Archivio mensile:Marzo 2016

Cronotermostato TH/350 della BPT, versatile e funzionale

Se da una parte le spese per il gas e l’elettricità aumentano, comportando un aumento dei costi per il riscaldamento e il raffreddamento, dall’altra parte l’innovazione tecnologica ci viene in aiuto ottimizzando sempre più i consumi.

I nuovi impianti sono un grande aiuto per risparmiare e oggi vogliamo parlare, in particolare, di un componente di ultima generazione molto importante. Si tratta del Cronotermostato TH/350 prodotto dalla BPT e che puoi trovare nel nostro shop a questa pagina.

Perché proprio questo modello?

Perché nel provarlo lo abbiamo trovato estremamente versatile sia dal punto di vista del design che delle funzioni. Quindi non importa che tu abbia un’abitazione grande o piccola e, non importano nemmeno il numero delle stanze perché questo cronotermostato si adatta alla maggior parte delle esigenze.

I vantaggi del cronotermostato TH/350

cronotermostati-bpt-th350Per capire il livello di versatilità di questo cronotermostato, considera che è in grado di adattarsi all’impianto della casa in base alle inerzie termiche. Quindi se hai un impianto con termosifoni, con termoconvettori, con riscaldamento a pavimento o qualsiasi altro sistema, non c’è nessun problema.

Ovviamente la versatilità non è l’unica caratteristica interessante. Infatti, il nuovo sistema di controllo della temperatura permette di scegliere fra la modalità differenziale e la modalità proporzionale integrale. La modalità differenziale è adatta per tutti quegli ambienti, che possono subire forti sbalzi di temperatura perché, impostando un livello di tolleranza, evita la continua accensione e spegnimento della caldaia.

La modalità proporzionale integrale invece permette di ottimizzare i consumi, grazie al fatto che il cronotermostato spegne in maniera graduale la caldaia all’avvicinarsi della temperatura desiderata. Questo permette di avere un comfort termico sempre ottimale.

Le applicazioni più interessanti

In ogni caso il vantaggio più grande deriva dalla grande possibilità di programmazione, infatti, oltre ai classici orari e temperatura c’è tutta una vasta gamma di funzioni programmabili. Per esempio è possibile impostare la zona giorno e la zona notte, in modo da riscaldare maggiormente le stanze abitate in quel particolare momento della giornata.

Grazie a questo componente è anche possibile programmare cicli orari, giornalieri e settimanali cosi da venire incontro alle tue abitudini. Per esempio se nei giorni feriali non sei mai in casa fino alla sera, cosa che non succede mai la domenica, puoi fare in modo che l’impianto di riscaldamento (o di raffreddamento in estate) venga acceso 15-30 minuti prima del tuo arrivo nei giorni feriali e che, nei giorni festivi, mantenga costante la temperatura per tutto il giorno.

Il suo aspetto

Tolto dall’imballaggio il cronotermostato ha un aspetto semplice e compatto che rende molto facile l’installazione (fra poco vedremo come installarlo) e, si nota subito il design essenziale ma rifinito. La prima cosa a saltare all’occhio è il suo grande display illuminato, facile da utilizzare e particolarmente intuitivo.

Come procedere con l’installazione

Per l’installazione evita le nicchie e le fonti di calore, preferisci invece le pareti interne dove dovrai inserire innanzitutto una scatola da incasso a 3 moduli. A questo punto hai bisogno di estrarre il corpo centrale dal telaio del cronotermostato e inserire le 3 pile usate per l’alimentazione. Adesso sarà sufficiente fissare il telaio alla scatola da incasso e concludere il tutto con l’inserimento del corpo centrale.

I programmi a disposizione

Ora che il cronotermostato è montato arriva il momento di programmarlo, procedimento molto semplice. A ogni modo, se non vuoi comunque perdere tempo puoi sempre utilizzare i 6 programmi preimpostati (3 per il riscaldamento e 3 per il rinfrescamento), considerando comunque che stiamo parlando di dispositivo auto-apprendente.

Infine, l’innovazione più interessante riguarda probabilmente il fatto di poter gestire il tutto da remoto. Con un semplice smartphone puoi quindi passare alla gestione manuale e attivare, disattivare, ridurre o fare qualsiasi altra modifica all’impianto gestito dal cronotermostato.

