Archivio mensile:Giugno 2016

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Come fare un impianto elettrico per cucina di un ristorante

Chi deve aprire un ristorante non deve pensare solo ed esclusivamente al gusto dei propri piatti, ma anche a tanti piccoli dettagli. Uno tra questi è quello che riguarda l’impianto elettrico, che molto spesso viene sottovalutato.

Ci si deve, quindi, chiedere come fare un impianto elettrico per cucina di un ristorante. Questo articolo è solo indicativo e non essendo una cosa semplice, si consiglia di far eseguire i lavori solo ad esperti del settore, capaci non solo di dire cos’è meglio fare, ma anche quali sono gli obblighi di legge da rispettare, le normative e tutto quello che concerne la sicurezza dell’impianto stesso.

Impianto elettrico cucina ristorante: i dettagli

Un gestore di un ristorante deve assolutamente entrare in possesso di quella che è la certificazione dell’impianto elettrico di tutto il suo locale e, in particolar modo, della cucina. Pertanto, è indispensabile chiedere l’ausilio di un tecnico specializzato, in grado di verificare che tutto sia a norma. Si necessita, infatti, di quella che viene definita “dichiarazione di rispondenza”, che accerta la sicurezza dell’impianto.

A cosa si deve pensare?

Quando si progetta un impianto elettrico per la cucina di un ristorante, si deve andare a valutare quella che è la reale esigenza del locale stesso. Solitamente, si deve installare un sistema di condizionamento, per permettere a chi lavora in cucina di avere sempre la giusta temperatura, si deve pensare ai forni, ai fornelli, ai frigoriferi, si devono piazzare delle prese per la corrente in diversi punti, abbastanza strategici: insomma, si devono tenere in conto diversi dettagli che non sono affatto irrilevanti.

Stando a quella che è la normativa attualmente vigente, di tutto il ristorante la zona che richiede maggior controllo, poiché più esposta a rischi, è proprio la cucina. Per questo motivo, quindi, ci concentreremo su quello che viene richiesto in questo ambiente.

Per quel che concerne le cucine con apparecchi alimentati a gas metano o GPL, che hanno una potenza inferiore o uguale a 35 kW, si devono applicare tutte le norme di sicurezza che sono state sancite per quelli che sono da considerare luoghi con pericolo di esplosione. In buona sostanza, possiamo dire che le cucine devono essere considerate ambienti particolari speciali tanto per la presenza di umidità, per la presenza di acqua, vapori ma anche per la presenza di apparecchi alimentati a gas: questo significa che si deve porre la massima attenzione nell’esecuzione degli impianti elettrici e nella installazione degli stessi. Si tratta, quindi, di qualcosa dal quale non si può in alcun modo prescindere.

Si deve altresì pensare alla messa a punto di un sistema di prevenzione e di controllo degli incendi, così come a dei sistemi di sicurezza che possono essere attivati anche al di fuori della cucina.

Non si deve sottovalutare neppure un altro fondamentale aspetto: quello della qualità del materiale elettrico che si va a utilizzare. Trattandosi, come detto, di un ambiente abbastanza a rischio, la cucina deve avere un impianto realizzato solo ed esclusivamente con quelli che sono i migliori materiali in commercio e, pertanto, si deve fare affidamento a dei fornitori seri e di qualità, al fine di reperire il tutto a un giusto prezzo.

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Videosorveglianza in azienda, normative e privacy

Quando si parla di videosorveglianza in azienda, non ci si può esimere dal fare attenzione a tutte quelle che sono le normative in merito, al fine di non andare a intaccare quella che è la privacy dei singoli soggetti che lavorano nella stessa. Proprio per questo motivo, quindi, risulta importante sapere perfettamente quali sono le norme da rispettare, in modo tale da evitare qualsiasi tipo di problema.

Videosorveglianza aziendale: la normativa

In moltissime aziende esistono dei sistemi di videosorveglianza, che servono per proteggere la stessa. Si tratta, quindi, di uno strumento di fondamentale importanza che, però, non può travalicare alcuni confini, andando a violare la privacy dei lavoratori. Vediamo, quindi, quali sono le norme in tema di videosorveglianza.

