Archivio mensile:Marzo 2017

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Come scegliere il trasformatore per il LED

In un mercato in cui la vasta scelta e la diversità tra i modelli fanno da padrone, diventa sempre più difficile scegliere in maniera accurata il trasformatore, specialmente per gli apparecchi a LED: prodotti che si assomigliano moltissimo possono in realtà rivelare differenze sostanziali e importantissime. È quindi molto importante prestare la massima attenzione nella scelta del trasformatore, onde evitare problemi o malfunzionamenti di sorta.

Una rapida guida per aiutarci nella scelta

Durante la scelta dell’alimentatore, sarà importante tenere a mente diversi fattori, tra cui: decidere il livello di potenza (espresso in Watt) massimo per il nostro trasformatore; verificare se l’impianto a LED che vogliamo montare abbia bisogno (o meno) di tensione costante o corrente costante; decidere se installare l’impianto all’interno o all’esterno e, in entrambi i casi, verificarne la resistenza a polvere, abrasione o al contatto con l’acqua; verificare il rendimento nominale, ossia il rapporto tra energia consumata ed energia disponibile, che, nel caso di un alimentatore efficiente e di buona fattura, si aggira intorno all’80 o 90%; importante verificare la caduta di tensione dell’alimentatore tramite l’apposito regolatore presente nel prodotto stesso; verificate inoltre che il vostro prodotto abbia marchi di certificazione e qualità come RHOS e CE.

Novità moderna: l’alimentatore switching

Oltre ai normali alimentatori, potreste imbattervi in una nuova tipologia che sta sbaragliando il mercato, specialmente negli ultimi anni: gli alimentatori switching. Questo nuovo prodotto ha sostituto, nel corso degli anni, gli alimentatori classici a bassa efficienza ma, attenzione, i rischi esistono comunque: molte volte questi apparecchi generano un fastidioso ronzio che, nel tempo, può trasformarsi in un rumore sempre più intenso a causa delle alte frequenze di commutazione interne; questo problema affligge soprattutto i trasformatori di bassa qualità e, ovviamente, vi consigliamo di acquistare solo prodotti certificati e di buona fattura per scongiurare qualsiasi eventuale pericolo o fastidio.

Un metodo per trovare il giusto alimentatore

Esiste una vera e propria metodologia per trovare l’alimentatore adatto alle vostre esigenze: per un calcolo ottimale sarà necessario moltiplicare la potenza/mt per la lunghezza/mt della striscia LED che vogliamo montare. Facciamo un esempio con la LED strip classica da due metri e di potenza 14,4 W/m: sarà necessario compiere i dovuti calcoli matematici (ovvero 14,4 W/m x 2 m) per ottenere come risultato la potenza ottimale del nostro trasformatore, 28,8 Watt. Questo metodo è affidabile e può essere applicato a qualsiasi LED strip vogliate usare, a patto che usiate, come specificato prima, alimentatori di alta qualità e buona fattura.

cavi elettrici

Sistemi portacavi, cosa sono e a cosa servono

Se avete un’azienda e avete realizzato la rete elettrica e non sapete come proteggere al meglio i cavi esposti, vi forniamo una soluzione semplice ed efficace: i sistemi portacavi. I sistemi portacavi sono prodotti destinati a ospitare e proteggere i cavi utilizzati per la distribuzione dell’energia elettrica all’interno di strutture come quelle del settore industriale o comunque appartenenti al terziario. Solitamente la loro funzione si limita a questo, ma non è raro il loro utilizzo come sostegno per apparecchiature di illuminazione o per le discese di alimentazione di particolari macchinari.

Come sono fatti i sistemi portacavi?

Solitamente i sistemi portacavi sono di forma rettangolare aperta sul lato superiore per la posa dei cavi e poi richiudibile tramite una seconda sezione realizzata come coperchio, realizzati quasi esclusivamente in materiali come il metallo o, meno comunemente, in resina. Sono diversi gli standard che questi canali devono rispettare, tra cui:

  • nella sezione che ospiterà i fili non devono assolutamente esserci spigoli, schegge o qualsiasi imperfezione che potrebbe danneggiare i cavi e causare danni irreparabili a tutta la rete elettrica;
  • nel caso di materiale metallico, è opportuno verificare che il trasporto di energia non subisca sbalzi o interruzioni specialmente nei raccordi;
  • il coperchio del sistema deve essere di tipo smontabile, in modo da poter intervenire in caso di necessità;
  • tutta l’apparecchiatura deve essere a norma di legge e rispettare la normativa europea per la sicurezza.

