Come si fa un impianto elettrico antideflagrante

Cos’è un impianto elettrico antideflagrante e come si fa? Ecco una guida pratica. Per tutti i materiali, si può dare un’occhiata al nostro shop.

Cos’è

Si tratta di un impianto elettrico che può incendiarsi ed esplodere facilmente. Per questo, si attuano delle strategie (in base alla normativa ATEX del 2003) per prevenire gli incidenti e rendere l’impianto sicuro al 100%. Cosa dice questa legge?

La normativa ATEX

Si tratta di una legge europea, che da ai proprietari di un appartamento o agli imprenditori i criteri per verificare che l’impianto elettrico antideflagrante sia in regola. La legge individua tre zone di rischio per tipo di materiale, più clausole speciali per industrie particolari e miniere.

  • Le zone 0, 1, 2 sono le zone degli impianti dove ci possono essere gas.
  • Le zone 20, 21, 22 indicano le zone dove ci possono essere polveri.

In base al materiale di contatto, si definisce se il rischio è: permanente, frequente, oppure occasionale.

A loro volta, i gasi sono divisi in gruppi.

  1. I Metano.
  2. IIA Propano.
  3. IIB Etilene.
  4. IIC Idrogeno/Acetilene.

Quando si costruisce un impianto del genere, si deve pensare anche alla temperatura. La normativa prevede 6 livelli di temperatura, divisi per pericolosità e per materiale.

Utilizzare l’impianto in tubo

Questo sistema è il più utilizzato per un impianto elettrico antideflagrante. Utilizzato soprattutto dalle industrie chimiche e petrolchimiche, questo impianto ha diversi vantaggi:

  • Ci sono tre livelli: i cavi, le custodie e i tubi.
  • Tra la custodia e i tubi, ci sono dei raccordi di bloccaggio.
  • Tutto viene sigillato, per fare in modo che, in caso di esplosione, questa non si propaghi.

Per un impianto domestico, invece, è importante che il professionista usi tutte le precauzioni del caso. In particolare, questo tipo di impianto potrebbe essere richiesto in cucina o dove c’è la possibilità che si accumulino polveri o gas.

Il professionista andrà a installare un sistema che prevede:

  • Il corretto smistamento dei cavi.
  • Il raccordo.
  • La tubazione di sostegno.

Naturalmente, rispetto a un impianto di tipo industriale, il rischio è più basso e la progettazione dell’impianto sarà più semplice.

Per gestire al meglio tutti gli aspetti del circuito elettrico, è fondamentale che sia un esperto qualificato a fare l’installazione e la manutenzione periodica dell’impianto. In questo modo, si ridurranno i rischi e tutto funzionerà a dovere.

In questo tipo di impianti, il fai da te non basta. Infatti, anche in una casa, il sistema elettrico è complesso e sarà necessario vedere quali sono i vari collegamenti e come è messa tutta la struttura.

Cosa fare

La cosa principale è verificare che tutto sia in regola. Per questo, è sempre bene affidarsi a ditte specializzate e valutare ogni aspetto del progetto prima di procedere ai lavori. La sicurezza e il rispetto delle normative servono a proteggere le persone, anche in casa!

normativa-erp

NORMATIVA ERP – Bando Lampade Alogene Settembre 2018

La nuova normativa ERP stabilisce l’addio definitivo alle vecchie lampade alogene entro Settembre 2018. Per sostituire le lampadine, ci si può rivolgere al nostro shop. Nel frattempo, ecco che cosa dice questa normativa.

Perché lo stop alle lampade alogene?

Lo stop alle lampade alogene, che consumano di più e possono causare problemi alla salute (parliamo di quelle utilizzate fino agli anni 2000), è partito nel 2009, con la prima fase della normativa. Da quel momento, i singoli Paesi si sono impegnati a definire degli obiettivi, fino a completo smaltimento delle lampade alogene, la cosiddetta Fase 6.

