soluzione alternativa può essere usare il camino a legna, che riscaldano senza nuocere troppo ai consumi. Se la stanza è grande, però, il caminetto da solo può fare ben poco: per sfruttare al meglio il calore della legna Vortice ha creato il termoventilatore da caminetto Caldofà, in vendita nel nostro store.

Cos’è il termoventilatore da caminetto Caldofà e come funziona

caldofà-2Il funzionamento di Caldofà, il termoventilatore da caminetto targato Vortice, è tanto semplice quanto efficace: basta metterlo al centro del caminetto, accendere il fuoco e lasciare che aspiri l’aria fredda della stanza, la riscaldi e la rimetta in circolo. L’effetto? Quello di un termoventilatore, ma con consumi elettrici di gran lunga inferiori: il costo in termini di energia elettrica, secondao quanto indicato dalla casa produttrice, si aggira intorno alle 0,0005 euro l’ora.

Non solo Caldofà permette di ridurre l’uso del riscaldamento, ma consente di risparmiare anche sulla legna utilizzata: ciò significa meno costi e un ridotto impatto ambientale.
Ultimo, ma non ultimo, Caldofà sterilizza l’aria, oltre a riscaldarla.

Caldofà, come tutti i prodotti Vortice, vanta delle certificazioni che attestano la bontà del prodotto: il marchio IMQ (Istituto Italiano del Marchio di Qualità) garantisce che il prodotto è stato sottoposto a verifiche accurate che ne attestano la conformità a precisi requisiti di sicurezza, e il marchio CE, che tutti ben conosciamo.

Caldofà, insomma, è un dispositivo indispensabile per chi vuole sfruttare al massimo il proprio caminetto e risparmiare sui costi dell’energia elettrica.

I vantaggi del caminetto: l’ecologico che crea un’atmosfera

Un bel camino a legna in casa non è solo un arredo sopraffino, ma è anche un modo per risparmiare. Infatti, la legna costa meno rispetto al gasolio e al metano, e  il risparmio cresce se al posto del legno si usa il pellet o i tronchetti. L’importante è acquistare la legna durante il periodo in cui costa meno e rivolgendosi a ditte specializzate, che propongono prezzi non certo impossibili.

Usare la legna vuol dire anche ridurre l’impatto sull’ambiente: bruciando, la legna libera infatti solo la CO2 che aveva assorbito. Risultato: nessuna nuova immissione di CO2 nell’aria e “ciclo” in pareggio.

Il camino, inoltre, contribuisce a creare un’atmosfera di calore, benessere, familiarità: tutti rimaniamo incantanti davanti a un fuoco che scoppietta, e non a caso è intorno al focolare domestico che la famiglia era (ed è) solita riunirsi per parlare della giornata oppure per ascoltare la radio, vedere la televisione oppure leggere un libro.

Insomma, un bel camino a legno, unito al termoventilatore Caldofà, aiuta a creare un ambiente caldo in tutti i sensi, contribuendo allo stesso tempo a ridurre le spese per il riscaldamento che, come ben sappiamo, può pesare parecchio sul bilancio familiare.

 

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Come leggere la classe di consumo energetico di un dispositivo

Prima di comprare un nuovo elettrodomestico è importante capire quanto l’uso frequente di quel dispositivo peserà sulla bolletta elettrica. Per questo l’Unione Europea ha introdotto le classi di consumo energetico, dette altrimenti classi di efficienza energetica, per aiutarci a capire l’effettivo consumo degli elettrodomestici e dei dispositivi elettrici e a guidarci all’acquisto di quelli più economici.

In questo post capiremo come leggere l’etichetta indicante la classe di consumo energetico di un dispositivo, indispensabile per comprare in modo consapevole.

Classi di consumo energetico: come si leggono

classe-energetica-2In linea generale, le classi di consumo vanno dalla lettera A (che può avere sino a 3 “più”) alla G.
Detto semplicemente, gli elettrodomestici che riportano la lettera A, con una, due o tre +, consumano meno corrente rispetto alle altre classi via via che si scende verso la D. La fasce di consumo associate alle classi energetiche cambiano in base all’elettrodomestico preso in considerazione. Ad ogni fascia è legato anche un colore: verde scuro per i prodotti più efficienti, rosso per quelli che consumano più energia elettrica.