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Come fare un impianto elettrico con pareti in cartongesso

In questo blog abbiamo visto numerose guide su come fare un impianto elettrico nelle varie situazioni, quali sono le norme per i diversi tipi di impianti e, anche come modificare un impianto elettrico esistente. Ci sono però dei casi in cui come elettricista fai da te può trovarsi di fronte ad una struttura in cartongesso, in quel caso come ci si comporta? In questa guida cercheremo di rispondere proprio a questa domanda, perché se per certi versi è più semplice per altri bisogna avere delle accortezze diverse da una struttura in muratura.

I vantaggi del cartongesso

Il cartongesso è un materiale più diffuso di quanto potresti pensare, e questo perché ha numerosi vantaggi. Innanzitutto è economico, ma si tratta anche di un materiale facile e veloce da posare, anche se ovviamente non è molto resistente. Ecco perché il cartongesso è utilizzato soprattutto quando bisogna creare delle divisioni leggere e veloci, in particolare per creare pareti interne in abitazioni o uffici. Prima di addentrarci però nei lavori dell’impianto, elettrico cerchiamo di capire come è costruita una struttura in cartongesso.

Come è fatta una struttura in cartongesso

Quello che vediamo è solamente una parete ma, all’interno c’è tutta una struttura portante fatta di profili in acciaio zincante che vengono posizionati sia in posizione verticale che orizzontale. A questi profili vengono poi appoggiate le pareti fatte di gesso e rivestite di cartone. Ovviamente questo comporta molti spazi vuoti fra le 2 pareti che, spesso, vengono riempiti con del materiale, come ad esempio della semplice lana di vetro. Ora che sappiamo come è fatta una parete (e più in generale una struttura) in cartongesso, è il momento di procurarsi tutti i materiali da incasso (nel nostro shop trovi una sezione dedicata). Hai bisogno di centralini, scatole, ecc. da incasso perché è proprio in questo modo che andremo a installare i tuoi punti luce.

Come fissare le scatole e i tubi

A questo punto devi creare come prima cosa un progetto che indice dove si trovano i punti luce, le prese di corrente, il quadro elettrico, e cosi via. Ovviamente se parliamo di un nuovo impianto, il progetto su carta è molto più importante perché non avrai nulla su cui lavorare ma, anche se devi modificare un impianto già esistente, è importante segnare le posizioni in cui andrai a lavorare. Ecco quindi arrivato il momento di posizionare le scatole e i tubi in cui scorreranno i cavi, prima però ricordati di scollegare l’alimentazione al quadro generale. Come prima cosa quindi hai bisogno di fare dei fori nel cartongesso, dove andranno posizionate le scatole e i punti luce, ma anche nei profili dove dovranno passare i tubi. Nel caso del cartongesso è più semplice, mentre per i fori nel profilo devi togliere il pannello. Una volta fatti i fari dovresti passare i tubi che andranno fissati, nelle sezioni più lunghe, con del filo metallico o delle fascette, dovrai inserire le scatole nei fori predisposti. A questo punto manca solo un po’ di stucco, una levigata con della carta vetrata e una ritinteggiata per concludere la prima parte.

Come concludere l’impianto elettrico

La seconda parte è più semplice visto che devi solamente passare i cavi nei tubi, collegare i frutti, inserirli nelle scatole e chiudere il tutto con delle placche che si intonino con l’arredamento dell’ambiente. L’unico consiglio importante che ci sentiamo di darti è di inserire più scatole nell’impianto di quelle che ti servono in questo momento, cosi se in futuro dovessi avere bisogno di una presa (o un interruttore) aggiuntiva non dovrai rifare tutta questa procedura. Infine, ricorda che ogni modifica ad un impianto elettrico annulla la certificazione di conformità, quindi se metti mano all’impianto di casa tua sarà poi necessario richiedere un controllo da parte di un tecnico.

