Archivio mensile:Febbraio 2017

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Come collegare una lampadina a due interruttori

Spesso c’è bisogno di due interruttori per la stessa lampadina. Può essere utile, ad esempio, accendere la stessa luce del corridoio della nostra casa nel corridoio stesso e nella cucina, che è l’ambiente solitamente più frequentato di un’abitazione. Un classico esempio di come la stessa luce può essere accesa da due interruttori è la stanza di un hotel o di un bed and breakfast.

In queste stanze accanto alla porta di ingresso c’è un interruttore che accende la luce principale della stanza e nella stanza stessa c’è il secondo interruttore che serve per la stessa luce. Andiamo a vedere come procedere autonomamente per creare un impianto che colleghi una lampadina a due interruttori. Naturalmente anche per lavori di questo genere è sempre importante farsi aiutare da un esperto o meglio un professionista.

Cosa fare prima di questa operazione

Collegare una lampadina a due interruttori comunque è un’operazione abbastanza semplice, per cui servono attrezzi adatti e un certo grado di manualità; ribadendo l’importanza di affidarsi a un elettricista esperto, andiamo a vedere come si può intervenire. Il meccanismo che andremo a creare si chiama impianto di deviazione o impianto di deviata.

Occorre prima di tutto stabilire dove mettere la lampadina e, in secondo momento, dove mettere i due interruttori. È preferibile porre questi ultimi in un posizione comoda che permetta l’accensione in due punti diversi dell’ abitazione. Si potrebbe optare per mettere un interruttore vicino alla lampadina e l’altro accanto alla porta di ingresso della stanza. Prima di operare bisogna, per sicurezza, staccare la corrente elettrica dall’interruttore generale.

Collegare una lampadina a due interruttori

Bisogna usare due dispositivi elettrici chiamati deviatori. I deviatori devono essere collegati tra loro tramite degli apparecchi chiamati morsetti, utilizzando due fili elettrici dello stesso colore. Un morsetto deve essere collegato alla Fase. L’altro morsetto del secondo deviatore va collegato alla lampadina. Bisogna utilizzare un filo elettrico di colore azzurro (il colore che sta indicare il neutro) che va collegato alla lampadina. Il filo marrone deve essere collegato tra il polo comune del deviatore e il morsetto della lampadina. Un altro filo marrone deve essere agganciato tra il polo comune dell’altro deviatore e la Fase della linea.

Ora bisogna collegare i due cavi marroni nei due morsetti liberi del primo deviatore. Poi bisogna montare la lampadina ed ecco che l’impianto è pronto per essere collaudato e utilizzato. Ora è possibile accendere la lampadina in due posizioni diverse. Abbiamo creato il nostro impianto di deviazione o impianto di deviata fai da te senza chiamare l’elettricista con un notevole risparmio di manodopera.

impianto elettrico

Chi può eseguire i lavori elettrici?

I lavori elettrici possono essere molto pericolosi ed è per questo che sono regolamentati. Secondo la normativa vigente chi esegue questo tipo di lavori deve essere idoneo per farli. Inoltre chi esegue lavori elettrici sotto tensione deve avere un’abilitazione da parte del datore di lavoro per eseguire questo tipo di attività. Vediamo chi può eseguire i lavori elettrici.

Lavori elettrici sotto tensione

Ci sono tre tipologie di lavori elettrici sotto tensione. Il primo è il lavoro sotto tensione: quando l’operatore accede, con un pezzo del corpo o con un attrezzo isolante o conduttore, ad una certa distanza da parti attive in tensione accessibili. La seconda è il lavoro in prossimità di parti in tensione: anche in questo caso il lavoratore accede, con una parte del corpo o con un attrezzo isolante o conduttore, ad una distanza da parti attive in tensione accessibili. Però per questo tipo di lavori bisogna prendere precauzioni particolari contro i rischi dell’elettricità. Nel terzo caso è il lavoro fuori tensione: si tratta di lavoro su impianti elettrici che non sono attivi e che non hanno carica elettrica.

Categorie di impianti elettrici

Bisogna poi individuare il tipo di impianto elettrico. Ci sono quattro categorie di impianti elettrici.