I sistemi a battiscopa

Oltre alle tipologie industriali, esistono sistemi portacavi utili anche per le nostre abitazioni: stiamo parlando dei sistemi a battiscopa. Questa tipologia di portacavi è destinata a trasportare cavi unipolari senza guaina, utilizzati solitamente per far funzionare gli elettrodomestici che si trovano in tutte le case. Eccone le principali caratteristiche:

  • a differenza di quelli per uso industriale, sono realizzati solitamente in resina termoresistente e progettata per resistere anche a eventuali propagazioni di fiamme in modo da proteggere l’abitazione;
  • i coperchi, così come quelli industriali, devono essere smontabili solo tramite un’azione volontaria ed energica, senza mettere in discussione la sicurezza del sistema;
  • questo sistema va montato ad almeno 70cm dal pavimento e va collegato alle prese di corrente alla stessa altezza.

Le passerelle portacavi

Queste strutture, realizzate unicamente in metallo, servono per il semplice sostegno dei cavi e non devono rispondere a specifiche norme, se non quelle basilari. Sono realizzate in modo da impedire il surriscaldamento dei fili al loro interno e scongiurare qualsiasi pericolo di sovraccarico o incendio e sono molto simili ai sistemi utilizzati per le aziende, con la differenza che le sezioni possono essere forate, proprio per impedire che il calore possa generare malfunzionamenti.

deumidificatore Deumido

Deumidificatori Deumido: climatizzare la casa in modo semplice e funzionale

Moltissime persone non sono a conoscenza dei rischi e dei problemi che un ambiente umido può celare: l’umidità genera diversi grattacapi, come quelle fastidiose macchie sul soffitto o quegli orribili rigonfiamenti dell’intonaco, oltre a poter causare la comparsa di cattivi odori sui vestiti conservati negli armadi a prescindere dalla presenza di anti-odori come la naftalina. La soluzione? I deumidificatori deumido, dell’azienda Vortice.

A cosa servono i deumidificatori

Come abbiamo già accennato, i deumidificatori sono molto utili per risolvere tutti quei problemi causati dall’umidità: tale condizione si verifica in periodi di temperature molto alte o molto basse o se la vostra casa si trova in una zona in cui piove molto o in prossimità di aree boschive. Per risolvere il problema non è necessario spendere cifre esorbitanti o addirittura cambiare casa, ma sarà necessario affidarsi a prodotti affidabili, sicuri e dai risultati sorprendenti come quelli della Vortice, di cui andremo ad analizzare i modelli di punta.

Le caratteristiche di Deumido, modello 26010

Il modello 26010 è un deumidificatore dotato di comandi eseguibili tramite un display digitale. È una dei prodotti di punta della Vortice e serve a filtrare e quindi far svanire l’umidità dalle nostre case. Possiede diverse proprietà specifiche, tra le quali spiccano: la possibilità di regolare l’apparecchio su due diverse velocità, a seconda delle vostre esigenze; il poter selezionare una soglia massima del tasso di umidità presente nell’ambiente circostante; poter impostare un timer fino a ventiquattro ore; indicatore di livello di saturazione della tanica con allarme sonoro; possibilità di lavare il filtro dell’aria; impatto ambientale praticamente nullo; un innovativo sistema di scarico continuo. Questo modello è pensato per rispondere in modo rapido ed efficace alle vostre esigenze di deumidificazione, portandovi anche sicurezza e, soprattutto, risultati ottimali.