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Sicurezza per i bambini in casa, le buone norme

Gli incidenti domestici sono fra le principali cause di decessi e infortuni gravi nel nostro paese, fra questi una delle cause più pericolose è sicuramente il rischio di folgorazione (chiamato comunemente scossa). Ecco perché in questa guida vogliamo metterti in guardia dei rischi collegati all’elettricità e, condividere con te alcune accortezze da adottare per evitare spiacevoli inconvenienti, soprattutto per i bambini.

I rischi che corrono i bambini

I più piccoli infatti sono i più vulnerabili ed esposti a questi incidenti che possono causare gravi danni, soprattutto perché non conoscono i rischi collegati alla corrente elettrica. Questa ignoranza però non li rende meno pericolosi, visto che i 220 Volt della rete elettrica sono più che sufficienti per causare, ustioni, dolore, convulsioni e in alcuni casi anche la morte.

A volte la folgorazione può avvenire per un contatto diretto con delle prese elettriche o dei cavi scoperti, in altri casi invece anche il contatto indiretto con apparecchi schermati non correttamente, magari a causa dell’usura, possono trasmettere la corrente elettrica.

I rischi principali

Quando l’elettricità attraversa il corpo di un bambino causa una contrazione muscolare che, se raggiunge cuore o muscoli coinvolti nella respirazione, può essere molto pericolosa e causare un arresto cardiaco.

In alcuni casi poi si possono verificare delle ustioni (soprattutto interne) e, nel caso in cui il flusso dovesse passare per la testa può causare danni celebrali temporanei come la perdita di coscienza, ma anche danni permanenti molto seri.

Le cause più comuni

Questi incidenti sono causati spesso da fili scoperti da cui i bambini possono venire attratti, visto che un non sono in grado di riconoscerli. Un’altra causa molto comune riguarda le prese multiple e le ciabatte che, a volte, vengono sovraccaricate eccessivamente e possono surriscaldasi fino a sciogliere la guaina esterna del cavo.

Non bisogna poi dimenticarsi che alcuni elettrodomestici hanno la stessa tensione dell’impianto elettrico e, questo significa che un uso sconsiderato da parte di un bambino può causare una folgorazione. Un classico esempio è il phon che, se a contatto con l’acqua, diventa un ottimo conduttore.

Infine anche i giocattoli non isolati e non conformi possono essere pericolosi, come anche le prese bagnate e le portalampade senza lampada. Si esatto, anche un portalampada può essere un ottimo conduttore.

Le soluzioni più efficaci

In presenza di bambini le accortezze da rispettare sono diverse ma piuttosto semplici, come ad esempio evitare le riparazioni di fortuna, soprattutto se non si ha esperienza. Una riparazione male eseguita può esporre un bambino (e non solo) a gravi rischi.

Se poi usi molte prese multiple e ciabatte, evita di combinarle fra loro e di collegare troppi dispositivi perché potresti sovraccaricarle inutilmente. Ovviamente ricorda di usare solo apparecchi sicuri e con marchio CE, sia per gli elettrodomestici che per i giocattoli.

Ricorda di inserire sempre le lampadine nel portalampade o, nel caso dovessi sostituire una lampadina, nascondi quel portalampada lontana dalla portata del bambino. Stesso discorso vale per gli apparecchi elettici, soprattutto se lavorano con la tensione di rete, evita di tenere phon o altri elettrodomestici a portata di bambino.

Abbiamo poi detto che un altro pericolo arriva dalle prese e dagli interruttori, a questo riguardo è importante seguire 2 accorgimenti. Prima di tutto tieni sempre asciutte le prese elettriche, poi usa delle placche sicure e che possono offrire un buon grado di protezione, come quelle che trovi nel nostro shop.

Infine l’ultimo consiglio riguarda i cavi che, inavvertitamente, possono diventare scoperti. Spesso la causa sono le fonti di calore che rovinano la guaina esterna, lasciando scoperto il conduttore interno. Quindi, cerca in tutti i modi di tenere lontano qualsiasi cavo dalle fonti di calore.

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Plafoniera 3F CUB e Linda, per ambienti commerciali eleganti

Oggi in questo articolo vogliamo parlarvi di 2 plafoniere piuttosto diverse fra loro, prodotte dall’azienda bolognese 3F Filippi. Stiamo parlando delle plafoniere Cub e Linda che hanno entrambe un ottimo rendimento di luminosità ma, ognuna ha le sue peculiarità che le rendono ideali per alcune situazioni piuttosto che per altre.