Si deve iniziare facendo riferimento a quello che è l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/70), che è la pietra portante di tutto il sistema. Iniziamo con il dire, quindi, che suddetta legge è molto netta nel vietare l’utilizzo di impianti di videosorveglianza per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Non lo si può fare proprio perché è una violazione della privacy e, in quanto tale, va sanzionata qualora si andasse a verificare un caso simile.

Pertanto, possiamo dire che questo tipo di impianti è utilizzabile solo ed esclusivamente per andare a garantire la sicurezza dell’attività in questione. Tali impianti, quindi, devono assicurare l’integrità aziendale sia a livello dei dipendenti che dei clienti che accedono nella stessa.

Una funzione di controllo sì, ma senza violazioni della privacy!

Prerequisiti essenziali

Va anche sottolineato che, prima di installare un impianto di videosorveglianza, è importante chiedere, preventivamente, un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza, con la Direzione Provinciale del Lavoro competente per territorio. Va quindi inoltrata una dettagliata istanza per il rilascio dell’autorizzazione, che non può non esserci dato che, come detto, si tratta di qualcosa che potrebbe andare a ledere la privacy di chi lavora.

Nel dettaglio, si deve sottolineare che, nell’istanza di rilascio autorizzazione devono comparire quelle che sono le motivazioni dell’installazione, nonché le caratteristiche e le finalità dell’impianto stesso. Dal punto di vista procedurale, quindi, la domanda deve essere presentata con marca da bollo annessa, nonché con una copia dell’informativa così come è stata preventivamente consegnata ai dipendenti, che devono averla sottoscritta; con documentazione tecnica dell’impianto nonché una triplice copia della planimetria dei locali. Questo è un documento molto importante, perché si devono specificare le posizioni delle telecamere rispetto a quella dei lavoratori, sottolineando anche quelli che sono i raggi di azione delle camere stesse. Come detto, il tutto deve essere accompagnato da marca da bollo per essere valido.

Per avere l’autorizzazione si deve procedere in questo modo: la Direzione Prov.le del Lavoro riceve la richiesta e manda un ispettore a fare un sopralluogo in azienda. Quest’ultimo ha il compito di visionare la planimetria, osservare i punti di installazione delle telecamere, parlare coi dipendenti e il titolare e solo dopo può rilasciare l’autorizzazione di cui sopra.

Cosa è illegale

Si deve ricordare che non possono essere considerati validi quegli impianti il cui campo di azione comprende:

– luoghi riservati esclusivamente ai lavoratori, o anche luoghi che non sono destinati al lavoro, come bagni, spogliatoi, locali per le pause ecc.

– locali in cui sia posizionato il sistema di rilevazione delle presenze.

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Lampade WiVa, alcune soluzioni per l’illuminazione

Per chi è alla ricerca della soluzione migliore per illuminare le proprie stanze, suggeriamo solo prodotti di grande qualità. Un esempio calzante sono le lampade WiVache sono tra le migliori che esistono sul mercato.

L’azienda WiVa e i suoi prodotti

Quando parliamo di Wiva Group parliamo di una solida realtà tutta made in Italy. Si tratta, infatti, di un’azienda italiana leader nel settore dell’illuminazione, sempre al passo con i tempi, con quella che è l’innovazione tecnologica e, cosa non irrilevante, sempre attenta a temi come quello del risparmio energetico, della tutela dell’ambiente e della salute.

Il gruppo nasce nel 2007 e, quindi, ha alle spalle quasi un decennio di attività. Tutto è partito grazie alla tenacia di un solido gruppo di esperti del settore, tutti con varie esperienze alle spalle, accomunati dalla volontà di voler creare qualcosa di grande per quel che concerne il mondo dell’illuminazione.

Wiva Group non produce solo ed esclusivamente lampade, ma anche tutte quelle che sono le sorgenti luminose, i corpi illuminanti a LED per uso architetturale e industriale, nonché materiale elettrico di vario tipo, dispositivi elettronici per l’alimentazione e la gestione della luce e molto altro ancora. Quello che caratterizza questo gruppo, e i prodotti creati, è la continua ricerca di soluzioni innovative che strizzano l’occhio tanto alla qualità quanto alla capacità di anticipare e interpretare le tendenze del mercato.