Le caratteristiche di Deumido, modello 26011

Il modello 26011, simile al precedente, possiede pressappoco le stesse caratteristiche, ma con una marcia in più: anche questo prodotto, infatti, è dotato del display digitale da cui impartire i comandi alla macchina; possiede due diverse velocità; è possibile stabilire la soglia massima di umidità; possiede il filtro lavabile e avvisa quando la tanica è piena e va cambiata tramite allarme sonoro; è “eco-friendly” grazie al gas R134A che non comporta alcun rischio per salute e ambiente; è possibile impostare un timer fino a ventiquattro ore; possiede, in più all’altro modello, un’aletta orientabile per impostare la direzione del flusso d’aria che è stata deumidificata, risultando molto utile per l’asciugatura del bucato. Anche questo modello è realizzato con materiali di prima scelta e assemblato per essere sicuro e affidabile durante l’utilizzo.

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Come fare un impianto elettrico per sala prove

Sono molte le persone che, negli ultimi anni, si stanno avvicinando al mondo della musica e, in particolare, stanno imparando a suonare strumenti più o meno complessi: dalla classica chitarra alla batteria, passando per il basso, ma anche violini, trombe e altri strumenti sono tra i più gettonati. Per provare è necessario avere uno spazio, e questo deve avere dotato di alcune cose per essere utilizzabile. Sono molti i problemi che si possono presentare: talvolta però la musica prodotta da tali strumenti può risultare fastidiosa per i vicini. Ma anche l’impianto elettrico di una sala prove richiede alcune accortezze importanti. Come fare quindi? Andiamo subito a scoprirlo.

La progettazione della vostra sala prove

Sia che siate solisti che abbiate una band amatoriale o comunque siate un gruppo di persone unite dalla passione per la musica, la sala prove è uno dei luoghi fondamentali nella vostra esperienza musicale: è qui, infatti, che possiamo affinare le nostre abilità con gli strumenti, provare diversi accordi, melodie e, perché no, divertirci scrivendo pezzi nuovi seguendo la nostra ispirazione. Negli anni passati era abitudine affittare una sala prove presso degli studi di registrazione, talvolta a costi elevati, oppure (sempre se avevate uno spazio adibito) si poteva provare in casa propria, magari in cantina o nel garage.

Purtroppo, come abbiamo già detto, certe volte il suono degli strumenti può essere fastidioso per i vostri vicini e, quindi, urge una soluzione: potrete, infatti, dopo aver studiato attentamente un progetto con un esperto del settore, adibire una delle stanze della vostra casa a studio di registrazione, stando attenti a particolari norme e regole da rispettare.

Come deve essere una sala prove

Aspetto fondamentale, proprio per risolvere il problema dell’acustica, è quello di rendere il vostro studio insonorizzato: per tale operazione sarà necessario analizzare attentamente i rumori prodotti dai vostri strumenti e realizzare l’insonorizzazione in modo da prevenire qualsiasi “fuga acustica”. Ovviamente vi consigliamo di rivolgervi a degli esperti in modo da rendere più efficace (e senza incappare in errori di qualsiasi sorta) l’operazione.

Per farlo di solito si utilizzano dei pannelli fonoassorbenti che hanno lo scopo di assorbire i suoni forti; di solito venduti in forma quadrata, sono fabbricati in materiali che attutiscono i rumori. I pannelli vanno attaccati alle pareti e ai soffitti. Non si tratta di un lavoro complicato, ma richiede una certa progettazione e soprattutto, grande qualità nei materiali, poiché si rischia di non riuscire nel nostro scopo.

Altro aspetto fondamentale e che non deve essere affrontato con leggerezza riguarda l’impianto elettrico, di cui adesso andremo a parlare.

Come realizzare l’impianto elettrico per la sala prove

Il primo accorgimento da adottare è quello di separare la massa audio da quella della corrente, in modo da evitare spiacevoli problemi. Inoltre, vi consigliamo di scegliere impianti che abbiamo una eccellente messa a terra, in modo da evitare ronzii o sfrigolii fastidiosi. Altro aspetto fondamentale (e su questo poniamo particolare attenzione) è quello di rivolgervi ad un elettricista esperto, iscritto a particolari albi e dotato di tutte le abilitazioni per la costruzione di tale impianto: la sicurezza va al primo posto e in questo eviterete qualsiasi problema o inconveniente in futuro.

Non è infatti un lavoro dissimile da quello di un impianto elettrico classico, ma va progettato tenendo in mente lo scopo per il quale è stato creato: dovrà quindi essere sicuro e dare una perfetta esperienza a chi lo utilizza.