Questa scatterà il 1° Settembre 2018, con il bando definitivo di queste lampadine. Ecco cosa dice la normativa nei dettagli.

Cosa dice la normativa ERP

La Direttiva ERP (CE) 244/2009 è a più livelli. Il primo livello è, ovviamente, per produttori e per chi vende questi prodotti, che devono smettere di farlo. Naturalmente, non sarà un blocco immediato, ma se ne produrranno sempre meno. Quindi, chi ha queste lampadine che funzionano bene, non deve preoccuparsi: non sarà fuorilegge averle in casa. Sostituirle, però, sarebbe meglio, giusto per non regalare denaro al fornitore di corrente elettrica.

Come riconoscere le lampadine messe al bando? Basta guardare l’aspetto e le confezioni. Quelle fuori dalla circolazione sono di vetro e non hanno il trasformatore. In più, appartengono alle sigle, riportate in confezione: E27, E14 (primo blocco), G4 o GY6.35 (secondo blocco), R7s o G9.

Le sigle si riferiscono all’attacco tra la lampadina e la fonte di alimentazione elettrica. In più, andranno sostituite le lampadine dei forni datati (procedura da farsi se si ha un’impresa di ristorazione).

In realtà, la normativa non parla solo di lampadine. Infatti, si parla anche di diverse strategie per ridurre i consumi energetici, che vanno dal riscaldamento, all’architettura interna delle abitazioni, ecc.

Insomma, una direttiva europea che coinvolge diversi aspetti della vita e che non può far a meno di parlare anche delle lampadine e dell’uso consapevole della corrente elettrica in casa e nel fare impresa.

Consigli utili

Per rispettare la normativa ERP, basta verificare quali sono le lampadine da sostituire e come gestire i consumi energetici in casa. Oltre al rispetto delle leggi europee, si otterrà un netto risparmio sulla bolletta elettrica, quindi conviene mettersi in pari dove possibile.

Questo vale per chi deve fare attenzione solo ai consumi in casa. In realtà, la normativa fa riferimento anche al corretto smaltimento dei rifiuti e alla possibilità di recuperare parte di questi materiali per riutilizzarli.

Insomma, si tratta delle manutenzioni da fare in casa come al solito. Semplicemente, adesso c’è una regolamentazione chiara, che permette di avere un criterio di riferimento nella scelta delle lampadine e di altri componenti elettrici. Quindi, un passo in avanti verso funzionalità, risparmio e rispetto per l’ambiente.

cavi-rotti

Come riparare i cavi elettrici rotti

Per riparare i cavi elettrici rotti serve sapere dove mettere le mani e gli strumenti giusti per risolvere il problema. Per questo secondo punto, si può dare un’occhiata ai prodotti disponibili nel nostro shop. Invece, per capire come fare, basta continuare a leggere.

Da dove cominciare

Prima di tutto, come sempre si fa quando si tratta di lavori all’impianto elettrico, si deve staccare il collegamento alla corrente elettrica. Così, si evita anche che il cavo rotto vada a creare un cortocircuito anche grave.

A questo punto, andrà osservato qual è il problema e, soprattutto, quanto è grave. Infatti, i problemi possono nascere da un filo scoperto, oppure da un elemento danneggiato da sostituire. Infine, si deve vedere se il nucleo e le altre componenti in rame sono danneggiate o se è tutto a posto.

Prima di procedere, sarà necessario contattare un elettricista qualificato, che possa dare una soluzione immediata e in linea con la normativa vigente.

Come si fa

L’esperto dovrà tagliare il filo per riparare i cavi elettrici rotti, poco prima e poco dopo la zona danneggiata. Andranno anche tolti almeno 2 centimetri del rivestimento isolante, per consentire poi la saldatura.

Ora, va scelto un cavo elettrico compatibile, sia per grandezza, sia per il colore dei singoli fili, in modo da non creare confusione. Anche al nuovo cavo andranno tolti due centimetri di rivestimento.