Le lampade WiVa

Tra le varie lampade disponibili, segnaliamo soprattutto le lampade a LED WiVa. Ce ne sono diverse, di varie forme e di varie potenze, in modo tale da trovare esattamente quello che si sta cercando in base alle proprie esigenze.

Si trovano lampade a goccia ma anche lampade a oliva, delle lampade ovali ma anche delle lampade tonde, dei faretti sempre a led e molto altro ancora.

Come suggerito in precedenza, WiVa è sinonimo di affidabilità e qualità. Inoltre, basta dare uno sguardo ai prezzi dei vari tipi di lampade per capire che si tratta sì di prodotti di qualità ineccepibile, ma a un prezzo molto accessibile. Ricordiamo anche che le lampade a LED, nonostante un costo iniziale leggermente maggiore rispetto a quelle tradizionali, durano di più e hanno una resa migliore.

Tra tutti i prodotti WiVa, le lampade sono, senza dubbio, il fiore all’occhiello, che hanno fatto conoscere l’azienda non solo nel nostro paese, ma anche altrove. Proprio per questo motivo, il brand vanta tantissime collaborazioni anche a livello internazionale che l’hanno fatto crescere e diventare un punto di riferimento in tutto il mondo dell’illuminazione.

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Illuminazione nascosta, come fare

Quando si progetta una casa o, comunque, si pensa al modo per ristrutturarla al meglio, la questione illuminazione è molto importante e questo perché può dare quel tocco in più che manca.

Se si va a illuminare male la propria abitazione, questa potrebbe apparire troppo buia o, ancora, innaturalmente illuminata: questi eccessi sono da evitare e, per questo motivo, è fondamentale affidarsi alle mani esperte di chi può consigliarci la giusta soluzione.

Oggi come oggi, si parla molto di illuminazione nascosta. Cosa significa? Che si pensa sì a illuminare sapientemente la casa, ma anche a non ingombrare l’ambiente con piantane o sorgenti luminose troppo evidenti. Less is more: questo è il mantra che ci si deve ripetere.

Illuminazione nascosta: le basi

Come detto, il minimalismo conquista anche il settore dell’illuminazione artificiale. Si deve pensare che la luce deve impreziosire l’ambiente e non deve in alcun modo renderlo più saturo e, pertanto, si deve andare a creare un punto luminoso, evitando l’ingombro di piantana, applique, lampadario e di tutti quegli elementi che, spenta la luce, vanno solo a togliere spazio ad altro. Va da sé che optare per una soluzione come questa è una scelta abbastanza radicale, che deve incontrare quelli che sono i propri gusti.

Tuttavia, oggi come oggi, è possibile trovare delle sorgenti luminose che si incassano o, ancora, che vanno a nascondersi dietro a delle superfici traslucide che danno degli effetti molto particolari!

Per cosa optare

Grazie al binomio led-domotica, oggi si può avere una illuminazione nascosta e un risparmio energetico che, di certo, è molto apprezzato in tempi di crisi.

Pertanto, basta scegliere faretti da incasso per riuscire a creare la giusta atmosfera.

Questa non è l’unica soluzione, dato che ci sono anche pannelli ad incasso, strisce di led che possono illuminarsi al passaggio e molto altro ancora.

Tutte le soluzioni sopra indicate sono disponibili in vari colori, in varie forme e in varie dimensioni e servono per illuminare la propria abitazione, senza avere l’ingombro dei tradizionali punti luce.

Se non si deve arredare una casa, ma un negozio o un ufficio, suggeriamo di optare per un altro tipo di faretti da incassopiù indicati per quelle che sono soluzioni meno casalinghe. Anche in questo caso ci sono diverse soluzioni tra le quali optare, proprio perché la moda dell’illuminazione nascosta sta prendendo sempre più piede e, pertanto, tutte le aziende si stanno impegnando al fine di fornire le migliori soluzioni possibili.

Scegliere quella ideale per il proprio negozio, il proprio ufficio o la propria casa, non è mai stato così semplice e, pertanto, è davvero indicato propendere per una scelta del genere, molto bella, funzionale e di classe.