TRASFORMATORE

Il trasformatore, cos’è e di che tipologie esiste

Il trasformatore si definisce in elettrotecnica come una macchina statica, dato che in essa si muovono solo gli elettroni e non  ci sono parti in movimento. Questo serve a trasformare la tensione e l’intensità di corrente in entrata in una tensione e intensità differente in uscita, tenendo però costante la potenza elettrica. Si tratta di una macchina che funziona in corrente alternata ed è soprattutto utilizzata per il trasporto dell’energia elettrica, nel suo percorso dalle centrali elettriche alle utenze, che siano queste domestiche o industriali.

I trasformatori svolgono una funzione importante poiché permettono di trasportare e distribuire l’energia elettrica ai valori di tensione che convengono maggiormente sul piano economico e tecnico.

Come è fatto un trasformatore elettrico

Nella sua versione più semplice, il trasformatore ha due circuiti elettrici isolati tra loro:

  • il primo, di ingresso, che riceve l’energia;
  • il secondo, in uscita, che eroga l’energia che ha ricevuto dal circuito primario.

A meno che non ci siano perdite o dispersioni, la potenza tra l’ingresso e l’uscita della corrente è costante. Si tratta di una macchina reversibile poiché i due circuiti si possono invertire, facendo funzionare il circuito di ingresso come circuito di uscita o viceversa.

Oltre ai circuiti, nel trasformatore è presente un nucleo in ferro, che è formato da lamiere sovrapposte e isolate l’una rispetto all’altra. Sui due lati del nucleo sono avvolti i due circuiti, che sono fatti in materiale metallico conduttore.

Se uno dei due circuiti è alimentato con tensione alternata, nel nucleo centrale si svilupperà un flusso magnetico alternato, la cui ampiezza varia in base alla tensione dell’alimentazione, alla frequenza e al numero delle spire che possiede.

Come funziona un trasformatore?

Il circuito primario del trasformatore è collegato alla rete elettrica dell’alimentazione, mentre quello secondario eroga l’energia in uscita. Attraverso il nucleo centrale, o generatore, il circuito primario induce un campo magnetico che raggiunge il circuito secondario. In un trasformatore costruito bene, il peso dei due circuiti sarà equivalente: il circuito primario avrà fili più sottili e più numerosi, quello secondario avrà invece fili più grossi e meno numerosi.

Se la tensione in uscita è minore di quella in entrata, il trasformatore avrà una funzione di riduttore.

Quali tipi di trasformatore esistono

Esistono diversi tipi di trasformatori in uso, posti in punti diversi della trasmissione e distribuzione dei circuiti elettrici. Vediamo i più diffusi.

Trasformatore di tensione

Si tratta del trasformatore classico, che abbiamo  descritto precedentemente. La tensione di corrente del circuito secondario è costante e dipende dal numero di spire dell’avvolgimento. Gli avvolgimenti possono anche avere prese intermedie o avvolgimenti secondari ulteriori, che danno la possibilità di avere diversi valori di tensione contemporaneamente.

Trasformatore di isolamento

Si tratta di trasformatori in cui l’isolamento elettrico tra gli avvolgimenti è molto curato. L’obiettivo principale di questi dispositivi è scorporare la massa di un apparecchio di misura rispetto alla massa del circuito, nel caso in cui entrambi siano messi a terra. Sono utilizzati nei casi in cui alla rete siano connessi dispositivi medici da tenere in sicurezza o in tutti i casi in cui non sia possibile utilizzare una messa a terra di tipo tradizionale (es. automarket ambulanti).

Trasformatore trifase

I trasformatori trifase sono macchine che convertono una tensione trifase e sono di solito usati nella rete della distribuzione elettrica. Possono avere tre trasformatori monofase indipendenti oppure tre avvolgimenti primari e tre avvolgimenti secondari, montati su un nucleo con tre rami paralleli.

Trasformazione di corrente

Si tratta di trasformatori che forniscono al circuito secondario un corrente che sia proporzionale alla corrente presente nel circuito primario. Sono generalmente utilizzati per ridurre i flussi di correnti elevati a valori che possono essere misurati più facilmente.