  1. Sistemi di Categoria Zero,detti anche a bassissima tensione e sono quelli a tensione nominale minore o uguale a 50 V se a corrente alternata o a 120 V se in corrente continua
  2. Sistemi di Prima Categoria, detti anche a bassa tensione e sono quelli a tensione nominale da oltre 50 fino a 1000 V se in corrente alternata o da oltre 120 V fino a 1500 V compreso se in corrente continua
  3. Sistemi di Seconda Categoria, detti anche a media tensione e sono quelli a tensione nominale oltre 1000 V se in corrente alternata od oltre 1500 V se in corrente continua, fino a 30 000 V compreso
  4. Sistemi di Terza Categoria, chiamati anche ad alta tensione, quelli a tensione nominale maggiore di 30 000 V.

Categorie di persone che svolgono lavori elettrici

Ci sono poi tre categorie di persone che possono svolgere lavori elettrici, tenendo sempre presente che nessun lavoro elettrico può essere svolto da persone che non hanno un’adeguata formazione:

  • PEI: Persona Idonea. Una persona a cui è stata riconosciuta la capacità tecnica per fare particolari lavori sotto tensione.
  • PES: Persona Esperta. Una persona con istruzione, conoscenza ed esperienza tali da consentirle di analizzare i rischi e di evitare i pericoli che l’elettricità può causare.
  • PAV: Persona Avvertita. Un persona avvisata da persone esperte per metterla in grado di evitare i pericoli che l’elettricità può causare.

Le persone che non rientrano nelle categorie PAV e PES sono dette PEC, persone comuni. In quanto tali possono eseguire lavori elettrici fuori tensione e solo sotto la supervisione di un PAV o PES.

Ne consegue che i lavori elettrici fuori tensione possono essere svolti da PES e PAV, anche se questi ultimi possono svolgere lavori solo se coordinati da un PES.

I lavori elettrici in vicinanza di parti in tensione possono essere svolti sempre da PES e PAV. La persona avvertita può operare solo sotto controllo di una persona esperta. I lavori elettrici sotto tensione per categorie 0 e I possono essere svolti solo da PEI mentre per quelli per categorie II e III possono essere svolti solo da aziende autorizzate dotate di uno specifico provvedimento del Ministero del Lavoro.

Per stabilire quale profilo professionale (PES, PAV o PEI) attribuire a un operatore, è necessario fare riferimento a tre seguenti requisiti: istruzione (la conoscenza dell’impiantistica elettrica, dei pericoli ad essa connessi e della relativa normativa di sicurezza); esperienza di lavoro maturata che serve per poter avere confidenza della conoscenza delle situazioni che caratterizzano una o più tipologie di lavori e della maggior parte delle situazioni; caratteristiche personali, quelle maggiormente significative dal punto di vista professionale, come le doti di equilibrio, attenzione, precisione e ogni caratteristica che serva per stabilire se l’operatore è affidabile.

Vimar 8000

La Vimar 8000 è una serie civile che comprende apparecchi di comando, apparecchi di controllo e segnalazione, prelievo di energia segnale, supporti e placche.

“La luce è energia, calore, vita”. Questo è il motto della Vimar. Dal 1945 la Vimar si dedica ai prodotti per l’uso civile dell’energia elettrica. Il noto marchio è stato il primo a lanciare le portalampade a cui sono seguite spine, prese a muro, spinotti per ferri da stiro. Negli anni ’50 la Vimar lancia l’interruttore a pera, che avrà un grande successo negli anni a seguire e che connoterà l’azienda come la fabbrica dei “peretti”.

I punti luce

I punti luce delle case dicono molto sull’evoluzione degli stili abitativi. Dal semplice impianto elettrico infatti si è passati ai moderni impianti domotici. Il punto luce è diventato un’interfaccia polifunzionale che dialoga con l’utente.

Per la bellezza della casa la Vimar propone tre differenti serie civili con svariate combinazioni in seguito al design di placca e tipologie di comandi: Eikon, Idea e Plana. Per quanto riguarda i sistemi di automazione la Vimar ha sviluppato la domotica By-me ed anche sistemi dedicati al terziario: Well-contact, Call-way e Netsafe.

Le linee produttive della Vimar partono dalla materia prima. I metalli e i tecnopolimeri vengono trasformati in componenti. Questo ultimi saranno assemblati per diventare così dei prodotti finiti. Il tutto è coordinato da un sistema qualità: in fase di progettazione vengono supervisionati i requisiti normativi, la funzionalità e l’ affidabilità dei materiali che sono i parametri di riferimento. In fase di test ogni prodotto è controllato.