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Relè a tempo, cosa sono e come funzionano

Prima di spiegare cos’è un relè a tempo, è bene ricordare che, in generale, un relè non è altro che un dispositivo elettrico, che viene comandato dalle variazioni di corrente al fine di andare a influenzare le condizioni di un altro circuito. In poche parole, stiamo parlando di un deviatore che non si aziona a mano, ma grazie alla forza di un elettromagnete.

Detto questo, è altresì utile andare a capire come funziona un relè e quali sono le diverse tipologie presenti sul mercato, prima di andare ad approfondire il discorso dei relè a tempo.

Relè: tutto quello che c’è da sapere

temporizzatoreIl termine relè deriva dal francese relais, che sta a indicare le varie stazioni di posta nelle quali i messi postali potevano cambiare i cavalli stanchi per effettuare più velocemente le consegne della posta.

Successivamente, il termine venne dapprima usato in ambito della telegrafia, per andare a indicare i dispositivi che permettevano il trasferimento di un messaggio in codice Morse da una stazione all’altra. Questi relè, quindi, permettevano a una sorta di messo virtuale di recapitare i messaggi anche dall’altra parte del mondo.

Subito dopo, poi, è stato utilizzato nel campo dell’elettronica.

In commercio si trova una grande varietà di relè, che possono essere suddivisi in categorie in base a suddetti parametri:

  • Eccitazione comune: c’è un contatto che è collegato direttamente ad un capo della bobina la cui alimentazione, solitamente, è pari alla tensione di rete (230 volt).
  • Eccitazione separata: in questo caso, invece, alimentazione bobina e i contatti di potenza sono isolati; in questi casi avviene spesso che l’alimentazione della bobina sia a bassa tensione (12, 24 o 48 volt).
  • Dati elettrici dell’ingresso di comando: tensione, frequenza e corrente assorbita;
  • Capacità di commutazione dei contatti: corrente nominale massima, potere di interruzione. Dobbiamo a questo punto sottolineare che i relè che possono andare a commutare potenze elevate sono detti teleruttori;
  • Livello di isolamento tra i due circuiti.

Se volete ulteriori informazioni sui relé potete leggere questo articolo.

I vari tipi di relè

In base a quanto appena detto, possiamo dividere i relè in varie tipologie. Abbiamo, quindi, i relè:

  • monostabili: c’è solo una posizione dei contatti che è stabile, mentre l’altra si ha solo se è presente il segnale di eccitazione in ingresso. Per fare un esempio, possiamo sottolineare che sono relè monostabili quelli che controllano i potenti motori di grosse macchine operatrici. Alcuni di essi possono essere relè temporizzati, ossia dotati di un tempo prefissato per modificare quello che è lo stato di commutazione.
  • bistabilisi hanno due posizioni stabili, che si possono raggiungere con l’applicazione di un segnale su uno dei due ingressi che corrisponde alla posizione. Questi relè si caratterizzano per l’assenza di consumo energetico per mantenere la posizione e per la persistenza dello stato anche dopo lo spegnimento dell’apparecchio.
  • differenziali,
  • amperometrici, 
  • a disco,
  • speciali,
  • passo passo.

Relè temporizzati

Si tratta, in poche parole, di relè che hanno la capacità di eccitarsi con un ritardo rispetto all’istante nel quale vengono alimentati e che sono altresì in grado di diseccitarsi con ritardo rispetto al momento dell’interruzione dell’alimentazione. Si tratta, per lo più, di oggetti che in principio erano molto complessi e che, in quanto tali,  facevano ricorso, ad esempio, a quelle che sono delle membrane con fori calibrati e regolabili il cui compito era quello di lasciare passare dell’aria con tempi regolabili. Ormai sono stati sostituiti da semplici circuiti elettronici.

Cosa accade oggi? Brevi ritardi alla diseccitazione (dell’ordine di pochi secondi) si ottengono semplicemente andando a collegare in parallelo alla bobina un condensatore che si carica nella fase di alimentazione e che continua ad eccitare il relè anche dopo la fine dell’alimentazione.