La plafoniera CUB

plafoniera-3fSi tratta di una plafoniera quadrata (la puoi vedere direttamente nel nostro shop) costituita da un corpo solido e resistente composto da 2 parti, chiuse insieme da una chiusura a cerniera e tenute da una guarnizione resistente all’usura. Questo rende la plafoniera CUB molto semplice da montare, o da aprire nel caso in cui dobbiate sostituire qualche pezzo.

L’illuminazione è garantita da 4 lampade fluorescenti, comprese nella dotazione, da 55 Watt che emettono una luce calda e hanno un attacco 2G11. Le lampade sono poi ricoperte da un vetro temprato altamente resistente che permette un’ottima illuminazione. Inoltre le 4 lampade possono essere controllate in 2 gruppi separato, visto che è prevista una doppia accensione.

Per ottimizzare l’illuminazione poi è stato inserito uno strato di alluminio all’interno della plafoniera, in modo che buona parte della luminosità venga riflessa. Il trattamento in titanio e magnesio annulla poi l’iridescenza, ciò significa che da qualsiasi angolazione arrivi la luce questa avrà sempre gli stessi colori.

Il colore bianco rende questa plafoniera adatta per la maggior parte degli ambienti e degli arredamenti, in particolare stiamo parlando di una plafoniera ideale per ambienti commerciali, zone di esposizione e ambienti industriali, ma anche per magazzini dove è richiesta molta luce.

Plafoniera Linda

plafoniera-lindaDallo stile classico, questa plafoniera di colore bianco ha una copertura trasparente in policarbonato che permettere il massimo passaggio della luce e, si adatta alla maggior parte degli ambienti sia commerciali che industriali.

In dotazione, oltre al corpo della plafoniera sono presenti anche 2 lampade fluorescenti da 11 Watt che emettono una luce calda. Questa plafoniera (disponibile nel nostro shop) è ideale per la maggior parte delle situazioni ad eccezione di quelli in cui potrebbero verificarsi urti o vibrazioni.

Le differenze più importanti

La differenza più importante è forse il peso che, se nella plafoniera CUB è di oltre 10 Kg (per la precisione 12,5 Kg), mentre nella  plafoniera Linda parliamo di un peso di appena 1,63 Kg. Questo ovviamente rende la prima molto più resistente ad urti e sollecitazioni.

Oltre al peso e alla resistenza anche l’illuminazione è diversa, visto che una plafoniera CUB ha un cono di illuminazione più stretto ma più intenso, mentre la plafoniera Linda ha un cono di illuminazione più ampio e meno profondo.

Queste 2 caratteristiche influenzano quindi le loro applicazioni, perché la CUB è più adatta ad ambienti con soffitti più alti e dove possono verificarsi urti accidentali oltre che vibrazioni importanti, la plafoniera Linda invece è adatta per tutte le altre situazioni dove non sono richiesti particolari requisiti.

Come montare queste plafoniere

Il procedimento è veramente semplice, visto che bisogna solamente aprirle tramite delle viti (nel caso del modello Linda) o tramite le cerniere (nel caso del modello CUB), quindi vanno inseriti i cavi nei morsetti e infine richiusa tutta la plafoniera che a questo punto deve essere solamente fissata al soffitto.

Chi è l’azienda produttrice?

Come abbiamo detto stiamo parlando della 3F Filippi, azienda nata nel 1952 vicino Bologna specializzata in lampade fluorescenti. Questo significa che in oltre 60 anni ha maturato molta esperienza e, le numerose certificazioni lo dimostrano.

Inoltre questa azienda è sinonimo di qualità, affidabilità e assistenza, per questi motivi un’azienda importante come Alfa Romeo ha scelto 3F Filippi per illuminare il suo museo storico. In realtà anche altre case automobilistiche hanno scelto i prodotti di questa azienda, come ad esempio FCA, Jaguar, Volkswagen, Volvo.