Le placche degli interruttori

Le placche elettriche degli interruttori sono semplici coperture delle prese di corrente. Le placche sono versatili e dalle forme essenziali. Sono disponibili vari tipi come le placche in alluminio anodizzato color oro e avorio e bronzo; le placche in resina color avorio e oro. Oltre alle placche sono disponibili interruttori, prese ed altri accessori.

Tra i vari prodotti in vendita Vimar 8000 ci sono gli apparecchi di comando: il deviatore, il deviatore luminoso, l’interruttore, l’interruttore bipolare, l’invertitore, il pulsante, il pulsante doppio interbloccati con frecce e il pulsante luminoso; gli apparecchi di controllo e  segnalazione; gli apparecchi di prelievo energia e segnale: presa bipasso, presa piccola, presa telefonica RJ11 6/4, presa Tv derivata maschio, presa Tv passante maschio, presa universale. Tra i vari accessori ci sono l’adattatore per supporto speciale e il copriforo.

mobili

Come fare l’impianto elettrico nei mobili

Ogni casa è dotata di un impianto elettrico: un insieme di apparecchiature che permettono di dare elettricità a ogni stanza dell’abitazione. Andiamo a vedere come fare un impianto elettrico nei mobili.

Com’è composto un impianto elettrico

Per fare un impianto elettrico come già abbiamo spiegato in questo articolo, si dovrà necessariamente sapere com’è composto. Bisogna partire dal quadro elettrico dell’abitazione che normalmente è posto vicino alla porta di ingresso. Qui ci sono i vari interruttori magnetotermici, compreso il cosiddetto salvavita. Quest’ultimo interrompe l’erogazione di energia in caso di corto circuito o sovraccarico elettrico ossia quando ci sono troppi macchinari elettrici accesi allo stesso tempo. Abbiamo poi le prese per le luci e per i vari elettrodomestici, gli interruttori e un sistema di messa a terra. La messa a terra è un sistema di accorgimenti che servono per salvaguardare ognuno di noi, mettendoci al sicuro da possibili scariche elettriche.

Come posizionare le prese nelle stanze di una casa

Le prese di un impianto elettrico devono essere messe a muro a un’altezza di 30 cm dal pavimento nel caso di bagni e cucine a 110 cm. Gli interruttori devono essere posizionati a 110 cm dal pavimento. È bene mettere anche la presa detta di tipo Schuko, detta anche presa tedesca (quella tonda) . Dobbiamo aver presente il tipo di stanza e il conseguente uso delle prese che necessita la stanza come anche la disposizione dei mobili e degli arredi. Inoltre bisogna installare dispositivi di illuminazione di sicurezza così da garantire un minimo di luce nel caso vada via la corrente. Tutti gli accorgimenti necessari all’impianto elettrico devono essere adottati per ogni stanza della nostra casa così da ridurre al minimo la necessità di inserire una nuova presa. Negli spazi esterni come balconi, giardini o terrazzi è utile mettere un punto luce per qualsiasi problema possa presentarsi. Il tutto rispettando le norme di sicurezza e dotati di appositi comandi con luce spia di segnalazione per evitare così di lasciarli accesi.

Impianto elettrico nei mobili

Gli impianti elettrici fanno sì che il mobile, dal punto di vista della sicurezza, vada trattato in modo “particolare”. Le caratteristiche per la costruzione degli impianti elettrici nei mobili sono contenute nella norma CEI 64-11 detta appunto “Impianti elettrici nei mobili”.
Le apparecchiature elettriche devono essere idonee al tipo di installazione e rispettare determinati canoni: le prese elettriche devono essere di tipo fisso ed è altresì consigliabile che siano poste in apposite scatole.

L’asse di inserzione della spina deve essere a un’altezza rispetto di almeno 7 cm, rispetto al pavimento, per le prese di energia e di 12 cm per le prese telefoniche.
Le prese installate così avranno l’asse di inserzione della spina che forma un angolo maggiore di 30° verso l’alto rispetto all’asse orizzontale. Inoltre devono avere un coperchio addizionale di chiusura che assicuri un grado di protezione almeno IP4X.