A questo punto, si devono riparare i cavi elettrici rotti andando a intrecciare le parti del vecchio cavo non danneggiate con le estremità di quello nuovo. Dove necessario, si dovranno rimuovere eventuali collegamenti.

Di solito, per questa operazione si utilizzano un paio di tronchesi. Infine, va isolato il tutto, in modo da garantire gli standard di sicurezza. Un esperto dovrebbe mettere come minimo tre livelli di nastro isolante, ma ci sono diverse soluzioni.

Al termine del lavoro, va verificato che tutto sia in ordine. Per farlo, basta aprire di nuovo il collegamento alla corrente.

Le operazioni dipendono anche dall’entità del danno. Se si dovrà sostituire una parte dell’impianto, i costi saranno di più e non basterà tagliare solo una parte del circuito.

Prevenire si può

Riparare i cavi elettrici rotti può essere un’operazione semplice, ma è bene sempre evitare che queste situazioni si verifichino spesso. Per questo, ecco qualche consiglio per prevenire:

  • Non sovraccaricare il sistema accendendo più elettrodomestici contemporaneamente e creando un sistema che, alla lunga, può danneggiare gravemente l’impianto elettrico.
  • Fare dei controlli periodici sulla salute dell’impianto elettrico, per non essere colti di sorpresa se si dovesse fulminare una lampadina o rompersi un cavo.
  • Verificare al momento dell’acquisto la classe energetica della casa. Chi vende non è tenuto a fare controlli, però deve indicare per contratto la classe energetica di riferimento. Vale pure per i contratti di locazione.
isolamento-elettrico

Classi di isolamento elettrico, cosa sono e come si calcolano

Cosa sono le classi di isolamento elettrico e perché sono importanti? Qual è il calcolo da fare per scegliere il trasformatore giusto? Ecco cosa verificare prima di passare dallo shop.

Cosa sono

Le classi di isolamento elettrico sono una divisione voluta dall’IEC per ridurre i rischi collegati a guasti su un impianto. Quindi, per esempio, gli impianti di classe 0 saranno isolati in un modo e si comporteranno in un modo in caso di folgorazione, mentre quelli di classe 2 si comporteranno diversamente. Come funziona.

Gli impianti di classe zero non sono più validi nel nostro Paese, perché ritenuti pericolosi. Infatti, l’isolamento qui è ricondotto solo alla zona principale dell’impianto e non è prevista la messa a terra. Ne consegue che, quando questo isolamento non è più efficace, l’impianto diventa instabile e pericoloso.

Invece, quelli di classe uno sono impianti che hanno più protezioni: isolamento, messa a terra e doppio cavo neutro giallo/verde. Se si rompe, il primo strumento di protezione è la messa a terra, che regge fino a 50 V. Oltre ai 30 mA, l’impianto si spegne da solo perché l’interruttore “scatta”, scollegandosi dalla rete elettrica.

La classe due ha due sistemi di isolamento. Così, la messa a terra non ha ragione di esistere nell’impianto. In più, ci sono dei sistemi isolanti rinforzati nell’impianto. Così, un solo guasto di lieve entità non compromette l’impianto. In caso di guasti gravi su più livelli, l’oggetto semplicemente smette di funzionare. Questo tipo di classe si trova nei piccoli elettrodomestici.

Infine, la classe tre prevede che l’impianto non superi i 60 V, tranquillamente gestibili dal corpo umano in caso di scossa. Così, non sono necessari sistemi di sicurezza particolari. Di solito, questi impianti sono alimentati a batteria e le scosse sono relative.

Come si calcolano

La formula matematica di riferimento per i trasformatori è:

Volt/spira = k per radice quadrata di An.

An è la potenza del trasformatore.

k è la tensione per cortocircuito.

Volt per spira è il potenziale elettrico per spira, cioè attraverso un anello conduttore.

Quindi, per sapere il potenziale elettrico, si moltiplica la tensione per cortocircuito per la radice quadrata della potenza del trasformatore. Quindi, supponendo che An sia 16 e k sia 0,5, il calcolo andrà fatto in questo modo:

Volt/spira = 0,5 x 4 (radice quadrata di 16)= 2.