Le classe di consumo per i frigoriferi

I frigoriferi che riportano sull’etichetta energetica la lettera A+++ consumano meno di 188 kWh. L’etichetta A++ indica un consumo fra i 188 e i 263 kWh, A+ fra i 263 e i 344 kWh. Questi sono i frigoriferi che consumano meno, quindi da preferire rispetto agli altri.
La B indica consumi fra i 300 e i 400 kWh,  la C fra i 400 e i 560 kWh, la D fra i 563 e i 625 kWh fino ad arrivare alla G, oltre i 78 kWh. I valori di consumo indicati sono quelli di un frigorifero tenuto sempre a porte chiuse in condizioni di laboratorio.

Le classi di consumo per lavatrici e asciugatrici

In questo caso, i parametri indicano i consumi relativi a due lavaggi la settimana di 5 kg di capi in cotone a 60 gradi.

Le lavatrici e le asciugatrici con classe A consumano meno di 247 kWh: la classe B va dai 247 ai 299 kWh, C non oltre i 351 kWj. Assolutamente da scartare le classi E, F e G: in questo caso i consumi vanno dai 400 a oltre i 500 kWh.

Classi di consumo per forni elettrici

I parametri di consumo per i forni elettrici si riferiscono a cento cicli di cottura l’anno e al volume del forno. Anche in questo caso, la classe A è quella meno dispendiosa: in caso di forni di grande volume, il consumo sarà comunque inferiore ai 100 kWh. La classe B indica consumi dai 100 ai 120 kWh, la C dai 120 ai 140 fino ad arrivare alla classe G, oltre i 200 kWh. Meglio scegliere, dunque, forni di classe A, B e C.

Classi di consumo di condizionatori e climatizzatori

I condizionatori e i climatizzatori sono elettrodomestici energivori, cioè consumano parecchia energia elettrica per funzionare. Da preferire i dispositivi con lettera A++: i consumi si attestano sui 321 kWh. La classe AA e la classe A indicano consumi fra i 734 e i gli 890 kwh, la classe B fino ai 950 kWh, la classe C non oltre i 1018 kwh, fino ad arrivare alla classe G (oltre i 1295 kWh).

Classi di consumo delle lampadine

Le classi di consumo energetico per le lampadine distinguono le lampadine direzionali da quelle non direzionali e presentano i valori relativamente all’indice di efficienza (EEI).

Per quanto riguarda le lampade non direzionali, le lampade marchiate A++ hanno consumi inferiori allo o,11, le A+ allo 0,17, le A allo 0,24 fino ad arrivare alla classe E, maggiori allo 0,95.

Per le lampade direzionali, i consumi aumentano leggermente: i consumi di quelle marchiate A++ hanno un indice di efficienza inferiore allo 0,13, A+ allo 0,18, A allo 0,40, B allo 0,95 fino ad arrivare alla classe E, la più energivore.

Scegliere lampade di classe A e B consente notevoli risparmi sulla bolletta: facciamo attenzione!

Cosa viene riportato nell’etichetta

Oltre alla classe di efficienza energetica, l’etichetta riporta anche nome e marchio del dispositivo e il consumo annuo. Per ogni elettrodomestico, poi, esistono parametri ad hoc: per esempio, l’etichetta di un televisore riporta la diagonale dello schermo visibile, sia in centimetri che pollici, quella di un frigorifero il volume utile per la conservazione di alimenti congelati, la lavatrice la classe di efficienza della centrifuga, etc.

Scegliere elettrodomestici di qualità, leggere attentamente l’etichetta e optare per i modelli ecologici è una scelta intelligente sia per il proprio portafoglio che la salute dell’ambiente.