I cavi devono avere sezione minima 1,5 mm2; essere del tipo non propagante l’incendio e installati in modo tale da non essere danneggiati da spigoli o da parti soggette a movimento. La piegatura dei cavi deve essere fatta con raggi di curvatura non inferiori a quelli minimi indicati dalle tabelle CEI-UNEL.
Le giunzioni sui conduttori devono essere fatte esclusivamente in cassette con appositi morsetti. Non sono ammesse giunzioni fatte con attorcigliamento dei conduttori o con saldature. Sui morsetti degli apparecchi elettrici si possono anche eseguire direttamente le connessioni, sempre se abbiano dimensioni appropriate per ricevere la sezione totale dei conduttori senza ridurne la sezione.

Le protezioni contro i contatti può essere fatta usando la struttura del mobile. In tal caso bisogna che sia assicurato un grado di protezione almeno IPXXC. La protezione contro i contatti indiretti può essere assicurata da componenti e apparecchi utilizzatori in classe II (isolamento doppio o rinforzato) oppure collegando le masse, compreso il polo di terra delle prese a spina, ad un conduttore di protezione.

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Impianti di diffusione sonora, qualche informazione di base

Gli impianti di diffusione sonora sono i microfoni e gli altoparlanti installati in edifici come aule scolastiche, teatri, cinema, centri congressi, auditorium. Ci sono due tipi di impianti: Impianti live a diffusione sonora che sono amplificati nell’ambiente con microfono aperto e impianti per il suono riprodotto. Questo ultimo tipo di impianto non prevede nessun microfono aperto nell’ambiente. Gli impianti live possono essere soggetti all’effetto Larsen che non è altro che un feedback acustico.

Cos’è l’effetto Larsen

L’effetto Larsen è come un fischio che si manifesta dal ritorno dei suoni emessi dall’amplificatore del microfono. L’instabilità data dal feedback acustico può limitare la comprensione e l’ascolto e quindi andare a rendere poco chiara la voce di chi parla al microfono. Per questo la posizione degli altoparlanti e anche di chi parla deve essere decisa con molta precisione da chi progetta la sala. A dare il via al feedback acustico saranno vari fattori come la potenza dell’amplificazione: quest’ultima non deve mai superare il limite del feedback acustico; fattori geometrici come la posizione degli altoparlanti nell’ambiente. Gli altoparlanti non devono mai essere collocati davanti a chi parla.

Altri fattori di influenza

Inoltre c’è un altro fattore importante da superare: il problema dell’innesco del feedback. Tale problema è tipico degli ambienti chiusi ma è assente in quelli aperti. Quando si amplifica un ambiente all’aperto il suono di solito arriva da un microfono posizionato distante dagli altoparlanti. Ma i musicisti hanno l’esigenza di ascoltarsi mentre suonano o cantano quindi in caso di esibizioni dal vivo si montano delle casse speciali sul palco, chiamate monitor, che forniscono al cantante il ritorno. In questo caso è molto difficile evitare l’ effetto Larsen ovvero il fischio. Nel caso di una chiesa la giusta posizione delle casse prevede che il suono venga diretto verso gli ascoltatori e mai, in nessun caso, verso chi parla.

L’importanza del fascio acustico

È necessario scegliere o almeno sarebbe bene optare per le casse direttive così da controllare il fascio sonoro evitando che il suono interagisca con i microfoni. In più questo tipo di casse non permettono la dispersione della potenza sonora laddove risulta non necessaria. È necessario anche il controllo del riverbero. Le chiese sono ambienti molto riverberanti: il suono che parte dal parlatore e va verso i fedeli viene assorbito dai corpi umani mentre il suono emesso in direzione delle superfici rimbalza provocando un riverbero molto fastidioso.

La coda sonora in un locale non può essere controllata con l’impianto di diffusione sonora perché dipende dalle caratteristiche geometriche dell’ambiente. Non possiamo però controllare il rapporto tra energia del suono diretto ed energia del suono riflesso. Sappiamo solo che amplificando il suono diretto si aumenterà l’energia del picco iniziale. Quest’ultimo, nel caso in cui gli altoparlanti sono direttivi e rivolti verso il pubblico, sarà assorbito proprio dalle persone non alimentando il riverbero. Il nostro corpo infatti è una superficie assorbente molto potente con un tasso di assorbimento del 100 %. Il suono così andrà a togliere energia alla curva del suono riflesso e pur non cambiando pendenza risulterà lo stesso più debole.