In questo modo è possibile stabilire se il trasformatore è quello giusto in base alla tensione che deve sostenere. Purtroppo, di solito i calcoli sono più difficili di così.

Per questo, è importante far valutare a un esperto la situazione quando si deve installare un trasformatore, anche se si riconosce la classe di isolamento elettrico relativa. In questo modo, si riesce a ottenere il pezzo giusto per quell’impianto.

Questi calcoli si fanno, per esempio, negli impianti elettrici a basso impatto energetico, oppure quando si vogliono utilizzare le energie alternative.

cavi-colorati

Sigle colori fili elettrici, quali sono

Le sigle dei colori dei fili elettrici sono inconfondibili, ma può capitare di non sapere a cosa corrisponda un determinato colore. Per questo, serve una guida pratica che aiuti a capire come comportarsi in base al colore e alla sigla legata al singolo filo elettrico. Per qualsiasi esigenza elettrica, invece, le componenti si possono trovare nel nostro shop.

Quali sono

I colori dei fili elettrici non sono casuali, ma seguono una normativa ben precisa. In un circuito semplice, si possono trovare solo i colori dei fili. Invece, nei circuiti più complessi, oltre al colore c’è anche un numero, che indica la relativa corrispondenza.

Come mai? Le sigle dei colori dei fili elettrici permettono di capire subito la relativa corrispondenza, ma più fili di colori diversi possono avere la stessa funzione.

Nei circuiti complessi, questo serve a garantire la sicurezza, perché un solo filo non sarebbe in grado di reggere alla tensione.

Quali sono questi colori e le relative sigle?

  • Nero, ha come sigla BK;
  • Marrone, ha come sigla BN;
  • Rosso, il suo codice è RD;
  • Arancio, si definisce con OG;
  • Blu, si trova come BU;
  • Viola, si trova come VT;
  • Grigio, si definisce con GY;
  • Bianco, ha come sigla WH;
  • Rosa, si definisce come PK;
  • Turchese, si trova con TQ;
  • Giallo, si trova con YE;
  • Verde, infine, si definisce con GN.

Come si può notare, le sigle dipendono dal nome inglese dei colori. Naturalmente, non tutti i fili si trovano sempre e, in ogni caso, i colori devono essere ben riconoscibili.

Normativa

La normativa in vigore per queste sigle è la CEI EN 60204-1. Questa legge definisce non solo i colori, ma anche le funzioni associate a ogni colore. In questo modo, si viene incontro anche a Paesi dove non si usa fare la numerazione dei fili, ma solo i colori, anche nei circuiti più complessi.

Corrispondenza colore/funzione

A cosa serve il filo in base al colore?

  • Il filo nero serve nei circuiti di potenza alternata e continua.
  • Il filo marrone serve nei circuiti dove non c’è numerazione e che sono molto semplici. Allo stesso scopo di collegamento servono i fili: viola, bianco, turchese e rosa.
  • Il collegamento rosso serve per il comando della corrente alternata.
  • Per la corrente continua, invece, c’è il filo blu. Se è molto chiaro, si tratta del filo neutro.
  • Il filo arancio serve per i quadri per le tensioni esterne non sezionabili.
  • I fili gialli o verdi, ben riconoscibili tra loro, sono conduttori di protezione.

Sigle legate alla funzione

Oltre alle sigle di colore, i circuiti elettrici si basano anche su sigle di funzione. Ecco quali sono:

  • L + numero indica i conduttori di fase;
  • N + numero indica i conduttori di neutro;
  • N+ numero + altra lettera, oppure U + numero / V+ numero/ W + numero indicano i collegamenti verso l’utenza e a valle del dispositivo.
  • Solo numero. Indica i conduttori dei circuiti ausiliari.

In ogni caso, è bene collaborare con un esperto, che sappia come mettere i cavi in base a funzione e colore.