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Come fare un impianto elettrico industriale

Gli impianti elettrici industriali sono impianti più complessi rispetto a quelli residenziali perché servono per far funzionare i complessi macchinari e dispositivi di produzione. Così come l’impianto residenziale, l’impianto elettrico industriale dev’essere realizzato a regola d’arte da professionisti esperti. È fondamentale che sia un impianto affidabile, sicuro ed efficiente.
Vediamo alcune indicazioni su come dev’essere fatto un impianto elettrico industriale e le norme da rispettare.

Come fare un impianto elettrico industriale: i materiali

Innanzitutto, per l’impianto elettrico industriale servono materiali di qualità: i prodotti a marchio IMQ sono da preferire agli altri. Attenzione ai certificati di conformità delle aziende costruttrici: non posson mancare e devono essere allegati al prodotto venduto.

Protezione dai contatti diretti e indiretti

Per fare un impianto elettrico industriale a regola d’arte e a norma, bisogna garantire la protezione delle persone dai contatti diretti e indiretti con parti intenzione. Occorre fissare correttamente coperture e barriere sulle parti attive, facendo in modo che durino nel tempo, che resistano all’usura e alle condizioni ambientali.
Quando una barriera è usurata, va sostituita, non prima di aver tolto la corrente.

Ovviamente, devono essere presenti gli interruttori differenziali, secondo quanto descritto dalla norma generale CEI 64-8.
Per proteggere le persone dai contatti indiretti la messa a terra deve essere collegata con cura alle parti metalliche dell’impianto con tanto di conduttore di protezione. Inoltre, dev’essere garantita la protezione da cortocircuiti, sovraccarichi e scatti intempestivi.

Tubi e cavi: dimensioni e posa

Tubi e cavi devono essere posati con attenzione, in luoghi ventilati e protetti da urti accidentali.

I tubi devono essere di materiale ignifugo e, nel caso siano installati a vista, fissati con robusti tasselli ad espansione.
La lunghezza e le dimensioni dei tubi devono permettere di infilare e sfilare i cavi conduttori in modo agevole; il diametro minimo dei tubi dev’essere di 20 mm.
Anche i cavi devono essere di materiale ignifugo ed essere adatti a tensioni di 450/750 V.  I cavi devono essere di 2,5 mm² per i conduttori di macchine motori o prese, di 1,5 mm² per gli impianti di illuminazione e 1  mm² impianti di comando.

Le cassette di derivazione

Le cassette di derivazione sono da usare ogni volta che si fa una derivazione o se dimensioni e lunghezza dei tubi lo richiedano.
Se interrotti, i cavi conduttori che passano nelle cassette di derivazione devono essere allacciati a morsetti di dimensioni adeguate. È importante che i cavi nelle cassette di derivazione siano ordinati per circuito e, nel caso serva, facili da sfilare.

Quadri, prese e spine

Cominciamo con i quadri: quelli esterni dovranno avere una protezione minima IP55 (protezione contro polvere e getti d’acqua), dovranno essere in materiale “autoestinguente” e con un sistema di chiusura mediante un apposito attrezzo.

Le prese e le spine devono essere adatte agli usi industriali; interruttori, prese e comandi devono essere fissati in portafrutti ignifughi con protezione minima IPXXB (parti attive inaccessibili al dito di prova)

Verifiche iniziali e periodiche

Anche per gli impianti industriali sono ovviamente previste le verifiche, fatte da organismi super partes,
secondo la norma CEI 64-8. Le verifiche iniziali, che prevedono esami a vista, misure e prove, sono necessarie per la dichiarazione di conformità.
Oltre alle verifiche iniziali, gli impianti elettrici hanno bisogno di verifiche periodiche, che attestino la sicurezza e il buon funzionamento dell’impianto, secondo il D.P.R 462/02 (verifiche ogni due o cinque anni).

Norme di riferimento

Concludiamo con le norme di riferimento per l’installazione di un impianto elettrico industriale: oltre alla già citata norma CEI 64-8, occorre rispettare la legge 186/68 (esecuzione a regola d’arte degli impianti), il DL 81/08 (sicurezza nei luoghi di lavoro), il DL 37/08 sulle norme per la sicurezza degli impianti e infine la legge 791/77 sulla responsabilità del costruttore.