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Come usare un tester, tutte le informazioni

Chiamato anche multimetro, il tester è uno strumento fondamentale nella cassetta degli attrezzi di chi si occupa del fai da te. Quindi se ancora non avete uno di questi strumenti fra i vostri attrezzi, è il momento ideale per visitare la sezione del nostro shop dedicata agli strumenti fondamentali per un elettricista fai da te.

Perché questo strumento è cosi utile? Innanzitutto perché può svolgere molte funzioni, alcune fondamentali per l’inizio di ogni lavoro su un impianto elettrico. In generale la maggior parte dei multimetri ha 3 funzioni principali che sono: la misurazione del voltaggio, la misurazione dell’amperaggio e la misurazione delle resistenze.

Questo significa che con un tester si può misurare l’intensità di corrente di un circuito, la tensione di piccoli apparecchi elettrici e di batterie, ma anche la presenza di corrente nell’impianto di casa prima di iniziare qualsiasi lavoro. Infatti, prima di mettere mano ad un impianto elettrico di qualsiasi dimensione è fondamentale togliere la corrente e, per esserne sicuri è bene controllare con un multimetro.

Ora che abbiamo capito l’utilità di questo strumento vediamo come usarlo nelle varie funzioni e, prima di tutto vediamo quali sono le parti che lo compongono. La maggior parte dei tester adatti per il fai da te è composto da 3 parti: un display, un selettore e 2 boccole (una rossa e una nera).

Come misurare la tensione di una batteria

tester-lyviaUna batteria eroga tensione continua, come la maggior parte dei piccoli apparecchi elettrici che abbiamo in casa. Se non siete sicuri prima di monitorare qualsiasi apparecchio controllate sull’etichetta, se c’è il simbolo di una linea retta significa che siamo in presenza di corrente continua, al contrario se c’è una linea ondulata abbiamo di fronte un apparecchio che lavora in corrente alternata.

Visto che a noi interessa misurare la corrente continua impostate il selettore dove c’è il simbolo della linea retta e, in corrispondenza della scala più adatta. A questo punto inserite il connettore nero nel foro indicato come COM e il connettore rosso nel foro dove è indicato il voltaggio. Adesso è sufficiente posizionare i puntali alle estremità della batteria per sapere se è carica o scarica.

Come misurare la tensione di una presa

In questo caso parliamo di corrente alternata a 220 V, quindi la prima cosa da fare è spostare il selettore nella posizione in cui troviamo il simbolo di una linea ondulata e con la scala più adatta. A questo punto inserite i connettori negli stessi fori che abbiamo usato prima (COM e Volt), dopodiché basterà posizionare il puntale nero all’interno del foro centrale della presa e, il puntale rosso all’interno di uno degli altri 2 fori.

Come misurare una resistenza

Il meccanismo è pressoché sempre lo stesso, infatti bisogna spostare il selettore sulla posizione che mostra il simbolo Ω e, posizionare i puntali ai lati della resistenza. Sul display dovrebbe comparire il valore in Ohm.

Come misurare l’intensità di corrente

In questo caso la procedura cambia leggermente, perché dopo aver posizionato il selettore nella posizione giusta (dove è indicata una A e con la scala adatta), bisogna spostare il connettore rosso nel foro adatto per la misurazione dell’amperaggio.

A questo punto bisogna interrompere il circuito e inserire il tester al suo interno, quindi collegare i puntali agli estremi del circuito interrotto. Una volta fatto questo dovrebbe comparire il valore della tensione che circola in quel circuito.

Infine, alcuni multimetri hanno la possibilità di misurare se un circuito è aperto o chiuso. Per farlo dovete posizionare il selettore nella posizione di “sonoro” (si riconosce perché è indicato da un’onda sonora), quindi bisogna posizionare i puntali come se dovessimo misurare l’amperaggio. Se il tester suona significa che quel circuito è chiuso, altrimenti avete davanti a voi un circuito aperto.

Per concludere questa guida vogliamo condividere un ultimo accorgimento che riguarda la scala. Infatti se non siete sicuri del valore che dovrebbe comparire, scegliete sempre la scala più alta a disposizione ed eventualmente scendete gradualmente, in questo modo eviterete di sovraccaricare inutilmente lo strumento.